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2 Dicembre 2020

Festa del Voto, il vescovo Simone Giusti contro i seminatori di zizzania


Livorno – 28 gennaio. E’ scesa tra i livornesi l’immagine della Madonna di Montenero, per la festa del voto, che come ogni anno è stata celebrata a ricordo del giorno, il 27 gennaio 1742, in cui la città fu colpita da quelle scosse, che crearono sgomento e paura tra la popolazione. Quello era il tempo delle maschere e dei divertimenti carnevaleschi, intensamente vissuti. Ma c’era anche il terremoto non accennava a terminare e creò anche uno tsunami di quei tempi. L’acqua dal mare si spinse fin dove ora è piazza Grande. Si rivolsero alla loro Madonna, quella di Montenero, venerata dagli uomini di mare e prima di tutto da loro, livornesi devoti. Le chiesero aiuto e le chiesero il voto: che tutto finisse. L’acqua si ritirò d’incanto e le scosse cessarono. I livornesi esultarono, pensarono al miracolo, e promisero che avrebbero rinunciato sempre al Carnevale fino al 27 gennaio,per festeggiarlo dal giorno seguente. Ogni anno il Comune, in rappresentanza dell’intera comunità, offre le libbre di cera al Santuario. Ieri nella mattinata, era rimasta all’aperto tra i bambini delle scuole elementari cattoliche cittadine. Loro hanno anche lanciato una mongolfiera per ricordare quel periodo a quello dei nostri giorni, in cui si celebra la giornata della memoria e recitato l’Ave Maria. Una corona di fiori è stata deposta dai vigili del fuoco che sono saliti con la scala mobile, anche all’Immagine della Madonna situata sopra i portici di via Pieroni, dove giunse l’acqua. C’erano il vescovo Simone Giusti e il sindaco Filippo Nogarin. Nel pomeriggio la messa in Cattedrale di monsignor Giusti, don Luca, parroco di Montenero, presieduta dal vescovo Diego Coletti, che lo fu a Livorno dal 2000 al 2006, e che ha ricordato il suo “primo amore”, Livorno. Erano presenti le autorità civili e militari.
Il vescovo Simone, al termine del rito liturgico, si è rivolto al quadro della Madonna esposto sull’altare e le ha parlato in preghiera esprimendo il suo pensiero di pastore di una città in sofferenza. Un intervento breve, ma significativo, che non ha mancoato di sollevare interesse e commenti.
“Questa sera abbiamo ricordato un Voto – ha detto – quello della Città di Livorno alla Madonna delle Grazie di Montenero. Un Voto pronunciato nel clamore di fatti dolorosi avvenuti e di un intervento prodigioso compiutosi: improvvisamente il mare calmo, la pace, il termine del maremoto! Era un momento grave per la Città per tutta la popolazione di Livorno. Il Popolo ha gridato a Maria, i Capi hanno accolto è fatto proprio l’appello. Ella ha trovato e ascoltato un Popolo concorde. Ella è intervenuta, Ella ha risposto, Ella ha agito, Ella ha compiuto cose grandi che noi stasera ricordiamo. Per questo ancora oggi: Maria Ti chiediamo di ripetere il medesimo miracolo: rendici tutti concordi nel cercare il bene della Città, fa che ci capiamo, ci comprendiamo e giammai strumentalizziamo idee e opinioni altrui per generare polemiche sterili, liberaci dalla polemica come dalla peste! Zittisci e confondi i seminatori di zizzania! Rendi muta la favella dei venditori di fumo come dei profeti di sciagura!
Si dibatta ma per ricercare il bene del Popolo, giammai per dividerci. Fa che finisca la lotta fra “fazioni” che tanto male ha portato alla cittadinanza. Sostieni i ricercatori della verità e del bene comune. Dai saggezza a chi deve decidere, rendi palesi le scelte da compiere per il bene di tutti, limpidezza nel parlare a chi è chiamato a indicare il cammino, forza a che deve far rispettare la legge per il bene comune, coraggio a chi vuole aprire nuove imprese e assumere, liberaci da una burocrazia idiota e dai suoi servi! Dona ai pubblici amministratori, a tutti i livelli e in tutti i luoghi direttivi della città, di cercare solo il bene del popolo, solo occasioni di lavoro per tutti e di non piegarsi mai ai potenti, portati dall’ultima marea.
Donaci Madre il dono di volerci comprendere pensando sempre bene dell’altro e nella concordia, come allora, donaci di superare i marosi di questi tempi libecciosi e poveri per tanti, troppi, nostri concittadini”.