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27 Settembre 2020

Due film per l’ottimismo: “Il medico di campagna” e ” Paterson”


(Donatella Nesti) – Ci sono delle pellicole che inducono alla speranza ed all’ottimismo, merce rara in questi inverni ’del nostro scontento’ e fanno rimpiangere tempi andati quando il medico di famiglia era un personaggio centrale nella vita di ciascuno. Ci siamo progressivamente abituati a medici che non visitano, non vengono a casa, non si alzano dalla scrivania mentre compilano ricette per esami di laboratorio. Non è così il medico descritto dal film “Il medico di campagna” raro esempio di una generazione ormai estinta. Di giorno e di notte infatti, col buono e il cattivo tempo, Jean-Pierre Werner percorre le strade sterrate di campagna per raggiungere i suoi pazienti. Medico devoto alla professione e ai piccoli o grandi malati della sua comunità rurale, gli viene diagnosticato un cancro al cervello e consigliato di trovare alla svelta un assistente. Reticente ad affidare i suoi pazienti a terzi, Jean-Pierre accetta controvoglia l’aiuto di Nathalie Delezia, un’ex infermiera che ha terminato da poco gli studi. La collaborazione si rivela presto difficile ma Nathalie ha carattere e incassa bene le bizzarrie che Jean-Pierre impone al suo tirocinio. Paziente dopo paziente, chilometro dopo chilometro, la rivalità cederà il posto alla fiducia e a un sentimento indeterminato tra solidarietà e amicizia. Il regista THOMAS LILTI in un’intervista ha dichiarato “Prima di dedicarmi al cinema, facevo il medico. Grazie alla mia professione ho avuto modo di fare delle sostituzioni in ambiente rurale. A causa dell’abbandono delle campagne, è una professionalità che purtroppo tende a scomparire. Di conseguenza, il medico di campagna è più che mai percepito come un eroe positivo. Incarna un ruolo sociale tra i più importanti, è colui che assicura la comunicazione tra le generazioni e lotta contro l’isolamento e la solitudine dei suoi pazienti. Quello che mi stava a cuore facendo questo film era rendere omaggio a un mestiere di cui ho compreso a fondo l’importanza quando da giovane medico facevo delle sostituzioni in Normandia o nelle Cevenne. In quelle occasioni ho avuto modo di frequentare donne e uomini eccezionali.” Bravo il protagonista FRANÇOIS CLUZET noto al pubblico per “Quasi amici” il quale ha dichiarato: ”È un ruolo magnifico, meritevole e delicato. Un medico malato che si occupa esclusivamente degli altri! Un autentico altruista. Il dono di sé, una disposizione essenziale anche nel nostro mestiere. Non considerare gli spettatori come degli imbecilli. Fare in modo che le emozioni siano sentite prima di essere espresse”
Delicato e poetico anche il film di Jim Jarmusch “Paterson”. Il protagonista Paterson (Adam Driver) guida l’autobus nell’omonima città di Paterson, nel New Jersey. Ogni giorno, segue la solita semplice routine: fa il solito percorso con l’autobus, osserva la città che vede scorrere all’esterno del parabrezza e ascolta scampoli di conversazioni che hanno luogo intorno a lui. Paterson scrive poesie su un taccuino, porta a spasso il cane, si ferma in un bar per bere sempre e solo una birra e torna a casa dalla moglie Laura, l’iraniana Golshifteh Farahani. L’universo di Laura, invece, cambia in continuazione. Nella sua vita, quasi ogni giorno si fanno strada nuove speranze, ciascuna delle quali si trasforma in un nuovo progetto o fonte d’ispirazione. Paterson ama Laura e lei corrisponde il suo amore. Lui appoggia le ambizioni di sua moglie e lei incoraggia l’inclinazione del marito alla poesia. Il film osserva sommessamente i successi e le sconfitte della vita di tutti i giorni, oltre alla poesia che emerge da ogni piccolo dettaglio. Un film minimalista, una storia nella quale il protagonista sa ascoltare il battito segreto delle cose e delle parole dando valore ad ogni piccolo gesto ed incontro della vita quotidiana. donatellanesti@libero.it