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martedì 16 ottobre 2018

Conferenza sul talento sportivo all’Unitrelivorno


Livorno, 14 maggio. Nel periodo prepuburale e puberale, cioè fra i 10 ed i 14 anni, molti ragazzi si affacciano ad una attività sportiva. Ed è proprio in questa fase che occorre molta attenzione sia da parte dei genitori che degli allenatori, come ci ha raccontato il dottor Mario Rasetti, specialista in medicina dello sport, nella conferenza tenuta per la Unitre Livorno.
Il loro fisico si sta formando sia dal punto di vista antropometrico che metabolico e neurovegetativo; occorre,pertanto, conoscere alcune regole che la scienza ci consegna: l’aspetto tecnico-tattico deve essere visto e coltivato come un gioco (è, infatti, nel gioco che a quell’età si attiva il meccanismo della competizione e dell’apprendimento del gesto atletico), le sessioni non devono essere intense ed occorre prevedere sempre la fase di ristoro post-attività.
Particolare cura nell’aspetto psicologico dello sviluppo dell’appartenenza al gruppo ed al valore dell’autostima; inoltre è necessario dedicare adeguato tempo alla coordinazione motoria e del singolo gesto atletico.
A quell’età si debbono richiedere prestazioni molto diverse da quelle dei 16-20 anni, quando già si è formata una matura consapevolezza dello sport e della gara che ci spinge ad un impegno massimale del nostro corpo.
Il talento naturale, frutto del patrimonio genetico, si esprime con l’applicazione costante: cito un aforisma, accreditato ad Heminguay: “Il successo è per 1% inspiration e per il 99% perspiration”.
Secondo ipotesi psicologiche il tempo stimato ai fini dell’ottenimento di un’ottima capacità è in 10.000 ore di costante applicazione.
Inoltre, occorre tener presente che ciò che appare come un talento potrebbe essere semplicemente un bambino fisicamente più maturo rispetto ai coetanei.
Nelle immagini che scorrevano sul monitor si leggevano le semplici, ma indispensabili, indicazioni per far sì che l’esperienza si traduca in una crescita ed in amore per lo sport anziché, come può accadere, in un rifiuto da saturazione.
Il bambino non è ancora un atleta : purtroppo sia le propensioni dei genitori che le ambizioni degli allenatori, talvolta, lo dimenticano e possono creare danni, oltre a rischiare di perdere per strada qualche talento naturale. (r.m.)

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