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18 Settembre 2020

Congresso Pd, la parola agli iscritti, Elis Bufalini


(Ruggero Morelli) Livorno, 25 marzo – Il Pd ha avviato nei circoli la fase per decidere le candidature al congresso nazionale di fine aprile ed alle primarie. La discussione è avviata sulle mozioni dei candidati Emiliano,Orlando e Renzi.
Abbiamo chiesto ad alcuni iscritti quale futuro vedono per la organizzazione del Pd e quali riforme e linee di politica economica nazionale vorrebbero veder attuate; scelte che poi hanno riflessi su quella locale.
Ne parliamo con Elis Bufalini che è stato fino a poco tempo fa un dirigente del partito.
Domanda – Le decisioni sulle Autorità Portuali in Toscana – la prima con Livorno/Piombino mentre Carrara va con La Spezia, e la A.P.R con Viareggio, RioMarina e Santo Stefano , che giorni fa ha ricevuto l’incarico anche per le Porte Vinciane – sono oggetto di molte critiche al ministro Del Rio ed anche al Presidente Rossi. Che ne pensi?
Risposta – La risposta sta nel comprendere se questa riorganizzazione delle Autorità Portuali è funzionale ad un progetto il cui scopo è realizzare un sistema efficiente della logistica in Toscana o frutto di equilibri di campanile.
Il tipo di suddivisione fa propendere per la seconda ipotesi e ciò rende le critiche legittime. Date le mie esperienze politiche certamente non demonizzo le mediazioni ma l’attuale riforma sembrava esser mossa proprio dalla necessità di dare una regia che fosse in grado di fare scelte senza essere influenzati dai localismi, cosa che non pare sia oggi stata raggiunta con questa nuova impostazione.
Sulle Porte vinciane mi pare di ricordare una promessa fatta dal Presidente Rossi che si impegnava a far passare la loro gestione dalla Navicelli spa all’Autorità Portuale di Livorno. La promessa viene evidentemente disattesa e perciò il giudizio non può che esser negativo.
D – Sul futuro del progetto per la Darsena Europa e l’iter amministrativo ci sono lentezze con rinvii e si ripetono domande di operatori scettici come: a) l’accesso al porto è limitato dai fondali esterni. B) i collegamenti viari e ferroviari per far uscire la merce verso est e nord sono insufficienti. A tuo parere il progetto è carente?
R – Credo che l’Autorità Portuale guidata dal Presidente Gallanti coadiuvato dal segretario generale Provinciali abbia svolto un ottimo lavoro facendo fare uno scatto in avanti al porto di Livorno e alla sua credibilità esterna. Considero lo stesso piano regolatore portuale un passaggio di notevole importanza per il futuro delle nostre banchine. Il progetto per la Darsena Europa è il secondo progetto per mole di investimenti dal dopoguerra ad oggi nella portualità italiana, dietro solo a quello realizzato a Gioia Tauro e sta suscitando un grande interesse da parte di operatori e investitori. Ma questo potrebbe non esser sufficiente se la città non mostra di essere all’altezza delle ambizioni di questo progetto. Da molti anni la città di Livorno è debole a livello nazionale. Ci mostriamo spesso come una città divisa e più interessata a gestire beghe interne che esser parte di un progetto di sviluppo del paese nel quale avere un ruolo da protagonisti; per questa nostra debolezza altri territori riescono a mostrarsi più convincenti e determinati. Temi come quelli che riguardano i fondali esterni e i collegamenti necessitano di grandi investimenti per essere realizzati e per poterli ottenere a volte sono necessarie prove di forza che solo una comunità unita negli obbiettivi può sperare di ottenere.
D – La Darsena Medicea dovrebbe ospitare il nuovo porto turistico, ma i lavori non iniziano. Ci sono problemi legati a Benetti, bacini, e progetto Bellana?
R – Da due anni sono fuori dalla politica attiva e quindi non saprei dire nel dettaglio quali sono i motivi tecnici o politici dei ritardi. L’impressione comunque è che dopo decenni di parole sul porto turistico in città ci sia disillusione e che manchi quella spinta e convinzione necessaria per portare a termine il progetto.
D – In più occasioni ho sentito parlare dello Scolmatore come via da rendere navigabile con aree per l’industria lungo le sue sponde.
R – È un idea suggestiva ma non so quanto praticabile. A parte alcuni problemi pratici di non facile soluzione come il ponte ferroviario che passa sopra lo scolmatore e il fondale a mio parere troppo basso per esser navigabile da mezzi carichi di merci ,mi domando visto la mole di investimenti necessari se non sia al momento più utile concentrarci su altre opere basilari invece di disperdere le energie in molti progetti senza poi portarne a compimento alcuno.
D – C’è ancora la prospettiva di unificare le federazioni dei comuni della costa di cui si parlò un anno fa?
R – Non credo, per anni ho lavorato a questo progetto poi ho capito che oltre a Piombino questa ipotesi non era gradito da nessuno in toscana. Un’unica realtà della provincia di Livorno avrebbe una rilevanza politica a livello regionale non gradita dalle altre federazioni. Fa comodo mantenere il nostro territorio politicamente debole e in secondo piano rispetto a Pisa, Siena e Firenze.
D – Per il il congresso nazionale del Pd circolano le mozioni dei tre candidati. Come valuti il doppio ruolo di segretario e primo ministro? Ci sarà un’alleanza con il campo di Pisapia?
R – È chiaro che nella politica moderna il candidato premier è sempre il leader del partito, ma credo sia utile scindere i due ruoli lasciando al segretario i problemi interni e permettendo a chi si candida a guidare il paese di interessarsi solo dei grandi temi legati al futuro dell’Italia. Un’ alleanza con Pisapia mi pare plausibile. Da sindaco di Milano si è mostrato uomo di qualità, non ideologico e col quale è possibile dialogare per realizzare progetti e fare scelte.
D – Quale futuro vedi per Enrico Rossi? Ti convince la proposta della prof. Carrozza di lavorare per riunire DP e Pd?
R – Il futuro di Rossi onestamente mi interessa poco. Non saprei rispondere ma la prima impressione è che non mi pare destinato ad avere un ruolo rilevante nella politica italiana. Sicuramente unire le forze progressiste è sempre cosa auspicabile, vedremo se vi saranno le condizioni per poterlo fare. Visto come è maturata la scissione però mi pare cosa difficile.
D – Dopo il referendum del 4 dicembre è stato giusto eliminare i voucher per togliere dall’orizzonte un altro referendum a causa degli impegni molteplici del governo?
R – Lo ritengo un grave errore aver fatto una scelta che riguarda imprese e lavoratori sulla spinta della paura del referendum. Potevano esser fatti cambiamenti ma dovevano esser frutto di una riflessione più approfondita e basata sui dati e non per evitare un problema politico. Penso che non abbia giovato all’immagine del governo

