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25 Settembre 2020

Il musicologo Fulvio Venturi (foto concessa dal Teatro Goldoni)

Il Festival internazionale Mascagni ha messo le ali, il via nel parco della Fortezza nuova


(Angela Simini) Livorno, 3 agosto 2020 – Quasi non sembra vero, ma il Festival Internazionale Mascagni, sospirato per anni, nella giornata di ieri, domenica 2 agosto, 75esimo anniversario della morte del maestro, ha messo le ali, fin dalla mattina, quando il sindaco Luca Salvetti ha reso omaggio al compositore deponendo una corona di fiori davanti al suo Mausoleo nel cimitero della Misericordia. Con lui, l’assessore alla Cultura Simone Lenzi, il tenore Marco Voleri, direttore artistico del Festival e il dirigente comunale Giovanni Cerini.

La sera è stato il momento clou di questa prima grande giornata del Festival in cui il Maestro ha ricevuto un riconscimento ufficiale e un ricollocamento nel conteso storico in cui ha vissuto.

Nel Parco della Fortezza Nuova, in un tripudio di luci esaltate dallo specchio dei Fossi degli Scali delle Cantine, il tenore Marco Voleri ha inaugurato la tappa zero del Festival Mascagni 2020, un Festival nato a dispetto dei santi, dopo la forzosa parentesi del lookdown, quando fino all’ultimo momento non c’è stata certezza di poterlo organizzare. Ma, dopo aver reso omaggio ad Amedeo Modigliani, l’amministrazione comunale ha voluto mantenere l’impegno di clebrare anche l’altro grande cittadino livornese, nella convinzione, più volte indicata dal sindaco e dall’assessore alla cultura, che la valorizzazione cuturale e artistica della città, ha una ricaduta di immagine e di vantaggio anche economico. La serata ha avuto il merito di ricollocare Mascagni nella temperie artistica di fine Ottocento e inizi Novecento, compito svolto dal musicologo Fulvio Venturi con la grande professionalità di cui ha sempre dato prova, che ha restituito l’immagine di un musicista colto, aperto alle suggestioni culturali del panorama letterario, musicale e pittorico europeo, oltre che illustre rappresentante della Giovane Scuola Verista Musicale.

E poi l’attacco delle note di Cavalleria Rusticana: immancabie il celebre duetto tra Santuzza e Turiddu, che ha immesso direttamente il pubblico nello spirito della produzione mascagnana. Molto ben scelto il programma a seguire, che ha proposto un’aria da ogni opera del Maestro, in modo da dare un assaggio di tutta la sua vasta produzione, per lo più sconosciuta. Accompagnati dalla professoressa Laura Pasuqaletti, apprezzata pianista, si sono cimentati cantanti molto bravi: i soprani Maria Billeri e Francesca Maionchi, il tenore Samuele Simoncini, il baritono Sergio Bologna. Da rilevare che le partiture di Mascagni sono solitamente difficili, giocate su note alte e di impervia intonazione, come, nella grande varietà dei brani, si è potuto constatare. Interessante anche la lettura delle lettere del Maestro e di articoli di giornali e scaramucce tra musicisti, letterati, in particolare tra Mascagni e Dannunzio, tra Mascagni e il regime fascista. I passi sono stati affidati alle voci recitanti degli attori di teatro Andrea Gambuzza e Ilaria De Luca che hanno vivacizzato i testi e interessato la platea.

La scelta dei brani ha messo in rilievo un Mascagni inedito, che ha sì aderito al partito facista, ma che ne ha anche preso le distanze al momento opportuno, mantenendo la sua libertà di “composizione”, come in occasione della sua ultima opera “Nerone”, non troppo ben vista dal regime. L’opera, contrariamente alle previsioni del Duce, ebbe successo e Mascagni potè rifarsi esprimendosi con una frase tipicamente livornese nei confronti di Mussolini. Se teniamo conto del fatto che a Mascagni, in quanto Accademico, si è lungamente imputato l’adesione al Fascismo nel 1932 e lo si è tacciato tante volte di ignoranza culturale, la serata ha finalizzato scelte ed interventi atti a sfatare miti e pregiudizi sul conto del compositore livornese.

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