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26 Settembre 2020

Dopo l’alluvione di Livorno, l’Italia fragilissima di Renzo Piano


(Ruggero Morelli) Livorno, 14 settembre. “Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee”.
Inizia così quanto scrisse Renzo Piano nel 2014 – www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-06-18/il-rammendo-periferie-094517.
Mentre il 12 settemnbre ha festeggiato gli 80 anni, con i suoi 150 giovani collaboratori, il senatore avrà forse avuto un’eco della catastrofe che ha colpito la nostra Livorno.
Molte zone d’Italia sono state colpite dai terremoti e la Toscana ha subito frequenti inondazioni; il Presidente Enrico Rossi ha detto al microfono di Granducato che non siamo capaci di prevenire e neppure attrezzati per operare bene e tempestivi dopo eventi atmosferici come quello che provocato morti e distruzioni domenica mattina.
Dopo Amatrice, con il professor Azzone di Torino, Renzo Piano ha elaborato un progetto per mettere in maggior sicurezza le aree lungo gli Appennini, perché purtroppo con i terremoti dobbiamo convivere.
Ed allora altrettanto si spera di poter e dover fare per le zone fragili soggette a esondazioni, e inondazioni. Cosa che fino ad oggi non è stato fatto. Anzi, come ha denunciato immediatamente il Vescovo di Livorno Simone Giusti, anche lui al microfono della emittente televisiva livornese – non è solo la natura la causa dei danni gravissimi che subiamo, ma anche l’uomo che viola con pervicacia il terreno sia costruendo dove non deve che trascurando la manutenzione di rii e boschi.
Insieme agli auguri affidiamo a esperti come Renzo Piano l’incarico di elaborare progetti per tutelare il futuro dei nostri figli e nipoti.
Centri storici degradati, aree sismiche e territori fragili sono un patrimonio da rammendare perché contengono le migliori risorse derivate dal Rinascimento e che ci pongono ancora all’attenzione e all’interesse del mondo.
I piani di ricostruzione e salvaguardia possono essere un volano di investimenti e lavoro di inestimabile potenzialità, una iniezione positiva alla crisi dell’edilizia ed un’occasione per avviare nuove forme di risparmio di energia.
Mi pare che qui tornino a proposito le tesi che la economista Mariana Mazzucato ha esposto sia con “Lo Stato imprenditore” del 2013, che con “Ripensare il capitalismo” del marzo scorso.