D – Tra poco si comincerà a parlare delle elezioni comunali anche a Livorno. Ci sono criteri nuovi per selezionare un gruppo dirigente all’altezza dei compiti che ci aspettano?
R – Purtroppo da molti anni non vedo criteri di selezione se non quello di appartenenza alle correnti. E non mi pare ci siano significativi cambiamenti in positivo; anzi l’impoverirsi della qualità generale del personale politico ha reso le logiche di appartenenza anche più dirimenti che nel passato e ciò a evidente discapito della qualità. Credo che a questo tema Renzi dovrebbe prestare una certa attenzione nel congresso che sta per iniziare.
D – La nostra area Livorno-Pisa-Pontedera con l’Università, Cnr e Sant’Anna è all’avanguardia nella ricerca e innovazione. La politica è attenta a questa opportunità e la favorisce?
R – Direi di si. Malgrado i limiti della politica odierna si comprende la rilevanza di avere punti di eccellenza sulla ricerca e sull’innovazione in grado di mantenere la nostra regione all’altezza delle realtà più avanzate.
Chiaro poi bisognerebbe chiedere a chi opera in in questi ambiti se questa attenzione è sufficiente e portata avanti con le giuste modalità.
D – Come valuti l’unione della camere di commercio di Livorno e Grosseto? Non era più logico unire Livorno a Pisa e Lucca?
R – Sono d’accordo l’unione con Pisa e Lucca avrebbe avuto altro valore per Livorno, ma pare che in questo momento la capacità di Piombino di influenzare le scelte sia molto superiore a quella del capoluogo di provincia. E questa debolezza non può che essere ascritta alla politica cittadina.
D – Alcuni si sono detti favorevoli all’unione dei piccoli comuni sotto i 5000- abitanti, all’unione di Livorno e Collesalvetti, ed infine alla unione delle province di Livorno e Pisa dopo il NO al referendum.
R – Si sono d’accordo all’unione di piccoli comuni, poi credo che queste cose vadano valutate nella loro reale fattibilità. Dipende dalla natura del territorio, dalle possibili sinergie, dalla loro storia. Dove possibile direi di si, e non lo farei per decreto ma stimolando con incentivi a farlo; e comunque non credo siano i piccoli comuni il problema degli sprechi di questo paese. Su Livorno Collesalvetti sono completamente d’accordo perchè sarebbe un passaggio che farebbe fare un salto di qualità al nostro territorio. Livorno Pisa direi di no. Mi permetti una battuta, son nato comunista morirò democristiano, esser livornese diventar pisano mi pare troppo nella stessa vita, lasciamo questo passaggio alle generazioni a venire. ruggeromorelli@libero.it