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27 Settembre 2020

Francuccio Gesualdi, ex ragazzo di Barbiana (foto tratta da Volontariato Oggi)

Coronavirus, Francuccio Gesualdi: “Ripartiamo da quanto la crisi ci sta insegnando”


(Stefano Bramanti) Portoferraio, 23 aprile 2020 – Cosa ci sta dicendo questa pandemia, dopo quasi due mesi di crisi e lutti? Tutto sommato ci può insegnare anche a vivere in maniera più corretta. Lo dice in qualche modo Francuccio Gesualdi, ex ragazzo di Barbiana.

Detta cosi, in breve, la cosa potrebbe sembrare scioccante. Ma vediamo come si può arrivare ad affermare una cosa del genere.

In molti intanto si chiedono proprio cosa ci hanno detto i due mesi di lockdown. Ma nel riflettere prevale in tanti la voglia di ripartire, con una pseudo normalità, tra due settimane. Da non economista ho fatto una piccola ricerca con Google, il motore di ricerca per navigare nel web e cercare ogni informazione. Ho digitato “contrari alle riaperture del 4 maggio”. Solo un sito dice che il 74 per cento dei lombardi si oppone, poi niente altro. Nel mondo economico italiano, ma anche negli altri Stati del pianeta, emerge il dover ripartire nonostante i due milioni e mezzo di infettati da coronavirus Covid-19 e per quello che riguarda l’Italia, nonostante oltre 180 mila contagiati in un mese e mezzo o due ed i deceduti vanno verso i 25.000. E gli esperti ammettono ancora di non conoscere questo virus, che pare venire dalla connivenza errata tra animali selvatici e il resto dei viventi, e dicono che dovremmo vivere con la mascherina e le altre tutele, fino a quando il vaccino non sarà fruibile. E c’è chi si spinge a dire, per alcuni anni.

Nonostante tale quadro bisogna ripartire, la macchina produttiva non può stare ferma oltre. Gli imprenditori lombardi paiono essere in prima fila, alla faccia della zona di contagio massimo. Sono pronti. Certo il virus ha impedito i soliti guadagni, i profitti e via dicendo, cose da specialisti e lo spread sale e con lui il debito pubblico italiano.

Per offrire ai lettori di Costa Ovest qualcosa di certa qualità, e non limitarsi ai miei pensieri, ho voluto risentire un vecchio amico, Francuccio Gesualdi. A suo tempo ragazzo di Barbiana, formatosi al meglio sotto l’ala protettiva e illuminata dell’indimenticabile Don Milani.

Francesco=Francuccio, un ex giovane ormai settantenne, come chi scrive. Ho avuto l’onore di conoscerlo, insieme alla moglie Niva, nel 1974 e seguenti, al villaggio scolastico del quartiere Corea livornese, gestito da un altro prete della Madonnina del Grappa, come lo era stato don Milani, il don Alfredo Nesi amico di operai e sindacalisti. E in quel villaggio a mia volta mi formavo per arrivare ad essere insegnante alle medie.

I due coniugi si preparavano invece ad andare in Bangladesh per una missione umanitaria coraggiosa, tra i lebbrosi. E ho avuto l’onore di frequentarli pure a Barbania; fui ospitato per una 15ina di giorni, insieme ad altri ex ragazzi del priore, compresa Leda la saggia perpetua del prete, autore, con i suoi ragazzi, della celeberrima “Lettera ad una professoressa”, ma anche “L’obbedienza non è più una virtù”, “Esperienze pastorali” ed altri testi di denuncia di tutto quello che non va nella scuola e altrove. Francuccio ha fatto pubblicazioni sull’economia e ha creato il “Centro nuovo modello di sviluppo”, nella zona di Vecchiano di Pisa, ed esiste un sito internet con quel nome.

Lui da sempre lancia messaggi alternativi alle politiche economiche italiane e mondiali, con vari libri tra cui “L’altra via”, che indica soluzioni per una nuova società del benessere comune.

Il suo messaggio in questa occasione è anche quello di riflettere su quello che ci ha insegnato, di positivo, la pandemia in atto. Sembra strano dire che il coronavirus ha pure mosso fatti positivi, ma Francuccio ha ragione. Ecco qua uno stralcio da una sua intervista per Comune-info.net, dove afferma che appunto la pandemia ci ha fatto capire che si può vivere in modo alterativo, segno evidente che come viviamo di solito, è sbagliato e bisogna riuscire a capirlo: “Per riuscirci possiamo cominciare da ciò che questa crisi ci ha insegnato. A livello personale abbiamo imparato che si vive bene anche senza gli spostamenti domenicali che spesso si trasformano in giornate di stress passate in coda ai caselli autostradali. Rimanere a casa in famiglia fa riscoprire la bellezza dello stare insieme, di sapersi unire attorno alla preparazione di un dolce, di sapere organizzare un gioco da tavolo, di sapere fare le lezioni di scuola tutti assieme, di sapere perfino dormire un’ora di più la mattina per affrontare la giornata con più calma e serenità. Insomma abbiamo imparato che l’auto può rimanere in garage e la qualità della vita non ne risente, anzi migliora. A livello economico abbiamo imparato quanto sia importante ritrovare il senso di casa, ossia una rivalutazione dell’economia locale. Ci avevano detto che la regola aurea è quella della teoria dei vantaggi comparati, che significa concentrarsi sulle attività che sappiamo svolgere meglio, accettando di comprare dagli altri paesi, ciò che essi sanno produrre a costi più bassi. In fin dei conti è la logica della globalizzazione che ha finito per eleggere la Cina e pochi altri paesi emergenti in produttori esclusivi di manufatti ad alto impiego di mano d’opera”.

E quindi le nostre produzioni locali, genuine magari a km zero, soffrono eccome. Il discorso è complesso e lungo: accontentatoci di questa piccola perla che ci ha regalato Francuccio. Ma riflettiamo, riflettiamo bene sul fatto che esistono alterative di vita migliori, e proprio la vita durante la pandemia ce lo sta insegnando.