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27 Settembre 2020

Giacomo Picardi, l’informatico che sogna il robot che cammina sott’acqua


(Ruggero Morelli) Livorno, 28 giugno. Una poesia di Giorgio Caproni nelle tracce per gli esami di maturità ha risvegliato l’attenzione di alcuni livornesi: Versicoli quasi ecologici. Ed ha avuto parole di meraviglia e riconoscenza anche l’assessore Francesco Belais mentre salutava il pubblico alla presentazione del libro di Mario Tredici .
I giornali ne hanno parlato riscoprendo per un giorno il più grande tra i poeti italiani del novecento , che è nato a Livorno e che la città ha onorato in grande ritardo grazie a Claudio Frontera e Lorenzo Greco.
Proprio giovedi 22, per caso, ho passato due ore con l’ingegner Giacomo Picardi nel laboratorio di biorobotica dello Scoglio della Regina.
Insieme abbiamo letto sul Corriere le varie tracce ed in particolare la nota ‘’Androidi e robot – Nuove tecnologie e lavoro‘’ che è stata scelta da più un terzo dei cinquecentomila ragazzi maturandi.
Picardi, lavora oggi ad un progetto sulla locomozione sott’acqua – diceunderwater perché infatti si parla solo inglese nel mondo della ricerca – e pensare che quando terminò il liceo all’Enriques desiderava iscriversi alla facoltà di filosofia. Poi decise per ingegneria informatica ed ha terminato con una tesi su l’autopilota di elicotteri, la facoltà di robotica e automazione.
Lo spunto venne da una settimana passata al laboratorio dello Scoglio nell’anno 2009 mentre frequentava la 4° liceo, grazie ad un progetto del ministero. Fu anche grazie ad una ricercatrice – allora dottoranda come Giacomo lo è oggi – che ricorda con nostalgia mentre mi dice che attualmente insegna e lavora in un importante centro di ricerche a Londra.
Accanto a Giacomo Picardi c’è un ragazzo che frequenta il liceo scientifico al quale oggi fa da tutor : la storia si ripete con qualche speranza per il futuro. La robotica e la soft-robotica stanno entrando nella nostra vita quotidiana per migliorarne la qualità e la salute.
Tra le foto appese alle pareti troneggia il polpo-octopus. https://www.google.it/search?q=octopus+sant%27anna&client=
Durante lo stage del 2009 Giacomo Picardi eseguiva le prove per misurare la forza delle gambe del polpo negli spostamenti, e poi assistè alla istallazione di un piccolo motore che guidava con una bobina il filo per far muovere la gamba di silicone, creata in laboratorio, in modo simile al polpo reale.
Il piccolo acquario è ancora al centro della grande stanza , quasi affogata di tavoli, pc e prototipi di piccoli e morbidi robot.
Si avvicina al suo pc e trova il link dell’articolo che descrive la ricerca alla quale sta lavorando:
‘https://www.santannapisa.it/it/news/soft-robotics-verso-nuova-generazione-di-automi-soffici-grado-di-muoversi-ispirandosi-principi.
’Nel paper “Fundamentals of soft robot locomotion”, pubblicato sulla rivista Journal of the Royal Society Interface, il team di ricerca dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna formato da Marcello Calisti, da Cecilia Laschi e Giacomo Picardi, presenta i principi fondamentali di più di dieci forme di locomozione impiegate in biologia da animali come bruchi, polpi, pesci, uccelli e meduse.’’
Tiene subito a precisare con parole puntuali che l’idea originaria è nata dai proff.Calisti e Laschi
Gli chiedo lo scopo del lavoro che sta facendo sotto la direzione della prof. Cecilia Laschi. ‘’Stiamo imparando a fare ricerca per conseguire fra tre anni il titolo di dottore in Biorobotica. Al concorso indetto dalla Scuola Sant’Anna e lo Iit di Genova, dei circa 60 partecipanti provenienti da tutto il mondo, siamo stati ammessi in diciotto.
Al termine avremo appreso il metodo più avanzato della ricerca, dovremo essere in grado di creare nuova conoscenza scientifica. Tutte cose che il corso universitario non offre.’’
Proseguo con ‘’ a che cosa serve un robot con gambe underwater’’?
‘Si muove su gambe e poggia sul fondo dove può camminare saltellando – mi mostra un video – e quindi compie operazioni senza essere spostato dalle onde; può esaminare l’inquinamento del suolo sottomarino, fare opere di manutenzione di scafi di barche, e così via in una varietà direi sconfinata..’.
Vista la coincidenza torniamo alla traccia dell’esame :’’…la possibilità che i sistemi robotizzati automatizzino completamente i mezzi di produzione, rendendo così superfluo l’intervento dell’uomo e forse acutizzando la disoccupazione e la crisi economica. Compito dello studente sarà quello di domandarsi: come affrontare questo inevitabile cambiamento?…’
Si tratta di un argomento che la Scuola Sant’Anna ha ben presente e torna in ogni seminario pubblico.
Picardi cita il prof. Paolo Dario che addirittura :’’…ha inventato la parola ‘roboetica’ per sottolineare l’attenzione costante dei ricercatori- progettisti al problema della occupazione. Peraltro sin dalla rivoluzione industriale 1 – oggi siamo alla 4 si parla già della 5 – gli uomini tentarono di distruggere le macchine, ma la stampa, i trattori, la elettricità, l’informatica non si sono arrestate; spetta all’uomo governare i processi che ne derivano.’’
Sopra uno dei tavoli c’è una copia del giornale il Tirreno aperto alla pagina con la foto del Sindaco e del presidente del Lions club che premiano – Capperuccio 2017 – il prof. Paolo Dario.
Mi viene in mente che anche Irene Tinagli, scienziata dell’economia, – della vicina città di Empoli – si è molto preoccupata del fenomeno ed ha presentato al governo una motivata risoluzione su ‘’Occupazione e nuove tecnologie’’; lascio a Picardi gli estremi perché la possa ritrovare e leggere; fa parte del suo lavoro a pieno titolo:’www.irenetinagli.it’ ed aggiungo che il 3 maggio scorso la commissione lavoro della Camera l’ha approvata dopo un lungo dibattito.
Usciamo dal laboratorio che si affaccia sulla piazzetta intitolata qualche giorno fa all’ammiraglio Raimondo Pollastrini, e camminiamo fin sotto la statua bronzea di Chia. Nuovo appuntamento a quando presenterà il robot che cammina sott’acqua. ruggeromorelli@libero.it