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29 Luglio 2021

Un'immagine del porto di Livorno (foto d'archivio)

Il Pci livornese non fa sconti: “Sulla Porto 2000 errori ed orrori riconducibili alle privatizzazioni”


Livorno, 28 aprile 2020 – “Quello che sta accadendo in questi giorni alla Porto 2000 fa parte di quella ormai lunga serie di errori, e forse sarebbe più opportuno definirli orrori riconducibili alla storia delle privatizzazioni del nostro paese. Storia che deriva da un impianto ideologico imposto ormai da un trentennio, che vede nell’iniziativa privata e il mercato il fulcro attorno al quale tutto deve ruotare, perché da essi ne scaturisce benessere e prosperità per tutti, un pensiero unico dominante che ha pervaso la nostra società fino nel profondo e di cui la porto 2000 ne è nella nostra città un esempio concreto. Purtroppo c’è bisogno sempre di toccare il fondo per capire, e l’attuale emergenza sanitaria lo sta evidenziando, come sia importante e necessario salvaguardare, valorizzare ed investire nelle aziende e nei servizi pubblici, e restituire a questi soggetti l’importanza e la centralità che in questi anni, passati sotto l’insegna del “privato è bello e funziona meglio”, è stata tolto loro, recando un danno alla collettività e a chi in essi opera”.

Così inizia il lungo comunicato con cui il Pci livornese prende posizione sulla Porto 2000.

“La Porto 2000, società che gestisce il traffico passeggeri nel Porto di Livorno, fino ad un anno fa era a capitale pubblico, producendo in oltre un ventennio utili attraverso i servizi e l’accoglienza fornita ai passeggeri dei traghetti e delle crociere, da maggio 2019 la maggioranza delle quote societarie sono state vendute definitivamente ad una cordata a cui fa capo il Gruppo Onorato. Questo in virtù di una legge che prevedeva che l’AdSP dovesse scendere sotto il 50% della governace societaria, ed alla quale la politica Livornese e sottostata colpevolmente, non ricercando scenari diversi da quello attuale, e non favorendo l’ingresso o il mantenimento di quote da parte di altri soggetti pubblici, di fatto aprendo le porte al privato e alle logiche di massimizzazione del profitto con il minimo investimento. In questo modo la parte pubblica dell’ADSP e Camera Commercio hanno visto ridurre dopo la privatizzazione le loro quote globali al 34 per cento. Un punto fondamentale scritto anche nella gara, era che al momento della privatizzazione Ci doveva essere anche la pre adozione del Piano regolatore del Porto, niente di tutto questo è accaduto e il 5 maggio il Commissario Verna ha firmato il passaggio delle quote ai privati”, si legge nel comunicato. E ancora: “Nel frattempo è esplosa la crisi che ormai da tempo investe il maggior azionista. Una crisi finanziaria che pesa come un macigno sul futuro degli oltre 3000 dipendenti del gruppo, e che inoltre nel nostro scalo e detentore, oltre della Porto 2000, anche della concessione di LTM autostrade del mare, in uno dei maggiori traffici presenti nel nostro scalo”.

“In questo ultimo mese a causa delle restrizioni del Governo e del blocco deciso dal Ministro delle infrastrutture, il lavoro nella Porto 2000 si è completamente fermato e i dipendenti stanno utilizzando gli ammortizzatori sociali per affrontare questa riduzione dell’attività, ma la preoccupazione più grande resta il fatto che la crisi del Gruppo Moby nel giro di poco tempo è diventata anche la crisi di una società come la Porto 2000, e non solo, che da sempre non ha mai registrato problemi di carattere finanziario”, continua il Pci di Livorno. “A questo punto viene da chiedersi come sarà possibile finanziare i 90 milioni del piano industriale indicato dall’assegnatario nella gara della nuova stazione marittima, che avrebbe già dovuto essere in via di costruzione, vogliamo ricordare che durante la scorsa campagna elettorale per le amministrative del comune di Livorno, un punto inequivocabile sul quale tutte le forze politiche erano concordi, per il rilancio turistico ed economico della città, era la centralità delle crociere e della stazione marittima, per dare nuovo respiro ad un tessuto sociale cittadino sempre più depresso e sfilacciato, e questo e tanto più vero oggi davanti a questa emergenza sanitaria che ha aggravato la situazione”.

“Oggi i fatti ci dicono che la privatizzazione della Porto 2000 è stato un errore, così come il crollo del ponte Morandi a Genova e la privatizzazione della sanità pubblica durante la pandemia, hanno reso evidente a livello nazionale che il liberismo e le privatizzazioni, iniziate dai primi anni novanta hanno fallito”, conclude la nota. “Un porto che non investe è un porto che non può avere un futuro. La mancanza di investimenti di un progetto programmatico, rischia seriamente di mettere in discussione lo sviluppo futuro e l’occupazione all’interno dell’azienda e della città. In una città falcidiata di migliaia di posti di lavoro svaniti negli ultimi 15 anni ci possiamo permettere tutto questo? Vogliamo ricordare tutte le industrie e i posti di lavoro che sono spariti in questi anni, Trw, Spica, Borma, Cantieri navali, eccetera”. E infine: “Davanti a questo scenario come procedere? Noi crediamo che l’AdSP, preso atto della situazione ponga in essere tutte le iniziative a garanzia dei lavoratori, ricercando soluzioni per salvaguardare un settore strategico per la citta come quello turistico. E a nostro avviso tale soluzione non può che essere un ritorno del ruolo pubblico dentro la porto 2000 per salvare i posti di lavoro e il tessuto sociale ed economico della città. Una soluzione di uguale natura anche se in un contesto diverso avvenne qualche anno fa con l’ex art 17 Agelp ora Alp, e fu un’operazione che fece scuola in tutto il contesto portuale Italiano, tanto che Trieste e altri porti seguirono l’esempio livornese”.

Il Partito comunista italiano esprime “seria e profonda preoccupazione, perché mai come in oggi vede a rischio un intero settore strategico come quello del turismo e delle crociere, nonché l’intero Porto passeggeri con i suoi oltre cento lavoratori”.