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27 Settembre 2020

Arene Estive: i film da non perdere


(Donatella Nesti) Massimo Gramellini è uno dei giornalisti italiani di maggior notorietà grazie anche alle sue acute riflessioni nella trasmissione di Fabio Fazio ‘Che fuori tempo che fa’. Torinese cronista sportivo e tifoso del Torino Gramellini è passato con la Stampa alla politica negli anni 90 di Tangentopoli e della Bosnia. Vicedirettore della testata, titolare di una fortunata rubrica in prima pagina, infine romanziere con “Fai bei sogni” (Longanesi) diventato un best seller nel 2012. È la confessione autobiografica del dolore per la perdita della mamma a soli nove anni e di quanto questo dolore abbia pesato sulla sua vita. Nel film omonimo di Marco Bellocchio il protagonista da bambino era felice con la sua adorata mamma che lo faceva giocare e ballare ma la mattina del 31 dicembre 1969 vede il padre nel corridoio sorretto da due uomini e scopre che sua madre è morta misteriosamente, o forse di misterioso e ipocrita c’è solo il silenzio che circonda da sempre quella morte improvvisa e mai spiegata. Così il bambino cresce nel rancore e nel sospetto, diventa grande, diviene giornalista, viaggia, vede il mondo, ma non elabora mai fino in fondo il lutto irrisolto. Al ritorno dalla Bosnia, una piccola scatola di cerini gli ricorda la mamma e viene colto da un attacco di panico ed ora non c’è più Belfagor che da piccolo lo aiutava nei momenti difficili. Per fortuna incontra Elisa una giovane dottoressa del pronto soccorso che lo aiuterà ad affrontare la verità sulla sua infanzia e a fare luce sul suo passato. Bellocchio ha anticipato l’ondata ribellistica del’68 con il suo “I pugni in tasca” del 1965 dove un figlio uccideva la madre, in questo film invece il regista sembra confessare l’importanza della figura materna e la devastazione che ne consegue quando lei lascia il figlio. Il film è lungo e talora perde il ritmo ma lo stile Bellocchio è ben riconoscibile in alcune scene come il ballo frenetico del protagonista(Valerio Mastandrea) e le brevi ma intense apparizioni di Piera degli Esposti e Roberto Herlitzka. Nel cast Barbara Ronchi, Valerio Mastandrea, Bérénice Béjo,Guido Caprino,Nicolò Cabras,Dario dal Pero.
“L’altro volto della speranza”, premiato al festival di Berlino, del grande regista finlandese Kaurismaki. La Finlandia di Kaurismaki è un paese freddo fatto di solitudini consolidate, inquinato da gruppi di skinheads, ma anche capace di generosità e di relazioni solidali tra emarginati. Un paese dove l’accoglienza dei migranti che provengono da scenari di guerra coniuga una apparente efficienza con una burocrazia ottusa ed un paese dove si beve molto per combattere la solitudine. Ad Helsinki approda casualmente Khaled, in fuga da Aleppo, dove la guerra gli ha distrutto la casa e l’intera famiglia, a eccezione di una sorella dispersa in qualche campo profughi. Chiede asilo, viene registrato e inviato in un centro di accoglienza funzionale e asettico dove conosce Mazdak, profugo dall’Iraq. Khaled, davanti a una funzionaria dell’immigrazione, ricostruisce la sua odissea, comune a quella di tanti altri profughi: la famiglia sterminata dai bombardamenti, la fuga verso la Turchia, la traversata (pagata 3.000 dollari) clandestina verso la Grecia, la risalita verso i Balcani, la detenzione in Ungheria, il suo girovagare per mezz’ Europa alla ricerca di sua sorella, l’aggressione subita a Danzica da un gruppo di skinheads, la sua fuga su un mercantile diretto in Finlandia. Nel suo girovagare s’imbatte in Wilkstrom, un ex commesso viaggiatore che ha comprato un ristorante dopo una consistente vincita a poker. Nel ristorante, Khaled troverà un lavoro e un riparo alle intemperie della vita, oltre a una identità fittizia e alla sorella finalmente ritrovata.
Protagonismo femminile in molte delle pellicole in programma. Isabelle Huppert considerate la miglior attrice europea e vincitrice di numerosi premi, interpreta donne diverse in due film. “Elle” di Paul Verhoeven tratto dal romanzo “Oh…” di Philippe Djian e “Le cose che verranno” (L’AVENIR). Paul Verhoeven con Elle , ha avuto il coraggio di sfidare una grande attrice ad esplorare il cuore di tenebra della sessualità femminile. “Le cose che verranno” (L’AVENIR) è un film della giovane regista Mia Hansen-Love. Nathalie(Isabelle Huppert) insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, ha convertito l’ idealismo giovanile “nell’ ambizione, più modesta, di insegnare ai giovani a pensare con le proprie teste” e non esita a proporre ai suoi studenti testi filosofici che stimolino il confronto e la discussione. Sposata, due figli e una madre fragile che ha bisogno di continue attenzioni, Nathalie divide le sue giornate tra la famiglia e la sua dedizione al pensiero filosofico, in un contesto di apparente e rassicurante serenità. Ma un giorno, improvvisamente, il suo mondo viene completamente stravolto…
Jasmine Trinca è la protagonista, premiata a Cannes, di “Fortunata” il film di Sergio Castellitto e da non perdere “LIBERE DISOBBEDIENTI INNAMORATE -In Between” della palestinese Maysaloun Hamoud.
Nata a Budapest, ma cresciuta in un villaggio a nord di Israele, Maysaloun Hamud si è laureata alla Minshar Film School e ha poi vissuto a Jaffa. «Libere, disobbedienti e innamorate – spiega – è il ritratto di tre giovani donne arabe che vivono e amano a Tel Aviv. Ho cercato di raccontare il complicato dualismo della loro quotidianità, stretto fra la tradizione da cui provengono e la sregolatezza della metropoli in cui abitano, e il prezzo che devono pagare per una condizione che normalmente può apparire scontata: la libertà di lavorare, fare festa, scopare, scegliere. Laila, Salma e Nour scelgono, appunto, di non voltarsi a guardare indietro, anche se il loro viaggio dolceamaro verso il futuro è lontano da qualunque certezza. La mia generazione non può convivere ancora a lungo con i codici obsoleti della società patriarcale e dello sciovinismo: è tempo di mettere le carte in tavola. Se continuiamo a nascondere le nostre paure sotto il tappeto, finiremo per inciamparci sopra e sarà troppo tardi». donatellanesti@libero.it