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26 Luglio 2021

Il coronavirus e la sanità da ripensare


(Marco Cannito) Livorno, 7 marzo 2020 – Il coronavirus Covid-19, checché se ne dica o pensi, può insegnarci alcune cose utili per l’economia a tutti i livelli, per le relazioni sociali ed internazionali, per la sanità, cose che dovrebbero essere apprese per approntare anche misure per il futuro. Mi voglio tuttavia limitare ad alcune suggestioni che riguardano il sistema sanitario livornese e dintorni.

Intanto, se il decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Giuseppe Conte, ndr) non funzionasse, il rischio del collasso sanitario sarebbe alle porte. Infatti una sanità, ancorché di buon livello, troppo ospedalocentrica, non può nell’emergenza che collassarsi in quanto quasi tutte le prestazioni sanitarie, al di là di quelle per i ricoverati, sono, per fare l’esempio di Livorno, accentrate in viale Alfieri. Con l’aggravio che, nel frattempo, le lunghe liste di attesa e il pesante taglio dei posti letto continuato negli anni che ci pone, sempre per stare a Livorno, addirittura sotto gli standard regionali, hanno indebolito le capacità dello stesso ospedale. Tra l’altro, Livorno è in un’area a rischio di incidenti rilevanti, come dimostrano le cronache legate al porto, al costiero gas, agli insediamenti di Stagno e Pisa, per cui le cose che dovrebbero essere fatte sono aumentare i posti letto e realizzare un ospedale moderno. Il quale, semmai sarà, è ancora al di là dal venire nonostante le promesse elettorali.

Altre cose da fare sono quelle di salvaguardare, rivedere, potenziare, efficientare la sanità veramente territoriale e ripensare la medicina generale, oggi chiamata dal coronavirus al primo triage clinico-epidemiologico della popolazione, livornese e non.