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28 Ottobre 2021

Grande emozione e momenti di genialità al concerto di Uto Ughi al Goldoni


(Angela Simini) Livorno, 25 febbraio 2020 – Grande emozione nell’attesa che Uto Ughi comparisse sul palco del Teatro Goldoni, dal quale mancava dal 2014, quando intervenne al trentesimo Tan dell’Accademia navale di Livorno.

Negli anni precedenti il celebre violinista era intervenuto nelle nostre stagioni concertistiche più volte ed aveva stabilito con la sua carica comunicativa e con la sua genialità esecutiva, ma soprattutto interpretativa, un feeling particolare col pubblico livornese, pubblico che contraccambia con generosità gli artisti. In questa manifestazione, promossa dal Rotary Club e dal Livorno Music Festival, il teatro, affollato in ogni settore, fino al loggione, con la presenza anche di bambini, era già di per sé uno spettacolo dei più graditi. Uto Ughi è entrato con la semplicità e l’eleganza di sempre, sorridente, col suo violino e col Maestro Alesssandro Specchi, che lo accompagnava al pianoforte: un duo consolidato da tanti anni, che collabora all’unisono e che fa gustare tanta letteratura musicale.

Primo brano in programma, la Ciaccona in sol minore di Antonio Vitali, omaggio al celebre violinista e compositore della scuola di Modena (1663-1745), nella quale i musicisti si sono progressivamente fusi sino a raggiungere la piena sintonia. Ughi si è rivolto direttamente al pubblico per illustrare i brani che con Specchi andavano a suonare, con la cordialità che solo i grandi sanno avere, autenticamente animati dal desiderio di “far comprendere” e di diffondere la cultura musicale, iniziativa nella quale il violinista tanto si spende. Quindi è stata la volta della Sonata n. 7 in do minore op. 30 n.2 in cui l’atmosfera si è caricata di tensione, grazie all’armonia creata dal dialogo tra violino e pianoforte, che non ha fatto da accompagnamento ( o basso continuo), ma che ha interagito col violino, scambiandosi le parti. E qui bisogna rendere atto al maestro Specchi che è un bravissimo pianista, perché non è da tutti sapersi integrare con un estro come quello di Ughi.

Il pubblico ha applaudito anche tra i tempi della stessa composizione: segno chiaro che l’emozione è stata trascinante e talvolta incontenibile. Il celebre violinista ha interpretato con umanità calda e intensa un bellissimo programma, fino agli inizi del 1900, in cui ha raccolto le note d’oro del violino: Antonin Dvorak, Camille Saint-Saens, al danza Tzigane di Maurice Ravel. E qui non ci sono parole opportune a dire che cosa è stata la falcata ampia ed equilibrata di Ughi, o il celebre vibrato o il “pianissimo” che quasi scompare all’udito, la magia dei suoni, evocati con grande gusto e passione, le tonalità morbide, sensuali, intense ed elevate. Ma l’esecuzione dei brani più virtuosistici, come la Campanella di di Paganini , hanno mandato in delirio il pubblico che, quasi, non voleva più andar via. Se buona parte della riuscita del suono è dovuta agli strumenti stessi di Ughi, il Guarneri del Gesù e lo Stradivari, dalla voce pastosa, è anche vero che il violinista ha dimostrato uno studio del suono e del timbro, che adesso, nella sua piena maturità artistica, possiede e asseconda come proiezione propria.

Questo concerto, alla fine del quale Ughi si è offerto alla folla per autografare i Cd acquistati nel foyer, è un segno chiaro che Livorno risponde molto bene alle buone proposte. Ed è anche un segnale di come ci si possa organizzare per realizzare iniziative importanti: il ricavato del concerto infatti è andato a finanziare le Borse di Studio a favore degli studenti Under 25 della decima edizione del Livorno Music Festival.