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1 Ottobre 2020

E’ morto Dario Fo, il geniale giullare che ha stupito il mondo e Livorno


(Massimo Masiero) Livorno – E’ morto Dario Fo, Premio Nobel della letteratura del 1997 (nella foto la consegna del Premio Nobel). Aveva 90 anni. Si è spento questa mattina in una clinica di Milano dove era ricoverato da una decina di giorni per problemi polmonari. Drammaturgo, autore televisivo e teatrale, attore dissacrante e irriverente, uomo di sinistra, con un breve trascorso nella Repubblica di Salò (“ non ho avuto scelta” si giustificò) pietra miliare della cultura mondiale. In Inghilterra, una rivista di cultura, lo poneva al settimo posto tra “gli uomini più intelligenti del mondo”. Il premio a Stoccolma gli fu assegnato “per avere emulato i giullari del Medio Evo, flagellando l’autorità e sostenendo la dignità degli oppressi”.”. E lo è stato sempre perché, lui anarchico di pensiero e d’azione, ha percorso il suo cammino di vita con ironia contro il potere e le sue strutture, irritando i benpensanti e la Chiesa, i moderati e i tanti acquiescenti di pensiero e di fatto. Era così per una questione anagrafica soleva dire: “Tutto dipende da dove sei nato”. E lui era nato a Leggiuno-Sangiano,mercoledì 26 marzo 1926,segno dello zodiaco Ariete, un paesino nella provincia di Varese, da padre ferroviere e madre contadina, antifascisti. Si trasferì giovanissimo a Milano,dove frequentò prima l’Accademia di Belle Arti di Brera, poi il Politecnico di Milano, nella facoltà di architettura, ma a pochi esami dalla laurea abbandonò gli studi perché attratto dal lavoro umile degli scalpellini e degli operai, che si arrovellavano per guadagnarsi la pagnotta. Seguirono anni intensi di lavoro fino all’approdo alla Rai con i suoi lavori interpretati allora in modo scandalosamente satirico. Malgrado gli studi interrotti ottenne due lauree “honoris causa” universitarie alla Sorbona di Parigi e alla Sapienza di Roma.Numerose le sue opere teatrali, nelle quali spesso riesumò l’uso del gramelot, un misto di lingua e di dialetti nordici, talvolta incomprensibili, ma che la sua arte rendeva comprensibilissimi. Chi non ricorda il suo “Mistero Buffo”, che interpretò anche a “La Gran Guardia” di Livorno, quando lo rappresentava nei maggiori teatri d’Italia per esprimere il suo talento e la sua genialità con quell’interpretazione versatile e originale, che rimarrà nel ricordo di ognuno di noi?