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17 Gennaio 2021

Chiuse le indagini per l’alluvione, Nogarin e Pucciarelli accusati di omicidio colposo


Livorno, 13 dicembre 2018 – Omicidio colposo plurimo. Questa è l’ipotesi di reato a carico del sindaco di Livorno Filippo Nogarin e del capo della Protezione civile comunale Riccardo Pucciarelli. Ad annunciarlo, tramite il suo profilo Facebook, è stato lo stesso sindaco Nogarin, che fa sapere: “La Procura di Livorno mi ha comunicato di aver concluso le indagini in seguito all’alluvione del 2017”. E commenta: “Risponderò puntualmente a tutte le contestazioni che mi vengono mosse e lo farò attraverso una relazione scritta che porterò all’attenzione del giudice, non appena il mio legale avrà avuto accesso a tutta la documentazione a supporto dell’impianto accusatorio dei pm. Ho piena fiducia nel sistema giudiziario italiano e sono certo di riuscire a dimostrare di aver agito nel pieno rispetto delle procedure, create per mettere in sicurezza la città ed i livornesi”.

Tra le accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Livorno a Nogarin vi è anche quella di avere smantellato la Protezione civile comunale, allontanando il precedente responsabile, Leonardo Gonnelli, considerato di provata esperienza, per sostituirlo con il comandante della Polizia municipale, Riccardo Pucciarelli, secondo la Procura privo di competenze. Nogarin, in ogni caso, viene soprattutto accusato di non aver attivato l’applicazione fornita dalla Regione Toscana per l’allarme telefonico alla popolazione nonché per l’atteggiamento tenuto la notte dell’alluvione quando il sindaco, secondo l’accusa, rimase a casa senza contattare gli uffici della Protezione civile, cosa che fece l’indomani, nonostante fosse stato avvertito dell’allarme e dei primi allagamenti.
Il responsabile della Protezione civile Pucciarelli, anche lui avvisato di quanto andava delineandosi, secondo quanto emerso dalle indagini, si recò addirittura fuori città senza preoccuparsi di contattare la Protezione civile fino al giorno successivo.

Le indagini sulla tragedia del settembre 2017 sono svolte da un pool di magistrati inquirenti. Ad indagare sulle cause dell’esondazione del rio Maggiore e la morte della famiglia Ramacciotti, rimasta intrappolata al piano terra della villa di via Rodocanacchi, è il pubblico ministero Antonella Tenerani. Il collega Giuseppe Rizzo si occupa della zona tra il rio Ardenza e il rio Popogna e quindi delle altre quattro vittime, visto che il decesso di Matteo Nigiotti (il ragazzo che perse la vita sull’Emilia per un fuoristrada provocato dalla fortissima pioggia, ndr) fa parte di un ulteriore fascicolo. Ai due pubblici ministeri nominati all’indomani dell’alluvione, nel corso delle indagini, si è aggiunta anche la pubblico ministero Sabrina Carmazzi.

Adesso i soggetti indagati, tramite i propri avocati, potranno presentare alla medesima Procura le difese e quindi una lettura diversa delle contestazioni. Alla Procura della Repubblica, in seguito, spetterà di decidere, sul rinvio a giudizio o meno degli stessi.