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martedì 20 novembre 2018

Dopo l’Iris, successo scontato, il futuro del Goldoni sono le coproduzioni


(Angela Simini) Livorno, 22 dicembre. L’Iris di Pietro Mascagni, andata in scena al Teatro Goldoni come nuovo allestimento in coproduzione con Kansai Nikikai Opera Theater Osaka in Giappone, col Teatro Goldoni Livorno, Teatro del Giglio Lucca, Teatro Verdi Pisa e col sostegno del Rotary Club Livorno, ha conquistato il pubblico che ha accompagnato lo spettacolo con ripetuti e convinti applausi e qualche spettatore, dopo le pagine più celebri dell’opera, ha gridato “Viva Mascagni!” e più di una volta.
Successo quasi scontato, però! Si sapeva che sulla realizzazione di un melodramma mascagnano, presentato alla città il 7 dicembre, data di nascita del compositore (7 dicembre 1863), il teatro livornese, che persegue il Progetto Mascagni dal 1990, non avrebbe voluto perdere la faccia. Stuzzicava anche la novità della coproduzione col Giappone dove lo stesso spettacolo era andato in scena con successo nel maggio scorso e che era giunto in Italia con i due artefici dell’allestimento, il direttore d’orchestra milanese Daniele Agiman ed il regista Hiroki Ihara, che ha lavorato anche in Italia nel teatro d’opera. Daniele Agiman costituisce in Giappone il punto di riferimento per la diffusione del melodramma italiano: proprio nel Kansai Nikikai ha proposto con grande successo, oltre ai capolavori di Rossini, Bellini e Verdi, anche alcuni grandi titoli della Giovine Scuola Italiana ( ossia la scuola del verismo musicale), quali Andrea Chénier di Giordano, Adriana Lecouvreur di Cilèa e il Trittico di Puccini, per giungere al repertorio mascagnano a seguito della collaborazione col M. Massimo De Bernart. Lo spettacolo ha rivelato appieno lo studio e l’impegno con cui l’allestimento è stato curato nella scenografia di Sumiko Masuda, nei costumi di Tamao Asuka, nelle coreografie di Rina Ikoma, negli effetti di luce firmati dal regista Ihara.
Di grande impatto emotivo il Coro dell’Inno del Sole, che apre e chiude l’opera: formato dal Coro Ars Lyrica, preparato dal M° Marco Bargagna, al quale si è aggiunto il Coro diretto dal M° Luca Stornello e disposto sulle due pedane laterali del palco, ha catturato il pubblico fin dall’inizio. Buona la partenza dell’Orchestra Filarmonica Pucciniana, che si è sollevata con le masse corali, dai toni bassi iniziali delle prime luci dell’alba fino all’illuminazione piena dell’astro sulla terra.
Daniele Agiman ha dato una direzione elegante nei ritmi, scevra dai toni bandistici, armonizzata nei volumi, tale da far gustare le sfumature e le finezze di cui si compone l’opera e, soprattutto , ha saputo accompagnare i cantanti che si sono cimentati in una partitura molto difficile, irta di passaggi continui dal tono medio all’acuto, senza sovrastarli e senza sfibrarli con tempi incalzanti e accelerati, peccato abbastanza frequente nelle esecuzioni di opere mascagnane.
Il cast ha offerto una buona prestazione, accolta da generosi applausi. Il soprano Paoletta Marrocu, al suo debutto nel ruolo di Iris,(nella foto di Augusto Bizzi al centro della scena) è stata brava interprete delle terribili esperienze della protagonista che, da ingenua fanciulla, ignara della malvagità umana, dopo essere stata rapita, apre gli occhi nel Yoshiwara, lussuosa casa di piacere, dove il ricco Osaka tenta invano di sedurla. Ripudiata infine dal vecchio padre cieco e giunta al culmine della disperazione, non trova altra soluzione che gettarsi in una discarica dove i cenciaioli la ritrovano agonizzante e dove Iris, prima di morire, leva ancora un grido : “Perché”. Il perché esistenziale dell’adolescente, adescata e costretta al suicidio dagli adulti, porta l’interprete a percorrere, anche sotto il profilo musicale ed espressivo, le fasi di una crescita devastante, che raggiunge i toni drammatici dell’ultimo atto. E’ doveroso citare l’Aria del Sogno, l’aria della Piovra, il complesso duetto con Osaka, quest’ultimo interpretato dal tenore spezino Paolo Antognetti, la cui performance è risultata molto convincente, all’altezza di una partitura impervia. Con loro ha interagito il basso livornese Manrico Signorini, nel ruolo del Cieco, il vecchio padre di Iris. Signorini, interprete di tante nostre stagioni liriche, si è distinto con successo in vari teatri in Italia e all’estero, ma torna sempre con entusiasmo nella sua città, nel teatro Goldoni, dove ha lasciato, anche questa volta, ulteriore prova della sua bella e profonda voce, alla quale hanno fatto eco lunghi applausi. Altra bella voce da , è quella del baritono Carmine Monaco Ambrosia, interprete di Kyoto, corrotto proprietario del Yoshiwara. Gradito ritorno è stato quello del soprano livornese Alessandra Rossi Trusendi, che ha mosso i primi passi nel teatro lirico livornese facendosi sempre onore e che ha proseguito nell’approfondimento di vari repertori. Ed un plauso al giovane tenore Didier Pieri, livornese anche lui, apprezzato molto dal pubblico per la sua voce pulita e squillante.
Il cast, che, oltre a saper cantare, ha recitato molto bene, ha ricevuto applausi e ripetute chiamate.
Il che ha dimostrato ancora una volta che le coproduzioni rappresentano l’unica via per continuare a tenere aperto il teatro. asimini@alice.it

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