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lunedì 24 Febbraio 2020

A Livorno dopo sei anni torna la Tosca, l’opera più drammatica di Puccini


(Angela Simini) Livorno, 13 febbraio 2020 – Il melodramma in tre atti con musica di Giacomo Puccini e libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, dal dramma omonimo di Victorien Sardou, è andato in scena la prima volta il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma e da allora non è più uscito dai cartelloni dei teatri più prestigiosi.

A Livorno, dove l’opera è molto amata, manca dal 2014, quindi il titolo suscita grande interesse sia per la modernità e passionalità della musica, sia per il fatto in sé che sotto il profilo storico, si colloca nella Roma papalina dell’anno 1800. Qui il bonapartista Angelotti, evaso dalla prigione di Castel Sant ‘Angelo, si rifugia nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, dove sa di ricevere aiuto dalla sorella, la marchesa Attavanti. Sopraggiunge il pittore Mario Cavaradossi, simpatizzante per i giacobini, col compito di ultimare un quadro della Maddalena e porge il suo aiuto all’Angelotti. Entra in scena anche Floria Tosca, la famosa cantante amante di Cavaradossi e, molto gelosa, si insospettisce del fare di Mario, diverso da solito. La situazione precipita non appena un colpo di cannone rivela che la fuga di Angelotti è stata scoperta. I due amici si allontanano dalla chiesa dove entra lo spietato barone Scarpia, capo della polizia papalina, che trova un oggetto rivelatore, lasciato in fretta dall’Angelotti durante il suo travestimento per fuggire dalla chiesa, e cioè il ventaglio della marchesa Attavanti. Servendosi appunto del ventaglio, riesce a suscitare la gelosia cieca di Tosca e ad averla così nelle sue mani. La fa seguire da un suo sicario, Spoletta, mentre si avvia verso il villino fuori Roma di Mario. E qui proseguono le indagini, la vicenda si complica, Mario viene portato a Palazzo Farnese dove Scarpia lo fa torturare perché riveli il nascondiglio di Angelotti e dove ha convocato anche Tosca perché, sentendo lo strazio di Mario, finalmente ceda. Scena di grande impatto spettacolare e coinvolgente: le urla di Mario arrivano fino al pubblico, che però vede solo il dibattersi di Tosca, che, vinta dalla sofferenza, svela il nascondiglio segreto del povero Angelotti, che, al sopraggiungere degli sbirri, si uccide. Scarpia ora ha da soddisfare la sua libidine, la passione per Tosca, accarezzata da tempo, e il suo proposito di uccidere Mario per allontanare l’amante scomodo. Medita un’altra perfidia: promette a Tosca una falsa esecuzione di Mario e le consegna un salvacondotto perché possano fuggire ambedue da Roma, invece ordina agli sbirri la reale esecuzione del prigioniero. Ma stavolta non ha fatto i conti con l’oste, perché, proprio mentre si avvicina a Tosca, lei tira fuori un coltello e lo uccide. La donna raggiunge Mario sui bastioni di Castel Sant’Angelo e, quando si accorge che la fucilazione è avvenuta con veri proiettili e che il suo amante è morto, disperata e inseguita dalle guardie , che hanno scoperto il delitto, si uccide, gettandosi dai bastioni del Castello. Una vicenda a tinte molto forti e violente, nelle quali trovano posto momenti di gande lirismo e di grande intensità: “Recondite armonie”, il “Te Deum”, “Vissi d’arte”, “E lucean le stelle”, per citare i passi più conosciuti. Ma è l’impianto realistico della vicenda che coinvolge in profondità lo spettatore che può riconoscersi in drammi storici di grande attualità.

L’opera va in scena come nuovo allestimento del Teatro del Giglio di Lucca, coproduzione del Verdi di Pisa, della Fondazione Goldoni di Livorno e del Giglio di Lucca. Il soprano Daria Masiero riveste il ruolo di Tosca, mentre il tenore Enrique Ferrer interpreta Mario Cavaradossi, il baritono Leo An presta voce a Scarpia, Donato di Gioia è il sacrestano, Matteo D’Apolito è Cesare Angelotti. Sul Podio a dirigere l’Orchestra filarmonica pucciniana ed i cantanti troviamo il maestro Marco Guidarini. Regia, costumi e scene sono firmate da Ivan Stefanutti. Il Coro Ars lyrica è diretto dal maestro Marco Bargana, il Coro delle Voci bianche è diretto da Sara Matteucci.

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