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mercoledì 20 Novembre 2019

Domenici, Sinagi: “Il governo costringa gli editori a un nuovo accordo con gli edicolanti”


(Marco Ceccarini) Livorno, 29 ottobre 2019 – Daniele Domenici, titolare dell’edicola Quattro mori situata proprio sotto il monumento simbolo della città di Livorno, è il segretario provinciale del Sinagi, il sindacato dei rivenditori di giornali e riviste affiliato alla Cgil. Domenici gestisce la rivendita assieme allo zio Massimo Giachetti. La loro è un’attività storica. Eppure anche questa edicola, al pari di moltissime altre, sta risentendo della crisi che attanaglia il settore. Un settore, però, che adesso è in rivolta. Non a caso domani, mercoledì 30 ottobre, sarà la “giornata della dignità dell’edicolante”. I rivenditori di giornali di Livorno e provincia si ritroveranno, a partire dalle 15, in piazza Grande, dove ci sarà un sit-in e dove saranno distribuiti dei volantini.

A Domenici, in quanto segretario del sindacato degli edicolanti affiliato alla Cgil, abbiamo chiesto un’intervista esclusiva. Questo è quanto.

Signor Domenici, cominciamo da domani. Che cosa accadrà a Livorno e nel resto d’Italia?

“Accadrà una cosa molto importante. Gli edicolanti scenderanno in strada, manifesteranno. A Livorno, in particolare, noi rivenditori ci ritroveremo in piazza Grande, dove incontreremo i cittadini. Vogliamo far saper cosa è accaduto, negli ultimi anni, nel nostro settore, dove la crisi si è sentita in maniera pesante”.

Perché, cosa è accaduto?

“La categoria dei giornalai ha rappresentato in Italia, dal dopoguerra in poi, la realtà dove si concretizzava la pluralità informativa e democratica prevista dalla Costituzione. Nelle edicole italiane, grazie all’incessante lavoro di intere famiglie che tenevano aperta la loro rivendita anche quindici ore al giorno per quasi tutti i giorni dell’anno, si è sempre venduto giornali di tutti gli orientamenti politici e culturali. Una ricchezza, per il Paese. Ma negli ultimi dieci anni alcuni fattori, come l’avvento di internet e la crisi economica, hanno aperto una crisi feroce. Sono stati persi migliaia di posti di lavoro. Ventimila edicole sono chiuse, in Italia, in soli dieci anni. Un numero inquietante”.

Quindi alla base ci sono questi due elementi di crisi…

“Non solo, a dire il vero. C’è anche l’abbandono della nostra filiera. La Fieg (federazione degli editori, ndr) si rifiuta di firmare un nuovo accordo nazionale, mantenendo gli aggi inalterati da oltre venti anni ma facendo entrare sul mercato prodotti sotto costo ed allegati gratuiti, con la conseguenza che, con l’immissione nelle edicole di tali prodotti, i rivenditori non hanno avuto nessun tornaconto, mentre gli editori hanno tratto e traggono proventi dai ricavi pubblicitari. Il risultato è quanto sta accadendo”.

La manifestazione che si svolgerà in tutta Italia, Livorno compresa, serve dunque a richiamare attenzione, a sensibilizzare l’opinione pubblica?

“Esattamente. Per domani abbiamo organizzato una giornata di mobilitazione al fine di raccogliere delle firme da presentare al governo nazionale in modo da chiedere di destinare agli edicolanti una parte del finanziamento pubblico rivolto finora solo alle case editrici. Chiediamo che il governo si faccia parte attiva nei confronti degli editori per la definizione di un nuovo accordo con i rivenditori di giornali per stabilire regole e corrispettivi economici tali da stabilizzare il settore”.

A Livorno, mentre le edicole saranno chiuse e si raccoglieranno firme, si svolgerà però anche un sit-in piazza Grande…

“Gli edicolanti incontreranno i cittadini per sensibilizzarli. Spiegheremo loro che gli editori, molti editori, godono di finanziamenti pubblici, finanziamenti che dovrebbero permettere la pluralità informativa e che invece permettono solo a loro di continuare a vivere, mentre ventimila edicole, ognuna con una famiglia dietro, hanno dovuto abbassare le saracinesche”.

Avete chiamato, quella di domani, la giornata della dignità dell’edicolante. Giusto?

“Sì, perché chiediamo dignità per il nostro lavoro. Ai cittadini chiediamo una firma affinché una parte di finanziamento pubblico sia destinato all’ultimo anello della filiera, cioè a noi, a chi garantisce tutti i giorni un servizio pubblico. Il nostro settore merita di essere stabilizzato con introiti adeguati”.

Qual è la situazione in provincia di Livorno?

“Nella sola provincia di Livorno, oltre cinquanta edicole hanno chiuso negli ultimi cinque anni, venti edicole sono chiuse negli ultimi dieci mesi. Eppure, come abbiamo fatto notare più volte anche noi del Sinagi, gli aggi sono gli stessi di vent’anni fa. Tutto questo non consente più alle edicole di andare avanti”.

E nel resto della Toscana?

“Fermo restando che la crisi investe ovunque il settore, in Toscana esistono realtà, come Pisa, Lucca, Firenze, Siena e tante altre, dove gli esclusivi, cioè coloro che vendono in preminenza giornali e riviste, quasi non ci sono più. In molte zone le edicole, di fatto, vendono più calamite e gadget per turisti che giornali. In altre realtà le rivendite si sono riconvertite in pseudo cartolerie per sopravvivere. Nel nostro territorio, invece, il rivenditore di giornali è ancora essenzialmente tale. Da noi la recessione investe soprattutto questa categoria di edicolanti”.

Avete interpellato la regione Toscana?

“Abbiamo posto la questione a più livelli. Sicuramente il tavolo regionale è molto importante e torneremo a fare incontri a Firenze. In altre regioni, come ad esempio in Emilia Romagna, sono state stanziate cifre considerevoli per far fronte alla congiuntura sfavorevole. La Toscana potrebbe fare altrettanto e potrebbe anche fare pressing sul governo. Tutto ciò sarebbe per noi fondamentale. E’ chiaro tuttavia che la questione, nel suo complesso, va risolta a Roma”.

In definitiva, cosa chiedete alle istituzioni?

“Chiediamo di darci sostegno e di essere presenti domani, con i loro rappresentanti, al nostro gazebo. Chiediamo la definizione di un nuovo accordo nazionale in grado di stabilire regole operative e corrispettivi economici capaci di stabilizzare il settore”.

Finora, in effetti, le istanze della vostra categoria non sembrano essere state al centro dei pensieri dei politici locali e nazionali…

“E’ vero. Ma ultimamente ci siamo conquistati delle aperture di credito, agli stati generali dell’editoria, che non dobbiamo disperdere. La priorità rimane quella di portare a termine le riforme avanzate in quella sede, oggi ancora più urgenti a fronte della protratta debolezza dell’economia italiana che penalizza le attività delle edicole”.

E lei è fiducioso?

“Spero di poterlo essere. Anche noi, domani, capiremo tante cose. L’unica cosa che mi sento di dire, a questo proposito, è che il tempo, ormai, è quasi scaduto. E che parecchi, troppi edicolanti, hanno perso il lavoro, gli investimenti a suo tempo fatti e molti capitali. E’ giunto il momento di invertire la rotta”.

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