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29 Settembre 2020

Crisi toscana, diecimila lavoratori coinvolti negli ultimi tre mesi


Firenze – 14 febbraio. Sono stati 42 i tavoli di crisi su altrettante vertenze aperti e seguiti dall’Unità di crisi lavoro della Regione Toscana nel periodo dal 1 novembre 2016 al 31 gennaio 2017, per un totale di 10.379 lavoratori coinvolti (dipendenti diretti e indiretti) e 8.314 posti di lavoro a rischio. Di questi, i tavoli attivati per la prima volta in quest’ultimo periodo sono 17, per 1.994 lavoratori coinvolti e 869 posti di lavoro che risultano a rischio (si riferiscono, cioè, ad aziende in cui vi siano esuberi dichiarati o si faccia ricorso ad ammortizzatori sociali).
Ecco le aziende con tavoli attivi nel periodo considerato.
Firenze: Bekaert (ex Pirelli), Braccialini, Carapelli, Cavalli, Cementir Sacci, Cibis – Centro Commerciale I Gigli, Emilio Pucci, Fondazione Maggio Fiorentino, Il Ponte, La Falegnami, Malo, Mercatone Uno in A.S., Richard Ginori, Sims, Targetti. Arezzo: Cantarelli, Consorzio Terranuova.
Grosseto: Abbigliamento Grosseto.
Livorno: Aferpi, Cave di Campiglia,Consorzio Gruppo Greco,Donati Laterizi, Elettra Energia, Grandi Molini Italiani, Magona (Arcelor Mittal), Provincia Livorno Sviluppo,Trailer.
Pisa: AtiSale/Locatelli Saline, Cassa Risparmio di S. Miniato, Ericsson, Italiaonline, Geofor, Officine Ristori, Smith International, Teseco.
Lucca: Toscana Pane; Massa Carrara: Costa Mauro, Eaton, Sanac.
Siena: Coop. La Boscaglia, Whirlpool, Floramiata.
Il grosso delle vertenze seguite in questi mesi per settore e distribuzione percentuale dei posti di lavoro a rischio (esuberi o ammortizzatori) riguarda il settore dell’industria (86 per cento) e, solo in percentuale minima, quelle legate ad agricoltura (4 per cento), commercio, magazzinaggio, alloggio e ristorazione (4 per cento). In misura minore vi rientrano attività finanziarie e assicurative (2 per cento), informazione e comunicazione, edilizia, servizi (uno per cento).
Nel corso del 2016, osservando più da vicino i settori industriali colpiti dalla crisi, risultano più numerosi i tavoli aperti nel settore del manifatturiero: metallurgia e siderurgia (51 per cento), metalmeccanica (15), altro manifatturiero (21,4). Più contenuti i numeri di tessile abbigliamento (7,5), gomma, cotto, ceramica, vetro e cristallo (4,9). Oltre ai numeri delle vertenze, il report dà anche conto delle dimensioni aziendali delle imprese (solo unità produttive toscane) coinvolte in tavoli di crisi nel corso del 2016: nel 53 per cento dei casi si tratta di unità produttive con un numero medio di addetti compreso fra 51 e 250; il 23 per cento delle aziende ha più di 250 addetti, il 19 fra 16 e 50 e il 2 ha 15 o meno addetti. Nel 56 per cento dei casi le aziende passate per i tavoli dell’unità di crisi appartengono a gruppi o, comunque, ad aziende con stabilimenti anche fuori regione, mentre il 44 per cento è composto da aziende che non appartengono a gruppi.
Dal gennaio 2011 l’unità di crisi si è occupata di 226 vertenze che hanno coinvolto oltre 45 mila lavoratori, compreso l’indotto, per quasi 27 mila posti di lavoro a rischio, vale a dire esuberi annunciati o ammortizzatori sociali. Di queste 226 vertenze, 46 hanno visto anche l’apertura di tavoli presso il ministero dello sviluppo economico. Interessante il dato sulla dimensione aziendale riferito anche a questo periodo, che registra il coinvolgimento per il 46 per cento di aziende fra 51 e 250 addetti, il 19 oltre i 250 addetti. Per il resto il 30 per cento è composto da aziende fra i 16 e i 50 addetti e il 5 fra 1 e 15 addetti. Il 48,2 per cento delle aziende appartiene a gruppi o con stabilimenti fuori Toscana.
Il Report, redatto dall’Unità di crisi lavoro oltre a testimoniare l’impegno costante della Regione a sostegno dell’occupazione e della salvaguardia dell’attività produttiva è uno strumento prezioso per l’attività di monitoraggio delle crisi aziendali e per la programmazione delle politiche regionali per l’occupazione e lo sviluppo. Nei prossimi giorni il Report periodico sarà disponbile on line sul sito della Regione.