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venerdì 23 Agosto 2019

Conte non rischia il posto


(Tony Faini) Livorno, 31 maggio 2019 – Le elezioni europee, con il successo della Lega e la flessione dei Cinque Stelle, sono destinate a cambiare i rapporti di forza nel Paese ma non a far saltare il governo Conte. E non potrebbe essere altrimenti. In uno scenario contraddistinto da un’inesorabile quanto costante erosione del consenso ai partiti tradizionali, Pd e Forza Italia in testa, si rafforza difatti il cosiddetto polo sovranista al cui interno, giocoforza, vi sono divisioni e differenze che, da ora in poi, non potranno che accentuarsi, pur nella comune contrapposizione ai partiti e ai movimenti politici che garantiscono il potere alle grandi lobbie internazionali.

I sovranisti ritengono che l’Unione Europea, inizialmente sorta per pacificare definitivamente tra loro i popoli di un continente nel passato turbolento nel segno della democrazia e della partecipazione, negli ultimi trent’anni è diventata lo strumento usato dalle lobbie economiche e finanziarie per espropriare il potere popolare e la sovranità degli Stati nazionali imponendo un sistema a loro stesse funzionale.

Il fatto che gli attivisti pentastellati, all’indomani della batosta elettorale subita alle europee e alle amministrative, abbiano confermato Di Maio come leader politico del loro movimento, ma soprattutto il fatto che Di Maio abbia confermato che, obtorto collo, si va avanti con questo governo, conferma che peggio di questo governo, al momento, c’è il ritorno al passato con la riconsegna dell’Italia ai partiti tradizionali e alle loro logiche economiche e finanziarie.

Lega e Cinque Stelle sono forze differenti tra loro. Una, i Cinque Stelle, hanno un’impronta sociale e sono attenti alle questioni del lavoro, dell’ambiente e dei diritti, l’altra invece, la Lega, è caratterizzata da un maggiore spirito identitario e ha posizioni più radicali, ad esempio, sull’immigrazione, vista come una sfida all’identità dell’Europa, che secondo i leghisti è funzionale agli interessi dalle grandi lobbie che chiedono manodopera a basso costo anche per comprimere i diritti economici dei lavoratori europei.

Entrambe le forze, in ogni caso, fanno parte di un’alleanza che, se si sciogliesse, riproporrebbe la dicotomia tra destra e sinistra, ossia riproporrebbe la linfa vitale della vecchia politica che, esasperando i conflitti, compresa la contrapposizione tra antifascismo e fascismo, cerca di impedire la presa di coscienza da parte dei popoli che la società attuale è controllata dai mercati e dai bisogni da essi indotti. Ma di questo sono ben coscienti Salvini e Di Maio.

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