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18 Settembre 2020

Elle di Paul Verhover con una splendida Isabelle Huppert


(Donatella Nesti) Roma, 25 marzo – Chi non ricorda una delle scene più celebri e controverse della storia del cinema che mostrava una splendida Sharon Stone mentre incrociava le gambe? Si trattava naturalmente di Basic Instinct del regista Paul Verhoeven ed ora dopo 24 anni da quel film che fece discutere, il regista olandese è tornato a dirigere Elle presentato l’anno scorso a Cannes ed ora nelle sale con un’altra interprete dalla carriera ricchissima di premi, Isabelle Huppert. Paul Verhoeven torna dunque sul grande schermo con un nuovo, raffinatissimo thriller psicologico, dove i ruoli di vittima e carnefice vengono sottoposti a un costante ribaltamento. Michèle è una donna forte e determinata, capo autorevole e dal pugno di ferro di un’agenzia di sviluppo di videogame. La sua bellezza algida e sofisticata, che ha il volto e le fattezze della bravissima Isabelle Huppert, non passa mai inosservata, così come il suo carattere imperturbabile. Un giorno, un uomo mascherato fa irruzione nella sua villa e la violenta. Ma la reazione della donna non è quella che gli amici e l’ex marito si aspettano: sempre più imperturbabile, Michèle rintraccia il suo violentatore e intreccia con lui un ambiguo rapporto…L’ambiguità è infatti il motore del film scelto dal regista che non vuol dare allo spettatore spiegazioni semplici ma lo lascia interdetto, pieno di dubbi e punti interrogativi “Bisognava evitare di essere espliciti”dichiara il regista ” Tocca allo spettatore trovare una spiegazione a partire dagli elementi che gli vengono offerti, senza che uno di questi elementi basti da solo a giustificare tutto. Per esempio, non volevo che si potesse dire che Michèle fosse stata talmente traumatizzata da bambina dall’atto di suo padre che fosse normale il fatto di vivere lo stupro in quel modo. Volevo sfuggire a questa visione riduttiva del suo personaggio e del suo comportamento. È solo una delle possibilità, non di più. Innanzi tutto c’è lei, Michèle, e la sua personalità nel complesso”.
Tanti gli elementi che popolano il film nessuno realmente protagonista ma mescolati in modo raffinato, la sessualità con le sue perversioni il sadomasochismo, l’omosessualità o la bisessualità, la religione, l’amore e forse il rifiuto per tutte queste cose. Elementi che fanno parte di in Elle, adattamento del romanzo Oh… dello scrittore francese di origini armene Philippe Djian, titolo che riecheggia quello di Histoire d’O. Il film di Verhoven è stato definito da alcuni critici anarchico e provocatorio, come i suoi personaggi, come il suo regista senza vergogna e sensi di colpa ma bisogna aggiungere che solo una Huppert in forma smagliante ha potuto reggere una racconto sbilenco capace di trasformare in commedia la tragedia, pieno di strampalati personaggi, con scene grottesche ed incredibili. Una per tutte la confessione di Michèle fatta a Patrick sul crimine del padre. Ci sentiamo progressivamente inorriditi, divertiti, dubbiosi, commossi…“ il modo in cui lei racconta questa storia terribile, con un sorriso… “ dichiara il regista” quella scena non era nel romanzo, è stato David Birke a scriverla, e Isabelle ha capito subito che avrebbe dovuto recitarla con leggerezza per confonderci ancora di più. Non si capisce mai bene se è emozionata, o se si prende gioco di Patrick. Poche attrici sarebbero riuscite a farlo come lei. E come sottofondo sonoro c’è la musica da messa. Poi la musica del film prende il sopravvento quasi fino al «Niente male, eh?!» di Michèle. E là si torna alla musica da messa. Una musica abbastanza severa e solenne dà una dimensione emotiva alla scena, facendo da contrappunto al tono leggero di Isabelle”. Molte star di Hollywood hanno rifiutato il ruolo di Michèle ma con questa interpretazione la Huppert ha vinto il Golden Globe ed una candidatura all’Oscar. donatellanesti@libero.it