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1 Ottobre 2020

E’ scomparso Ezio Bosso, il pianista che sapeva sorridere


(Angela Simini) Livorno, 15 maggio 2020 – “La musica ci ricorda che siamo nati per stare insieme”. Così si era espresso Ezio Bosso, pochi giorni prima di esser sconfitto da una malattia degenerativa, contro la quale ha combattuto fino all’ultimo soffio di vita ed alla quale oggi, venerdì 15 maggio, all’età di 48 anni, si è arreso nella sua casa di Bologna. Cordoglio ha espresso, oltre a tutto il mondo artistico, anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Una grave perdita. Un grande artista, che ci ha dato un grande esempio”.

Bosso, pianista, compositore e direttore d’orchestra, si è avvicinato alla musica all’età di quattro anni, grazie ad una prozoia e al fratello musicista, da allora ha bruciato le tappe finché all’età di 16 anni, quando ha esordito come solista in Francia e ha incominciato a suonare nelle orchestre europee. L’incontro con Ludwig Streicher, che lo ha indirizzato a studiare Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna, ha segnato l’inizio di una prodigiosa carriera artistica, che gli ha aperto le porte di prestigiose sale concertistiche: Royal Festival Hall, Sydney Opera House, Palacio de Bellas Artes di Città del Messico, Teatro Colón di Buenos Aires, Carnegie Hall, Teatro Regio di Torino,  Auditorium Parco della Musica di Roma, nei quali si è esibito sia come solista sia come direttore o in formazioni da camera. Ingegno versatile, ha composto colonne sonore per Gabriele Salvatores per i film “Io non ho paura”, “Quo vadis baby?” e “Il ragazzo invisibile”.

L’elenco non finisce qui, ma non è tanto sulla sua carriera che bisogna puntare il dito, quanto sulla passione con cui si è dedicato alla musica in ogni fase della sua vita con la sua etica e con la sua morale, nonostante che una grave malattia degenerativa lo avesse colpito nel 2011. Stupisce e commuove la determinazione con cui ha perseverato fino ad iniziare nel 2013 una stretta collaborazione col celebre violoncellista Mario Brunello, scaturita poi in una profonda amicizia. Ed un altro sodalizio ha stretto con Sergej Krylov, violino solista, nel 2014 allorché dirigeva la London Symphony Orchestra. L’ eccezionale sensibilità musicale lo ha tenuto all’apice delle produzioni artistiche e il suo innato senso bisogno di comunicare gli ha fatto affrontare e letteralmente trascinare platee sempre più gremite e commuoverle. Era un mito Ezio Bosso, in senso positivo, la sua era una filosofia di vita prima che un credo musicale, laddove la musica gli consentiva di realizzare la collaborazione con gli altri, in particolare nelle orchestre, dove si impare a saper ascoltare e a sapersi misurare con gli strumentisti: “L’Orchestra è la società ideale. Tutti sono importanti dal primo violino all’ultimo flauto” ed ancora: “La musica ci ricorda , al di là delle grida e del clamore, il sussurro, l’ascolto”.

Ezio Bosso, quando la malattia gli ha ridotto l’uso di due dita della mano, ha chiesto al suo pubblico: “ Non chiedetemi di suonare, mi fa troppo male” e da allora si è dedicato completamente alla direzione d’orchestra. Entusiasmante e vibrante è stato il concerto che ha diretto a Bologna, ormai costretto sulla sedia a rotelle, in memoria di Claudio Abbado, quando ha esortato gli orchestrali dicendo “divertitevi, divertiamoci”. Il giorno successivo ha dichiarato: “Tengo stretti i momenti di felicità, li tengo stretti fino alle lacrime, perché sono le maniglie per rialzarci dopo il buio”.
Il look down del Covid-19 gli è stato fatale, perché costretto a vivere senza il rapporto diretto col pubblico e con gli orchestrali. Tuttavia esortava gli altri ad accettare le restrizioni: “ Io li conosco i domani che non arrivano mai, la stanza stretta e la luce che manca da cercare dentro… Conosco la paura di questi domani lontani, che sembra che il binocolo non basti. Ma questi giorni sono quelli per ricordare le cose belle fatte, le fortune vissute, i sorrisi scambiati che valgono baci e abbracci… Adesso però state a casa pensando a domani. E costruire è bellissimo, è il gioco più bello. Cominciamo…”. Il domani per Ezio Bosso non è venuto, ma quella fede nell’uomo e nella vita, bisogna custodirla, è il suo messaggio spirituale ad un’umanità che ha amato.