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10 Aprile 2020

Coronavirus, Conte mette l’Italia in folle


Livorno, 21 marzo 2020 – Il presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, con un messaggio in diretta su Facebook trasmesso da alcune tivù nazionali nella tarda serata di oggi, sabato 21 marzo, ha annunciato un’ulteriore stretta per rendere più efficace le misure di contenimento del coronavirus Covid-19. Conte ha annunciato la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali. Di fatto, ha messo in stand-by il Paese, ha innestato la folle, garantendo, per i prossimi quindici giorni, solo i servizi e le attività produttive strategiche ed essenziali in modo da creare i presupposti della ripartenza non appena sarà possibile.
In altre parole, con queste ulteriori misure, chiuderanno tutte le aziende italiane, tranne quelle considerate strategiche, ossia legate alla sanità, all’igiene, alla filiera agroalimentare e alle telecomunicazioni. Per il resto, l’Italia chiude momentaneamente i battenti. Lo avevano chiesto i sindacati per mettere un freno ai contagi non esponendo i lavoratori che, se infettati, possono poi trasmettere il coronavirus in famiglia alimentando il ciclo dell’infezione. Lo aveva chiesto, al contempo, la regione Lombardia che, in serata, aveva adottato misure analoghe per il suo territorio al termine di una giornata drammatica per numero di decessi, mai così alto in Italia e in particolare proprio in Lombardia dall’inizio della crisi sanitaria.
“Quelle messe in atto sono misure severe, ne sono consapevole, ma non abbiamo alternative”, ha commentato Conte. In questo momento critico, ha detto in occasione del discorso alla nazione, “dobbiamo resistere” perché “solo così riusciamo a tutelare noi stessi”.
Le misure messe in atto richiederanno non poco tempo per produrre i loro effetti. Quella che sta vivendo l’Italia è la crisi più dura e difficile dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.

Questo l’intervento del presidente del consiglio Conte.

“Dall’inizio ho scelto di non minimizzare, di non nascondere la realtà che ogni giorno è sotto i nostri occhi. E’ la crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal secondo dopoguerra. La morte di tanti concittadini è un dolore che ogni giorno si rinnova. Questi decessi per noi, per il valore con cui siamo cresciuti, non sono semplici numeri, quelle che piangiamo sono persone, sono storie di famiglia. Le misure fin qui adottate richiedono tempo, sono misure dure ma dobbiamo resistere. Dobbiamo continuare a rispettare tutte le regole, con pazienza, fiducia. Non abbiamo alternative. In questo momento dobbiamo resistere, perché solo in questo modo riusciremo a tutelare noi stessi e le persone che amiamo. Il nostro sacrificio di rimanere a casa è minimo rispetto a quello che stanno compiendo altri concittadini. Penso a medici, infermieri, forze dell’ordine, forze armate, protezione civile, ai commessi dei supermercati, ai farmacisti, agli autotrasportatori ma anche ai servizi dell’informazione. Donne e uomini che ogni giorno compiono un atto di grande responsabilità e di amore nei confronti dell’Italia intera”.
“La decisione è di chiudere nell’intero territorio nazionale ogni attività produttiva che non sia indispensabile, cruciale alla vita del Paese. Abbiamo lavorato tutto il pomeriggio per stilare una lista di attività. Continueranno a rimanere aperti tutti i supermercati, tutti i generi alimentari e di prima necessità. Non c’è nessuna restrizione su orari di apertura, non c’è nessun motivo per fare code ed andare all’assalto dei supermercati. Rimangono aperte farmacie, parafarmacie, servizi bancari, postali, assicurativi, finanziari. Assicureremo servizi essenziali quali i trasporti e attività connesse, accessorie e funzionali a quelle essenziali. Al di fuori di questo, consentiremo solo modalità di lavoro in smart working”.
“Rallentiamo il motore produttivo del Paese, ma non lo fermiamo. L’emergenza sanitaria si sta tramutando in piena emergenza economica. Il governo interverrà con misure straordinarie che consentiranno di ripartire quanto prima”.