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23 Gennaio 2021

Giovanni Bondi si confessa: “Intanto non sono livornese”. Intervista a ruota libera al comico… di casa nostra


(Simone Consigli) Livorno, 23 luglio 2018. “Intanto non sono livornese”, se glielo chiedi è la prima notizia che Giovanni Bondi da di sé. Comico e cabarettista di successo nazionale, spesso ma inappropriatamente accostato come modus agendi ad altri talenti della risata labronica, Giovanni Bondi prende le distanze, non tanto per criticare, quanto per specificare: “Le mie origine sono lontane – attacca – vengo da Salerno, lì sono nato, come mia madre, mio padre invece è nato in Valdarno e poi fu costretto a trasferirsi per lavoro a Livorno, inoltre – continua – la mia professione mi ha tenuto spesso lontano, a Milano soprattutto, in funzione dell’impegno con la produzione Zelig Spa, questo ha fatto sì che Livorno fosse la mia scelta di vita, ma più per gli amici, la famiglia e il mio cane che per il mio lavoro”. Giovanni Bondi (nella foto) si definisce cabarettista “per sopravvivere”, in realtà il teatro sarebbe la sua vocazione, vocazione che in carriera, confessandosi, dichiara di essere riuscito poche volte a soddisfare. Quasi due metri di sincerità, capelli brizzolati e incolti, la barba lunga e gli occhi dolci, la consapevolezza e la maturità sono trasparenti nelle parole e nelle espressioni. Tanti anni di televisione, Zelig, poi Zelig Off, quindi tre anni a Sky, un anno a Mtv e ben quattro anni di Radio, con la fortunatissima trasmissione “Ottovolante” a Rai Radio Due. Molta lotta per arrivare al successo. Giovanni ci racconta molte cose e tante guerre. Soprattutto con se stesso. Come un cavaliere della modernità. Come tanti altri. Per farla breve, ma solo a parole, un tentato suicidio che gli ha causato un grave infortunio alle gambe, il lento recupero e poi un’infiammazione ossea, sempre alle gambe, quando tutto sembrava superato: “Non potevo camminare, ho lavorato per tre anni a Zelig Off da uno sgabello, ho sofferto le pene dell’inferno, sembrava non dovesse mai finire e pensavo seriamente di perdere l’uso delle gambe”. Adesso le cure stanno facendo effetto e la ginnastica anche. Tanto nuoto e tanta bici e Giovanni Bondi oggi è tornato in forma smagliante e la cosa non può che far piacere e commuovere. Sembra un vulcano in eruzione, pieno di energie e di idee. Il teatro ad esempio, per settembre è in programma il lancio di uno spettacolo teatrale in collaborazione con il Goldoni, tratto da un libro scritto da lui, grazie alla collaborazione con Carlo Neri, regista teatrale della Cooperativa Itinera con trent’anni d’esperienza nel settore. Il libro, la cui uscita è imminente, parla della storia delle “case chiuse” in Toscana. “Les maisons” dove le donne si prostituivano legalmente, in Italia, prima della Legge Merlin. Storie di quartiere, drammi e aneddoti. Materiale raccolto in anni di studio, per stendere libro e opera teatrale, sui testi anche del giornalista e scrittore livornese Aldo Santini. Sudore, impegno e studio che verranno coronati la prima, il 25 agosto al teatro di Montecatini Val di Cecina. A settembre Livorno e il Teatro Goldoni. Giovanni Bondi è un artista di serie A e la sua verve targata e vidimata Zelig è conosciuta. E’ un personaggio famoso e come tale si fa rispettare. Adesso il teatro e verrebbe da dire si sa molto bene da dove si cade. Infatti, e pochi se lo sarebbero potuto immaginare, si parla di tre anni di studi teatrali al Vertigo, stage di mimo e danza in tutta Europa, tra i più prestigiosi (soprattutto Olanda) e un’esperienza come artista di strada alla Semana Grande di San Sebastian in Spagna.
Maturità d’artista e riflessioni, il personaggio Giovanni Bondi si definisce un professionista-lavoratore e ama lavorare con il curriculum in mano “come fanno a Milano” – sottolinea. E non si vieta di togliersi qualche sassolino dalle scarpe: “A Livorno non c’è meritocrazia, mi dispiace dirlo, ma se proponi qualcosa di innovativo ti prendono per pazzo, il curriculum non te lo legge nessuno e si procede per noia, connivenza, abitudine e autoreferenzialità; ci sono molte realtà, che operano nell’organizzazione di eventi, che potrebbero lavorare meglio ma non lo fanno. E non posso fare nomi…”. “Sono legato a Livorno – continua – ma non in maniera viscerale come si usa da queste parti, amo da matti alcuni personaggi, come l’amico Paolo Migone e il bravo Claudio Marmugi e un altro grande personaggio che non tutti conoscono, Emiliano Bianconi, un vero poeta, scrive audio book e è un mio buon amico. Tiene la baracchina del pesce davanti al porto di fronte ai Quattro Mori, se volete conoscere un vero livornese doc dovete andare da lui, che oltre a essere livornese vi dimostrerà di essere anche un cittadino del mondo”. simoneconsigli@live.it