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26 Settembre 2020

Giorgio Caproni e la sua Livorno: la Shardan lo ricorda


(Angela Simini) Livorno – 4 maggio. “Esisterà sempre esisterà sempre, finché esisto io, questa città, malata di spazio nella mia mente, col suo sapore di gelati nell’odor di pesce del Mercato Centrale e lungo i Fossi con l’illimitato asfalto del Voltone (un’ellisse contornata di panchine bianche e in mezzo due monumenti alle cui grate di ferro sul catrame io potevo vedere, sotto il piazzale immenso schiacciando ad esse il viso fino a sentire il sapore invernale del metallo, l’acqua lucidamente nera transitata dai becolini pieni di seme di lino ”.
La città è Livorno, dove il poeta Giorgio Caproni ha trascorso la prima infanzia, ai cui ricordi ha legato le sue poesie più note, nella raccolta “Il seme del piangere”.
A questo personaggio considerato uno dei maggiori poeti del Novecento, l’Associazione di Cultura Mediterranea Shardan ha dedicato un piacevole e approfondito omaggio promuovendo al Centro Artistico Il Grattacielo l’incontro “Giorgio Caproni e la sua Livorno”, al quale hanno validamente collaborato il Centro Giorgio Caproni col suo presidente Lorenzo Greco e il regista livornese Amasi Damiani, che, presente in sala, ha messo a disposizione il suo bellissimo mediometraggio “C’era una volta un poeta”. Hanno partecipato anche numerosi allievi del Liceo Classico, con le insegnanti Francesca Vuat, Carla Virdis, Paola Luperi e dell’ ITG Buontalenti, qualche alunno ha anche declamato le poesie dell’autore.
La presidente di Shardan, signora Luigia Catte Cuzzoli, ha rivolto un doveroso ricordo a Gianfranco Cara, storico presidente e fondatore del Centro Caproni, da poco scomparso, del quale Marco Mattacchione ha letto una poesia. Attraente l’intervento del critico letterario Greco che, docente presso l’Università di Pisa e l’Accademia Navale, docente di comunicazione letteraria alle Università di California (Berkeley, Davis e San Francisco), invece di proporre una “lezione” accademica, ha coinvolto il numerosissimo pubblico e i giovani in un avvincente e personalissimo amarcord del suo casuale incontro col poeta, della cui modestia e semplicità ha conservato un ricordo pieno di ammirazione, qualità che fa gustare anche di più la personalità del poeta livornese. Fluido e chiaro anche lo stile colloquiante con cui Greco ha toccato i temi salienti della raccolta “Il seme del piangere”, dedicata ai ricordi livornesi, in particolare alla madre Annina. Ed è giusto ricordare che Lorenzo Greco, in una città ignara e distratta come la nostra, ha proposto all’amministrazione la valorizzazione di Caproni.
La proiezione del mediometraggio di Amasi Damiani, regista livornese controcorrente, molto più apprezzato e conosciuto fuori città, che non “in patria”, ha finito per commuovere il pubblico: le riprese di Livorno, col suo litorale, il suo mare, le sue mareggiate, i cieli immensi che al tramonto diventano di fuoco, la Terrazza Mascagni, i vicoli, le Fortezze e i loro interni, i Fossi e il Mercato, le piazze, i parchi e il verde hanno rivelato la mano di un cineasta che ha fatto della fotografia e della scelta dell’immagine il suo punto di forza e la sua religione. In questi sfondi, quasi persone eteree, passavano con piede leggero e con veste morbida gli attori che declamavano, quasi sgorgassero naturali dall’anima, le poesie di Caproni, mentre la colonna sonora accompagnava con le musiche eseguite dall’Ensemble Bacchelli, diretti dalla violinista Rita Bacchelli. La manifestazione è stata accolta da lunghi e promulgati applausi. asimini@alice.it