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27 Settembre 2020

Crisi Unicoop, si tratta su integrativo e chiusure. Sciopero sospeso


(Massimo Masiero) Livorno – 2 febbraio. Aperta una breccia di fronte all’intransigenza iniziale? O si stratta di una schiarita perché la dirigenza Unicoop Tirreno non ritiene opportuno, anche per ragioni politiche, portare avanti la vertenza come datore di lavoro “sordo e chiuso”, anche di fronte ad un’opinione pubblica sempre più preoccupata da quanto sta accadendo? I prossimi incontri del 7 e 14 febbraio forse indicheranno la strategia definitiva della Cooperativa nei confronti dei dipendenti, ai quali ha annunciato 680 esuberi e una ventina di chiusure di centri minori. C’è stato il rischio che l’incontro, avvenuto ieri a Firenze tra le pariti, portasse ad uno scontro tra dirigenti Unicoop (uno dei quali è in partenza per Roma dove farà il city manager alla corte della sindaca pentastellata, Virginia Raggi) e sindacalisti Cgil, Cisl e Uil di categoria, forti del “no” deciso ai licenziamenti, alle chiusure e al taglio del contratto integrativo, espressi alle assemblee dal personale. Una migliore atmosfera ha consentito il proseguimento delle trattative, anche perché il confronto tra le parti è ormai iniziato. E non poteva essere altrimenti. I prossimi due incontri si terranno il 7 e il 14 febbraio. I sindacati intanto hanno sospeso lo sciopero programmato per domani. Uno spiraglio si è aperto anche per il contratto integrativo e sul percorso strategico da attuare per superare la crisi e per il “rilancio della cooperativa”, come sono soliti affermare i dirigenti. Certo è che 680 esuberi non sono una soluzione “morbida”, seppur ritenuta necessaria dalla proprietà. Si è ventilata anche la possibilità di avviare i più anziani alla pensione, di applicare gli ammortizzatori sociali e garantire i lavoratori dei centri in vendita. Soluzioni che non risolvono il problema della massiccia riduzione del personale, prospettata dalla dirigenza quando illustrò ai sindacati il piano “lacrime e sangue”, ma che creano prospettive utili almeno per un confronto più sereno e meno “muscolare”. Una valutazione a parte meriterebbero le retribuzioni dei dirigenti, su cui “spara a zero” una sigla sindacale di base, aspramente critica in un documento diffuso nei giorni scorsi, sulla gestione attuata dei vertici dell’Unicoop Tirreno. Sulle chiusura dei venti centri minori sarà fatta una valutazione attenta, anche perché si è alla ricerca di acquirenti, eventuali, che, comunque, potrebbero creare una, seppur debole, concorrenza, al “colosso” Unicoop Tirreno. masierolivorno@gmail.com