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20 Settembre 2020

Coronavirus, lo Spi Cgil chiede la rianimazione all’ospedale dell’Elba


(Stefano Bramanti) Portoferraio, 12 marzo 2020 – Emergenza da coronavirus con l’Italia diventata tutta zona protetta. Ma l’isola d’Elba, priva di un servizio sanitario di rianimazione, presso l’ospedale di San Rocco, come può essere protetta in questo momento emergenziale?

E’ quanto si chiede il sindacato dei pensionati della Cgil dell’isola con il suo segretario Franco Dari e la segreteria composta da Anna Galli, Fabrizio Antonini, Nello Tarea, Pirro Taddei, Giuseppe Pisani, Paolo Pierini e Luciano Lunghi.

“Come deciso a suo tempo ci avvaliamo anche della collaborazione esterna del dottor Mario Mellini, primario cardiologo in pensione”, fa sapere attraverso un comunicato stampa il segretario Dari. “Lo specialista e tutto il nostro direttivo sono preoccupati dalla situazione che si va creando sull’isola, anche per l’arrivo fuori stagione di lombardi e veneti in fuga dalle zone rosse. Quindi sollecitiamo chi di competenza a fare verifiche su tale fatto, per scongiurare eventuali minacce di contaminazioni da coronavirus sull’isola. E la situazione che si è creata fa tornare d’attualità la deficienza a cui è sottoposta l’isola, per la mancanza di un servizio di rianimazione nel nostro nosocomio. Nel caso qualcuno venga contagiato ed abbia gravi problemi respiratori, come può accadere in primis agli anziani, il soggetto non potrebbe essere assistito immediatamente e dovrebbe essere trasportato altrove, se le condizioni meteo lo consentono”.

“Chiediamo quindi ai sindaci isolani di impegnarsi rapidamente sulla questione”, dicono i membri della segreteria, rivolgendosi alla regione Toscana e agli organismi sanitari nazionali, per colmare questa grave lacuna della rianimazione mancante.

“E non possiamo poi non ricordare anche l’altra deficienza”, continuano. “Il reparto di cardiologia all’ospedale è sotto organico, e non a caso un paio d’anni fa realizzammo un convegno alla sala della Provincia, proprio per evidenziare tale fatto. Abbiamo un solo specialista cardiologo presso il nosocomio e il nostro territorio non se lo può premettere, in particolare d’estate quando abbiamo presenti quasi 200 mila persone. E’ assurdo avere un organico così ridotto. A Ischia esiste una unità coronarica completa ed operano al cuore. Qui da noi, inoltre, nessun medico sa applicare un pacemaker”.