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17 Gennaio 2021

Il gesto di Luisa che ha amato la vita anche quando l’ha persa


(Marco Ceccarini) Siena, 24 settembre – La chiameremo Luisa per non violare la privacy della famiglia e perché chi fa del bene, spesso, non desidera apparire. Eppure la sua vicenda rappresenta un’incredibile storia di sensibilità e di altruismo, il più grande tipo di altruismo, che non va taciuto. Perché lo spegnersi della sua vita illumina e ridà linfa ad altre esistenze umane. E lo fa grazie all’abnegazione e all’impegno di tanti uomini e di tante donne che si sono prodigati ininterrottamente per due giorni al policlinico delle Scotte di Siena.

Tutto è cominciato sabato pomeriggio. Era un caldo pomeriggio quasi estivo, quello dell’altro ieri, 22 settembre. Luisa, una donna dell’entroterra senese, è stata colta da un arresto cardiaco. Le sue condizioni sono apparse subito molto gravi. Immediata è scattata l’emergenza sanitaria. E’ stato chiamato il 118 e un’ambulanza l’ha condotta in ospedale. Il personale a bordo, formato in gran parte da volontari appositamente formati, le ha praticato il massaggio cardiaco con grande dedizione, ma il suo cuore non è più ripartito. Luisa non ce l’ha fatta.
Istantanea, nonostante il dolore e il dramma, è stata la straordinaria disponibilità dimostrata dai familiari, che hanno acconsentito alla donazione di organi e tessuti, evidentemente dando seguito al desiderio della giovane donna. Ed è stato, questo, il primo grande, immenso, gesto di amore e solidarietà. Un gesto che da solo varrebbe la menzione in un giornale.

Ma c’era un problema enorme, quasi insormontabile, da superare. Il cuore di Luisa, infatti, aveva cessato di battere. E per chi non lo sapesse, non è possibile effettuare trapianti a cuore fermo, in quanto gli organi umani, in poco tempo, si deteriorano e non solo più utilizzabili. Tanto che, nella procedura standard, il prelievo di organi viene effettuato a cuore battente nel senso che il donatore è in morte cerebrale ma il cuore funziona ancora.
Con il cuore privo di attività, invece, c’è una sola possibilità di effettuare il prelievo di organi. Deve essere utilizzato un macchinario particolare che, grazie alla perfusione extra-corporea, si sostituisce al cuore e ai polmoni consentendo l’ossigenazione di tutti gli organi. Va da sé che l’intervento deve essere iniziato praticamente un attimo dopo quello in cui il paziente cessa di vivere.

Questo tipo di procedura, estremamente costosa, è stata messa in atto a Siena nel weekend, cosa che conferisce all’intervento un significato ancora maggiore, perché quasi tutti i professionisti che hanno preso parte alla complessa operazione, una trentina, sono rientrati in servizio dal riposo settimanale.
Operatori del pronto soccorso e della rianimazione, della sala operatoria e della cardiochirurgia, della chirurgia dei trapianti e del coordinamento delle attività di donazione, si sono susseguiti, in una vera e propria lotta contro il tempo, fino alla sera di ieri, un’afosa domenica settembrina. Alla fine Luisa ha donato le cornee, la cute ed i reni

I trapianti a cuore fermo aprono possibilità importanti nelle attività di donazione degli organi. Essi richiedono l’intervento di più figure professionali tra cui anestesisti, rianimatori, cardiochirurghi, cardiologi, perfusionisti e specialisti della donazione. In Italia questa pratica è ancora agli albori, come d’altronde nel resto del mondo, perché richiede non solo alta tecnologia e strumenti d’avanguardia, ma anche professionalità non indifferenti e una disponibilità umana fuori dal comune. Se c’è bisogno di operare, si opera, anche in emergenza, senza stare a guardare i vincoli ed i diritti stabiliti dal proprio contratto di lavoro.

A Siena, dove era la prima volta che si effettuava questo genere di intervento, la donazione a cuore fermo è stata possibile grazie alla disponibilità di alcuni volontari e soprattutto di molte persone che sono rientrate in fretta e furia in servizio. Solo questo ha permesso alla famiglia di realizzare questo straordinario atto di generosità. Ed è questo che ha permesso a Luisa di compiere il suo ultimo dono e di dimostrare che ha saputo amare la vita anche nel momento in cui l’ha persa.