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21 Ottobre 2020

Astensione dal voto e legge sui partiti: i giovani e la politica


(Lamberto Frontera) Livorno, 1 febbraio. In Italia l’astensionismo elettorale cresce da tempo ed ha raggiunto un livello insospettabilmente alto, rapportato all’alto tasso di partecipazione politica che ha contraddistinto la storia della politica repubblicana. E’un fenomeno diffuso, seppur in modo diversificato, in tutto il territorio nazionale ed attraversa aree politiche e sociali. Sulle sue cause non mancano le analisi, che rimandano prevalentemente ad una accresciuta sfiducia nelle forze politiche in campo, nella loro coerenza ed affidabilità; sfiducia rivolta anche, più in generale, alle istituzioni e alla vita pubblica, a causa dell’inefficienza dei servizi, della diffusa corruzione e del clientelismo. La disillusione aumenta inoltre verso la possibilità della politica di governare efficacemente l’economia, fortemente condizionata dalle dinamiche della globalizzazione. I giovani, oggi, a causa della trascuratezza di politiche efficaci in loro favore, percepiscono maggiormente questi sentimenti di perdita di credibilità.
Ma l’astensionismo, come fenomeno sociale e politico, non è solo italiano e sarebbe sbagliato analizzarlo al di fuori di un approccio comparativo, rivolto almeno a tutto l’Occidente. Ovunque si registrano analoghe tendenze: dall’altra sponda dell’Atlantico, in cui è strutturale e giudicato stabilizzante per la democrazia stessa (non sopraffatta da un eccesso di domande), al resto d’Europa, in cui dilaga ed aumenta ovunque. Inoltre, negli ultimi decenni, vecchi e nuovi media hanno acquisito una maggiore indipendenza ed una efficace e meritoria capacità di denuncia dei fenomeni di corruzione che inquinano la politica, mobilitando fortemente l’opinione pubblica; ma a questa utile pressione si è affiancata una crescente tendenza allo scandalismo di tipo qualunquista, con l’effetto di accrescere e consolidare una diffusa concezione antipolitica in vasti strati della società.
Contribuisce inoltre all’astensionismo elettorale, non va trascurato, anche un atteggiamento di “scelta razionale”. Lungi dal rappresentare sempre e soltanto un mero disinteresse verso la cosa pubblica, questo atteggiamento racconta di una decisione sempre più consapevole, per quanto magari sofferta e amara, di milioni di elettori: quella di “scegliere di non scegliere”. Venuti meno gli obblighi di votare “turandosi il naso”, come disse Indro Montanelli, o di supportare incessantemente la propria ideologia ed il Partito, oggi molti elettori, più disillusi ed informati, non adottano più con la stessa portata opzioni irrazionali, di appartenenza o identitaria, talvolta prossime al fanatismo. E di fronte ad un ventaglio di scelte insoddisfacenti, preferiscono non partecipare allo scontro elettorale. Da non deprecare e demonizzare, quindi, l’astensione può e deve essere un’arma di protesta contro una rappresentanza mediocre, e non un fenomeno da reprimere.
Riguardo al dibattito sulla esigenza di una legge sui partiti politici, in attuazione dell’art 49 della Costituzione, per quanto indubbiamente necessaria ed utile per regolare aspetti quali il finanziamento pubblico, la democrazia interna e una maggiore trasparenza, difficilmente essa potrà influenzare le tendenze che alimentano l’astensionismo elettorale. A prova di ciò basta osservare che anche dove una legge sui partiti esiste e funziona, come in Germania, l’astensione cresce e la politica dei partiti risulta essere comunque in difficoltà. lambertofrontera@gmail.com

(Ruggero Morelli) Livorno, 1 febbraio. E’opportuno segnalare che in simultanea con la nota di Lamberto Frontera, a Radiotre Rai in una trasmissione si è parlato delle astensioni dopo una ricerca dell’istituto Toniolo, che sottolinea un netto disinteresse dei giovani per le elezioni del prossimo 4 marzo.
Ne hanno parlato Andrea Bonanomi, ricercatore per il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo , ricercatore di statistica sociale, Università Cattolica di Milano, Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta, Giammarco Manfreda, coordinatore nazionale della Rete degli studenti medi e Matteo Bracciali. La sintesi sulla quale hanno convenuto è che la politica non parla dei giovani e soprattutto che la politica non fa parlare i giovani. ruggeromorelli@gmail.com