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28 Settembre 2020

Cecilia Laschi, ha creato il polpo robot. E’ anche con lui il futuro della scienza


(Ruggero Morelli) Livorno – 8 maggio.La conferenza della professoressa Cecilia Laschi 8nella foto con il suo polpo robot) su invito degli Amici del Museo di Storia del Mediterraneo e della Università della terza età – ci ha portato pian piano a modificare la nostra idea di ‘’robot’’. Infatti dall’immagine del cinema di fantascienza che lo ha presentato con le sembianze di un uomo fatto di lamine in ferro e fili vari – e che così non è mai stato realizzato – alle vere forme molto varie morbide e molto piccole.
I centri di ricerca di tutto il mondo, che oggi sono moltissimi, hanno sperimentato piccoli robot capaci di muoversi in acqua, nel nostro corpo, nei terreni pericolosi ed accidentati, di abbassarsi di fronte ad un ostacolo, di restringersi o allargarsi a secondo delle necessità.
Questi sono stati oggetto di una ‘gara’ che ha impegnato per una settimana nell’aprile 2016 ben 140 ricercatori, qui a Livorno. Un modo diverso di far conoscere la soft robotica.
Alla Scoglio della Regina ed a Pontedera sono ubicati i laboratori di soft robotica che sono all’avanguardia nel mondo, e che per i risultati conseguiti sono in felice competizione anche il centro della Harvard University.
Dopo l’ampia spiegazione delle fasi della ricerca partita dalla osservazione della natura di alcuni animali e del nostro cervello, Cecilia Laschi ci ha parlato dei riflessi nel mondo dell’industria.
In breve ha risposto alla domanda che molti hanno fatto da sempre: a che serve aver imitato la natura del polpo-octopus?
E’ servito a creare apparecchiature per migliorare la qualità della vita, gli interventi sanitari, limitare la fatica in operazioni di lavoro, migliorare la sicurezza negli ambienti industriali e nelle automobili che sono diventate una parte enorme nella vita quotidiana dei più.
Ha poi anche affrontato il tema delicato della eliminazione di posti di lavoro, la sostituzione dell’uomo con i robot ricordando che tutte le innovazioni hanno causato una sostituzione degli uomini ma che sempre si sono trovate forme per nuove professioni e lavori adeguati alla cura e guida dei robot stessi e delle loro implicazioni.
Due parole sono ricorse spesso durante la conferenza: sogno ed emozione.
Il sogno di riuscire a creare i nuovi robot con facoltà del tutto inimmaginabili e la emozione di vederli realizzati. Ma anche di ricevere richieste da altri centri e da industrie, di conoscere i risultati di quanto scoperto dal nostro centro di Livorno per usarle ed applicarle alle loro iniziative . Ha parlato anche di parallele ricerche di un’altra scienziata livornese, Barbara Mazzolai , effettuate sulle radici delle piante all’istituto IIT di Genova, con risultati sorprendenti ed oggi accettati nei più importanti centri di ricerca sulla robotica.
Appuntamento al 9 giugno con la inaugurazione annunciata dal Comune del nuovo palazzo alla Scoglio della Regina.
Nei giorni scorsi 140 iscritti provenienti dalle università e dai centri di ricerca di tutto il mondo – Tufts, Delft, Lille, Firenze, Seoul, Bristol, Coimbra, Cambridge, Trento, Max Planck – hanno partecipato alla settimana dedicata alla Soft-robotics, qui a Livorno, dal 25 al 30 aprile 2016.
Cardine dell’operazione il centro di biorobotica situato nella nuova costruzione allo Scoglio della Regina, che è uno dei vari laboratori creati dalla Scuola Sant’Anna, diretto dalla professoressa Cecilia Laschi.
“L’Italia è uno dei paesi leader nel mondo nel settore della robotica. Ma si può e si deve fare di più“. Parla così Cecilia Laschi, in un’intervista al Corriere dell’Università. Nel dicembre scorso la professoressa Laschi è stata inserita nella speciale classifica delle 25 scienziate geniali al mondo che “hanno dato un contributo decisivo alla robotica”, stilata da RoboHub, la maggiore comunità scientifica internazionale degli esperti di robotica. All’organizzazione del prestigioso evento ha collaborato la prof. Barbara Mazzolai, dell’Iit di Genova, anch’essa nata a Livorno, che in una delle tante interviste ha detto:’’E’ una scommessa vitale, perché senza ricadute pratiche non arrivano i finanziamenti.’’
Nelle sale dell’Hotel Palazzo e dei Pancaldi si sono tenuti seminari, lezioni, tavole rotonde per approfondire lo stato attuale della robotica, in particolare quella soft, e le prospettive della ricerca e dell’applicazione nel mondo della salute, delle infrastrutture, della logistica e quindi in generale del mondo del lavoro.
I giovani ricercatori, parlando tutti un ottimo inglese hanno partecipato attivamente alle discussioni ponendo domande e riferendo di esperimenti in corso. Con quella libertà che dimostrava la loro notevole preparazione. E’ stato un vero piacere sentirli parlare e vederli in abiti decisamente non formali, e molto simili nonostante le provenienze più diverse. Le targhette appese alle magliette con i nomi di alcune università che invero erano poco conosciute.
Il professor Paolo Dario ha diretto la tavola rotonda centrale con la sua comprovata esperienza maturata in varie parti del mondo dove sono state sottoscritte collaborazioni con le università per ricerche nel settore della robotica (Usa,Svizzera, Cina, Giappone ecc.). La discussione sullo stato della robotica soft e sulle prospettive si è incentrata su quattro filoni: Strength – Weaknes – Opportunities and Threats. Per due giorni le squadre dei ricercatori hanno presentato i loro lavori ed hanno dimostrato le caratteristiche dei robot della locomotion e quelli della manipulation.
Lo scopo che guida la ricerca è quello di creare strumenti a beneficio della salute e delle cure, come di alleggerire la fatica e migliorare la sicurezza nel mondo del lavoro.
Soft- robot realizzati con materiali morbidi che migliorano la flessibilità e consentono di penetrare nel nostro corpo senza provocare danni. Oppure consentono di allargare o restringere o piegare parti della loro struttura per passare attraverso luoghi stretti. Oppure infine di spostarsi e prendere cose con la massima delicatezza, evitando ogni ostacolo che si presenta. Molto di questo risultato deriva da una intuizione che qualche anno fa è maturata proprio qui a Livorno quando si è studiato il polpo-octopus e la grande flessibilità delle sue gambe, come lo studio del modo di camminare del bruco che può adattarsi a molti terreni.
Riccardo Oldani, giornalista esperto di divulgazione scientifica – http://nova.ilsole24ore.com/profilo/1050/ – ha dedicato una intera pagina di Nova ai robots, ai cobots ed alla soft-robotica, il 15 maggio 2016. Descrivendo la settimana di Livorno l’ha intitolata ‘’La morbida rivoluzione nata in Italia’’. In Italia siamo stati i primi a sviluppare robot morbidi come Poseidrone, il polpo della Scuola Sat’Anna, o il Plantoide dell’Iit di Genova. Ora è importante non perdere il vantaggio tecnologico acquisito e riconosciuto in tutto il mondo. ruggeromorelli@libero.it