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30 Settembre 2020

Agnus Dei, Les Innocentes. Il film denuncia di Anne Fontaine


(Donatella Nesti). Nel mese dedicato alla denuncia della violenza sulle donne esce un film che ricorda come nei conflitti di ogni epoca le donne abbiano sempre subito la violenza del ’branco’ sia che si trattasse dei nemici sia dei cosiddetti liberatori, spesso però questo dramma è stato sottaciuto o non abbastanza evidenziato forse perché ’il ratto delle Sabine’ è considerato il normale comportamento dei vincitori. “Agnus dei” ci riporta al 1945 in Polonia quando le truppe dell’Armata Rossa si resero protagoniste di episodi vergognosi e spesso rimossi. Il tema è particolarmente sentito dalla regista Anne Fontaine la quale tratta spesso tematiche al femminile ed ha un’esperienza personale drammatica avendo adottato un bambino vietnamita nato da uno stupro e quindi la dolorosa vicenda diventa, nelle sue mani, qualcosa di profondo e di universale.
Polonia, 1945. Mathilde, un giovane medico francese della Croce Rossa, è in missione per assistere i sopravvissuti della Seconda Guerra Mondiale. Quando una suora arriva da lei in cerca di aiuto, Mathilde viene portata in un convento, dove alcune sorelle incinte, vittime della barbarie dei soldati sovietici, vengono tenute nascoste. Nell’incapacità di conciliare fede e gravidanza le suore si rivolgono a Mathilde, che diventa la loro unica speranza.
DALLA REALTA’ ALLA FINZIONE: LA STORIA DI MADELEINE PAULIAC
Quando aveva 27 anni, Madeleine Pauliac, medico dello staff di un ospedale di Parigi, si unì al movimento della resistenza, fornendo materiale e supporto ai paracadutisti alleati. In seguito partecipò alla liberazione di Parigi e alle campagne militari di Vosges ed Alsace. All’inizio del 1945, in qualità di ufficiale medico delle Forze Interne Francesi, partì per Mosca sotto la guida del Generale Catroux, l’Ambasciatore francese a Mosca, per dirigere la missione di rimpatrio francese. La situazione in Polonia era drammatica. Varsavia, una città distrutta dopo due mesi d’insurrezioni contro la Germania occupante (tra agosto e ottobre del 1944) era letteralmente rasa al suolo. 20.000 combattenti e 180.000 civili erano morti. Nel corso di questo periodo, l’esercito Russo, presente in Polonia sin dal gennaio del 1944 sotto gli ordini di Stalin, rimase armato e in attesa sull’altra riva del fiume Vistula. Dopo un ulteriore attacco dell’esercito Tedesco e in seguito alla scoperta di tutti gli atti di violenza commessi dai tedeschi, l’Armata Rossa e la sua amministrazione provvisoria assunsero il controllo dei territori liberati. E’ in questo contesto che Madeleine Pauliac fu nominata nell’aprile del 1945 Primario dell’Ospedale francese di Varsavia, che era ridotto in rovine. Madeleine era a capo delle attività di rimpatrio all’interno della Croce Rossa Francese. Condusse la sua missione in tutta la Polonia e in parte dell’Unione Sovietica. Portò a termine oltre 200 missioni con l ’Unità dello Squadrone Blu delle autiste di ambulanza della Croce Rossa, che avevano lo scopo di cercare, curare e rimpatriare i soldati francesi rimasti in Polonia. E’ in queste circostanze che scoprì l’orrore nei reparti di maternità, dove i russi avevano violentato le donne che avevano appena partorito e quelle che erano in travaglio; gli stupri erano all’ordine del giorno, e ci furono addirittura stupri collettivi nei conventi. Lei si occupò di fornire aiuto medico a queste donne. Le aiutò a guarire le loro coscienze e a salvare il loro convento. Madeleine Pauliac morì accidentalmente mentre era in missione vicino a Varsavia nel febbraio del 1946. Agnus Dei racconta un episodio della sua vita: una donna che lotta per salvare altre donne.
“Secondo le note scritte da Madeleine Pauliac, il medico della Croce Rossa che ha ispirato il film, 25 di loro furono violentate nel loro convento – alcune fino a 40 volte di seguito – 20 furono uccise e 5 rimasero incinte – dice la regista – Questo evento storico getta una luce oscura sui soldati sovietici, ma è la realtà; una verità che le autorità si rifiutano di divulgare, nonostante numerosi storici ne siano a conoscenza. I soldati non ritenevano di commettere un atto ignobile, erano autorizzati dai loro superiori, come premio per i loro sforzi. Atti brutali come questo, sfortunatamente, sono ancora largamente praticati ai giorni nostri. Le donne continuano a essere oggetto di simili fatti disumani nei paesi in guerra di tutto il mondo”. Il film ha delle ottime interpreti ( LOU DE LAÂGE, AGATA BUZEK e AGATA KULESZA ) ed una suggestiva ambientazione con paesaggi innevati, spogli interni del monastero e solleva molte questioni etiche e religiose. “Quello che più mi ha colpito – aggiunge la regista – e che ho cercato di trasmettere nel film, è quanto fragile sia la fede. Spesso pensiamo che la fede fortifichi coloro che ne sono pervasi. Ma non è così: come confida Maria a Mathilde nel film, anzi è esattamente l’opposto: “Ventiquattro ore di dubbio per un minuto di speranza”.