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martedì 16 luglio 2019

Dolomiti, da dieci anni patrimonio dell’umanità


(Andrea Sargenti) Cortina d’Ampezzo, 26 giugno 2019 – Il gruppo di monti delle Dolomiti non è soltanto la Dantercepis, non è il Sella Ronda detto Giro dei Quattro Passi, non è il Seceda, non è Plan de Corones, non è Porta Vescovo e non è il Malga Ciapela, ma è tutto ciò che ti circonda: montagne e massicci che ti guardano, e sembra che ti parlino, e che svelino una bellezza non soltanto particolarmente invitante quanto essenziale per l’umanità.

Essere un bene protetto Unesco, come sono stati destinati questi gruppi montuosi dal 2009, è una carta d’identità naturalistica che sconfina in riconoscimenti mondiali.
Le Dolomiti sono autentiche risorse di energia e di sostegno verso tutti i suoi ospiti sia che si vada per Dry Tooling che per la settimana bianca a sciare o per la vinoterapia e le Spa o trekking o le arrampicate sportive in Val Daone o le visite dei parchi naturali, dei castelli, delle fortezze e dei musei.
Il plafond di scelta è ampio e variegato, e l’offerta sempre ricca, crea in chi le vive emozioni forti e infinite.

Il 26 giugno del 2009 a Siviglia il Comitato esecutivo della Convenzione sul materiale dell’umanità Unesco ha dichiarato le Dolomiti patrimonio dell’umanità.
Sono passati esattamente dieci anni, che cosa è cambiato da quella dichiarazione?

In questi anni le Dolomiti si sono arricchite della cura e del rispetto dell’uomo che le custodisce come fossero il Santo Graal; i suoi rilievi giganteschi, i suoi luoghi sempre accoglienti per nuove esplorazioni e l’atmosfera naturale e salutare che si respira forniscono all’umanità che le visita nuovi ed eterni stimoli.
Ma per capirlo è necessario fare un salto nel passato. Fu un naturalista e geologo francese, Déodat de Dolomieu, a studiarle nella seconda metà del ‘Settecento. Le Dolomiti, o Monti Pallidi, sono costituite da un tipo di roccia fatta di carbonato doppio di calcio e magnesio; ecco che questo minerale roccioso fu battezzato Dolomia in onore di de Dolomieu, che lo studiò grazie alle sue alte competenze scientifiche.
Oggi le Dolomiti sono rete patrimoniale enorme per tutti gli amanti ed appassionati di queste montagne; la scorsa stagione il Dolomiti Superski ha segnato i 45 anni dalla fondazione, il consorzio che gestisce il più grande carosello sciistico del mondo e che ha investito 90 milioni di euro, di cui il 70 per cento in impianti di risalita, piste e infrastrutture e il 25 per cento in impianti per la “neve programmata” che già coprono il 97 per cento delle piste, un vero primato. A spenderli, in percentuali differenziate, sono state le 130 società che compongono il consorzio stesso e che, su dodici aree sciistiche, fanno girare 450 impianti di risalita — dal “tappeto” alla telecabina trifune — al servizio di 1200 chilometri di piste di cui metà collegate tra loro sci ai piedi.

Un primo aspetto interessante è il territorio dolomitico che è stato fortemente adattato all’uomo con investimenti che sono andati in profondità.
Sono state realizzate piccole varianti ad alcune piste e percorsi nuovi a Tre Cime e Fiemme con un tangibile miglioramento nella qualità del servizio esistente nel comfort e nella sicurezza.
Vecchie seggiovie a due posti diventano a sei (Alta Badia, Alpe di Siusi, Tre Cime Dolomiti); seggiovie sostituite da cabinovie (San Martino di Castrozza e Gitschberg), e poi nuovi rifugi e family park. A Plan de Corones, decretato da un sondaggio Best Ski Resort delle Alpi 2018, c’è anche un nuovo museo, il Lumen, dedicato alla fotografia alpina.

Un capitolo a parte del “trattato dolomitico” è Cortina d’Ampezzo che, con le sue nuove piste ed i suoi impianti, si sta preparando anno per anno all’appuntamento dei Mondiali di sci del 2021 e alle Olimpiadi invernali del 2026, in sinergia con Milano, sostenute dal Cio, il comitato olimpico internazionale.

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