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28 Settembre 2020

I volontari del Circolo Pizzi “Le mi’ Bimbe”: una testimonianza da Ardenza


(Ruggero Morelli) Livorno, 3 ottobre. Dopo i giorni dell’alluvione sono molti coloro che hanno recriminato sul passato e che invitano la classe dirigente a migliorarsi per guardare al futuro e governare i processi lenti ma necessari, anche se oggi non portano voti a breve.
Come altri sono stato coinvolto nel momento dei soccorsi necessari ed urgenti: il frequente squillare dei messaggi, lo spostarsi da una zona all’altra per capire che cosa si doveva fare subito, cercare di organizzare l’arrivo di aiuti che stavano sommergendo chi li aveva richiesti.
Seppur ci fosse un bel po’ di confusione , e il rincorrersi delle notizie tragiche, che aumentavano nelle ore per i dispersi che man mano venivano ritrovati, si è visto che un grande numero di ragazzi e di adulti hanno preso coraggio e lavorato in varie forme.
In queste circostanze c’è per fortuna qualcuno che spontaneamente si assume la responsabilità di dire che fare: dirige insomma e velocemente distribuisce forze e compiti per evitare il caos.
Nel mio caso, al circolo Pizzi-Le mi bimbe di via Della Gherdesca, la Susy è diventata il perno intorno al quale hanno girato, un po’ come si vede fare alle formiche, più di trenta tra ardenzini e larosini. La sala dei giochi è diventata un magazzino dei materiale per spalare, spazzare, pulire, asciugare, coprire, vestire. La sala grande (ex cinema per noi anziani), è stata adibita a mensa volante per circa cento volontari e ricovero cibi in bottiglia, in scatola, in pacchi.
Chi andava nelle case invase dall’acqua, nei giardini dove il fango arrivava ai ginocchi e qualche automobile era stata sbalzata, a contare i volontari per riferire alla cucina ed agli addetti a procurare pasta, carne, frutta e molto caffè.
Chi si ingegnava per raccogliere in gruppi simili la quantità di oggetti e cibi che arrivavano in continuazione, e chi con loro stava sulla stretta via per scaricare le auto e consentire al traffico di ripartire; nulla si può fermare del tutto.
Per fortuna mentre portava scatole, ordinava di spostare tavoli, rispondeva alla domande dei volontari dentro il circolo, rispondeva al telefono e chiamava amici per sapere dove c’era urgente bisogno, Susy ( Anna Maria Bottici ), capendo che si trattava di una situazione d’eccezione ha avuto lo spirito e l’accortezza di usare il cellulare per scattare delle foto.
Che cosa si farebbe oggi senza il ‘’prolungamento’’ delle nostre mani? Di questo parlerò in altra occasione.
Era un problema anche gestire l’arrivo dei volontari con gli stivali coperti di fango, e qualcuno ha trovato secchi e stracci per mitigare l’invasione del pavimento.
La trasformazione del circolo in un avanposto d’emergenza è durata dieci giorni; poi grazie ad un ampio ricovero al coperto offerto da amici è iniziato il trasloco degli scatoloni e dei pancali; abbiamo rivisto il bancone del bar, le pareti delle sale e la vicina ripresa della normalità, o quasi.
Nel frattempo ci si è ricordati di scrivere su un taccuino i nomi dei molti che hanno ‘’dato una mano’’ di quelli che si sono offerti e che saranno ringraziati in vari modi.
Quello che è risultato naturale è stato vedere che il circolo di Ardenza è diventato il punto di riferimento per molti; forse anche grazie alla sua lunga storia; le stanze che si affacciano sulla via con le grandissime porte sono rimaste sempre aperte ed il via vai di tutti è stato incessante.
Una notazione la dedico alle donne sia per la continuità sia per la capacità di fare più cose insieme sia per il numero che ho visto nella sale del circolo.
Nei luoghi disastrtati come in via Ghisleri, in via Pacinotti e sulla via Aurelia da Biricotti, ho incontrato molti ragazzi che avevano in viso la voglia di fare qualcosa per gli altri ,i danneggiati; loro che venivano da case e famiglie che fortunatamente avevano passato la famosa notte a guardare piovere. ruggeromorelli@libero.it