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25 Ottobre 2020

Dopo il Leone d’oro a Venezia, Oscar a The shape of water di Guillermo del Toro


(Donatella Nesti) Venezia, 7 marzo – Come era nelle previsioni il film di Guillermo del Toro, dopo iI Leone d’oro a Venezia ed il Golden Globe si aggiudica 4 statuette dell’Academy Awards, il mitico Oscar. Presentare I film alla Mostra del Cinema di Venezia porta bene altri film visti in anteprima al Lido si sono infatti aggiudicati negli ultimi anni importanti premi ed Oscar. Del Toro, in barba al muro di Trump, è il terzo regista messicano, dopo Inàrritu e Cuaròn, a vincere il premio più ambito. ” Da ragazzino in Messico non avrei mai pensato di farcela e invece eccomi qua” ha detto il regista sollevando la statuetta . Per chi non avesse ancora visto il film vincitore dell’Oscar 2018 ricordiamo che si tratta una fiaba gotica ricca di suggestioni fantasy, ambientata nel pieno della Guerra Fredda americana (siamo nel 1962) e incentrata su una giovane eroina che non parla. A causa del suo mutismo, l’addetta alle pulizie Elisa (Sally Hawkins) si sente intrappolata in un mondo di silenzio e solitudine, specchiandosi negli sguardi degli altri, si vede come un essere incompleto e difettoso, così vive la routine quotidiana senza grosse ambizioni o aspettative. Incaricate di ripulire un laboratorio segreto, Elisa e la collega Zelda (Octavia Spencer) si imbattono per caso in un pericoloso esperimento governativo: una creatura squamosa dall’aspetto umanoide, tenuta in una vasca sigillata piena d’acqua. Elisa si avvicina sempre di più al “mostro”, costruendo con lui una tenera complicità che farà seriamente preoccupare i suoi superiori. Thriller, storia d’amore per adulti ma anche metafora del valore della diversità e implicito riferimento alla politica americana verso clandestini ed immigrati.

Nella notte degli Oscar le dive hanno rinunciato a vestire in nero come nella cerimonia dei Golden Globe ma hanno ribadito il loro deciso no alle molestie sessuali con molte dichiarazioni e presenze significative come quella della migliore attrice Frances McDormand al suo secondo Oscar dopo quello del 1997 per Fargo. “Ho qualcosa da dire – ha esordito l’attrice statuetta in mano – Voglio ringraziare Martin McDonagh, ogni persona in questo palazzo e poi il mio clan fatto da Joe (Coen) e Pedro (suo figlio), so che sei fiero di me”. Dopo di che alla richiesta “voglio un po’ di prospettiva” ha chiesto a tutte le donne filmaker nominate di alzarsi in piedi, a partire dalla sua amica Meryl Streep: “Guardatevi intorno tutte noi abbiamo storie da raccontare e soldi da raccogliere per realizzarle ma non parlatene stasera ai party. Prendete appuntamenti in ufficio tra un paio di giorni”. Ovazione e grandi applausi per la protagonista di “ Tre manifesti a Ebbing, Missouri,” una dark comedy applaudita da pubblico e critica, diretta dal premio Oscar Martin McDonagh, miglior sceneggiatura alla Mostra del Cinema di Venezia e miglior film ai Golden Globe. Una serata diversa se si pensa che Daniela Vega è stata la prima presentatrice trans nella storia degli Academy e che ha introdotto la performance del brano Mystery of love di Sufjan Stevens dalla colonna sonora di Chiamami col tuo nome con una prescrizione: “Siete pronti ad aprire il vostro cuore?”. Per il movimento Time’s Up sul palco sono salite Anna Sciorra, Ashley Judd e Salma Hayek. Tutte e tre queste attrici hanno denunciato Harvey Weinstein di molestia. Miglior film straniero è il bellissimo film cileno Una donna fantastica del regista Sebastián Lelio, che ha per protagonista Marina, Daniela Vega, una transgender la cui vita viene sconvolta quando l’uomo che lei ama muore improvvisamente. È in quel momento che la sua natura transgender la metterà di fronte ai pregiudizi della società in cui vive. Un poco di gloria per l’Italia è arrivato con il riconoscimento al maestro americano James Ivory che a 90 anni ha conquistato il suo primo Oscar per l’adattamento del romanzo di André Aciman di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. DN