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29 Settembre 2020

Cassola, cento anni dalla nascita a Volterra, Livorno e Cecina


(Massimo Masiero) Livorno, 16 marzo – Carlo Cassola, autore del bestseller “La Ragazza di Bube”, Premio Strega nel 1960, un milione duecentomila copie, fama internazionale, portato nel 1963 nel gran schermo da Luigi Comencini con Claudia Cardinale nella parte di Mara, domani, venerdì 17 marzo 2017, nel centenario della sua nascita a Roma, a trenta anni dalla morte, avvenuta il 29 febbraio 1987, a Montecarlo di Lucca, sarà ricordato a Volterra, città alla quale era affezionato per i suoi legami “viscerali”, i ricordi, i racconti e i paesaggi , per avervi abitato, trascorso tanto tempo e essersi ispirato per tanti dei suoi oltre trenta romanzi e saggi. E’ l’inizio di una serie di celebrazioni e del piano di lavoro, che un comitato nazionale sta predisponendo su iniziativa del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo. “E ‘il frutto di una collaborazione territoriale che ha dato vita ad una rete culturale promotrice di altre iniziative dedicate a Cassola – ha dichiarato l’assessore alla cultura del Comune di Volterra Alessia Dei – perché l’appuntamento di Volterra è l’inizio di un programma nutrito che avrà come scenario gli spazi dei Comuni aderenti”. A settembre 2017 si terrà la giornata di studio “Carlo Cassola ieri e oggi”, a Montecarlo di Lucca, con la proiezione di filmati e materiali delle Teche Rai e la presentazione di “Cassola: una storia da Oscar”, con Ernesto Ferrero e Elisabetta Risari, editor della collana, sulla ripresa delle opere dello scrittore, a partire dal 2011, nella collana degli Oscar.
Intanto si inizia domani con una intera giornata a lui dedicata: “I luoghi, il paesaggio e il sentimento dell’infinito in Carlo Cassola”, che i professori Renato Bacci e Daniele Luti , renderanno più attuali raccontando lo scrittore attraverso gli scritti, la vita e gli aspetti contemporanei del suo lavoro. L’evento è promosso dall’Amministrazione Comunale di Volterra in collaborazione con i Comuni di Castagneto Carducci, Cecina e Colle Val d’Elsa, Regione Toscana, Fondazione e Cassa di Risparmio di Volterra, partner il portale toscana libri.it. Alle 10 al Teatro Persio Flacco, sarà resa pubblica una lettera inedita scritta nel 1984 da Cassola ai suoi compagni dell’Anpi di Volterra sul rapporto con la Resistenza, con il suo percorso culturale e la Città. Alle 14,30 da Piazza dei Priori è prevista una visita della Volterra cassoliana con le parole tratte dai romanzi dello scrittore. Anche Montecarlo di Lucca, nel cui territorio comunale Carlo Cassola abitava e dove morì, lo commemorerà alle 9 alla tomba e successivamente con letture alla biblioteca comunale. Con queste testimonianze sarà ricordato uno dei maggiori scrittori del Novecento italiano, che nei tempestosi anni sessanta fu considerato sbrigativamente un “minimalista” e un malinconico esponente di una letteratura legata all’evasione e non l’“interprete della storia del suo tempo”, con opere che avevano avuto un successo letterario, autore che rischiava di far ombra a scrittori dell’epoca più legati ai circoli politico-letterari, vicini a grandi editori, che facevano combriccola per poter accaparrarsi i ricchi e prestigiosi premi letterari di allora, ben finanziati dai mecenati di quei tempi. Cassola invece ha sempre preferito rimanere in disparte, anche isolato piuttosto che essere coinvolto nelle frequentazione degli eccentrici cenacoli mondani. La sua narrativa appare dominata dal motivo della solitudine dell’individuo e della pena di vivere: motivo che appare nei racconti lunghi o romanzi. Hanno scritto di lui.
Carlo Cassola era stato insegnante liceale a Grosseto, dove ha trascorso alcuni anni, poi ha scelto di vivere in una casa con orto e giardino, a Marina di Castagneto a duecento metri dalla spiaggia, “naturalmente affollata di bagnanti d’estate, ma tranquilla e invitante ancor più allo scrivere, d’inverno”, raccontava. “Isolato? Non mi sento isolato. Si può essere isolati anche in grandi città come Roma e Milano. Anche qui a Marina di Castagneto non è necessario l’isolamento fisico – rispondeva – La televisione mi informa su quello che accade nel mondo circostante”. Gli era accanto la fidanzata Pola Natali, che dopo divenne la terza moglie.
Cassola amava stare anche con i giovani. Si recava volentieri a parlare con loro. Gli incontri con l’autore erano un piacevole impegno a cui si sottoponeva. Gli anni settanta erano al termine e Livorno era una delle città in cui lo si incontrava spesso. Nelle scuole medie per parlare della Maremma, delle campagne cecinesi, che erano diventate la sua patria spirituale e poetica, e nel periodo politico degli ultimi anni contro il nucleare e il pericolo atomico alla Casa della Cultura. Parlare con lui, all’apice della notorietà, era una continua riscoperta per la sua semplicità genuina. Incontrando gli studenti di una scuola media cittadina si divertì a spiegare come scriveva i suoi libri. “Mi alzo la mattina presto e dopo colazione mi metto alla macchina da scrivere –raccontava – e scrivo una ventina di cartelle. Ogni giorno. Quasi come un lavoro, anche d’estate”. E come amava la campagna, il paesaggio e quel tratto della ferrovia, che collegava Cecina a Volterra, che descrisse nelle impressioni di Dino, il giovane passeggero protagonista di “Ferrovia locale”. Le conferenze alla Casa della Cultura erano sempre affollate. Era il periodo in cui affrontò il tema antinucleare, che si concretizzò in saggi e incontri in giro per l’Italia. Ascoltava molto la gente, da cui traeva ispirazione e diceva, preoccupato: “La popolazione ha paura che il mondo finisca, che vi sia una minaccia atomica, che distrugga il mondo. La minaccia atomica è l’evento più spaventoso che si può verificare”. Domani sarà ricordato anche al liceo Tasso di Roma, dove ha studiato.
La sua fu anche, come sottolinea Luti, la ricerca della purezza, il sentimento esistenziale e la memoria.