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29 Settembre 2020

Il Benignicum


(Fabio Sebastiani) Roma – Dice Roberto Benigni che se vincessero i No “il morale” andrebbe “a terra”. Peggio della Brexit, dice Benigni, ripetendo frasi affermate, poi smentite, poi riaffermate da molti esponenti dell’attuale governo. Insomma, dopo Boschi che ha sottolineato le proprietà taumaturgichce del Sì, ecco l’immancabile giullarata di Benigni. Non è la prima volta. A questo punto viene da pensare che il legame del comico con Matteo Renzi vada ben al di là della semplice amicizia. E sinceramente non se ne sentiva il bisogno di questa uscita. Cosa dobbiamo aspettarci in prossimità del 4 dicembre? Un paese spaccato in due come la mela non può davvero permettersi argomentazioni abborracciate e “televisive”. Questo Benigni lo sa benissimo, e fa spallucce. Dai Roberto, che qualche bell’affaruccio per le tue case di produzione esce fuori. Impegnati, però! E mica puoi pensare che basta dire “quattro stronzate in croce” per cavarsela! Almeno non dire falsità!
Se vince il No, non si cambierà più la Costituzione? “E perchè mai?”, risponde Pippo Civati. “La Costituzione è stata cambiata per l’articolo 81 subito dopo la bocciatura del cambiamento proposto da Berlusconi del 2006. E questa stessa modifica, ampia quasi quanto quella del 2006 (anche quella per il superamento del bicameralismo perfetto) è stata portata a conclusione dalle Camere nonostante quel No. Cosa vuol dire che, se si vota No, non si potrà più cambiare la Costituzione? E’ un assoluto non senso. Se vince il No, rimangono intatti i procedimenti di revisione, che hanno già consentito di cambiare molte volte articoli o parti della Costituzione. Peraltro, Benigni sa che, se passasse la “riforma” proposta, gli improbabili senatori parteciperebbero a pieno titolo alla revisione costituzionale? E che affidare la riforma a un Senato dopolavoristico rischia di renderla più difficile, proprio quella riforma?
Il rischio è in effetti proprio opposto: sarà molto difficile cambiare se vince il Sì. Quello sarebbe un Sì conservatore. O meglio, autoconservatore. Caro Benigni, ti vogliamo bene, ma non basta il tuo Sì per convincerci. Soprattutto se le motivazioni attengono il morale, l’asteroide tipo Brexit e la futura revisione costituzionale.
Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, “chi ha declamato la bellezza e la bontà della Costituzione italiana nata dalla Resistenza paragoni il mantenimento della Carta a una catastrofe, dicendo che la vittoria del No sarebbe peggio della Brexit, è francamente un segno di degrado. Perchè mai, se vincesse il No, il morale del Paese dovrebbe crollare? Non rilancerebbe l’impegno per attuare, oltre che per mantenere, la più bella Costituzione del mondo? Pensavo che Benigni fosse un intellettuale di sinistra che sapeva recitare e fare il comico, mentre in questa situazione dimostra purtroppo di essere solo un giullare di corte, peccato!”.