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27 Gennaio 2021

Il giornalista Stefano Tamburini (particolare di foto tratta da Facebook)

Il piombinese Tamburini nuovo direttore del Tirreno, Barlettani: “Capì subito che aveva stoffa”


(Marco Ceccarini) Livorno, 16 dicembre 2020 – Per la prima volta, un piombinese sale sulla plancia di comando del Tirreno, quotidiano della Toscana costiera. Ha preso infatti avvio oggi, mercoledì 16 dicembre, la direzione di Stefano Tamburini, che coincide con l’inizio dell’attività editoriale della Sae di Alberto Leonardis la quale, subentrando al gruppo Gedi, pubblicherà il Tirreno di Livorno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara.

Tamburini, formatosi giornalisticamente alla redazione di Piombino del Tirreno con Ilvio Barlettani, ha svolto ruoli apicali nei gruppi Finegil e Gedi e in particolare al Centro di Pescara e alla Gazzetta di Reggio.

L’attuale Tirreno, sorto nel 1877 come Telegrafo, mutò una prima volta la denominazione nel 1945, trasformandosi già in Tirreno, perché dopo la Liberazione si ritenne che la testata Telegrafo, vicina alla famiglia Ciano, era inutilizzabile in quanto compromessa con il Fascismo. Tornato a chiamarsi Telegrafo nel 1961, passato sotto il controllo del gruppo Monti nel 1969, nell’anno del centenario, nel 1977, a seguito dell’annunciata chiusura, il giornale tornò a chiamarsi Tirreno e fu edito prima da una cooperativa di giornalisti e tipografi e quindi da l’editoriale Espresso ed infine attraverso mutamenti di assetti e fusioni dai gruppi editoriali Finegil e Gedi, il quale ultimo ha ceduto la testata alla Sae.

Il Tirreno è da sempre una fucina di talenti giornalistici e Tamburini può dirsi uno di questi. Oggi, nel suo primo giorno di direzione, il giornale esce con sedici pagine in più e con un’edizione in cui spicca, tra l’altro, la pubblicazione dei nomi, a partire dai 209 dipendenti, di coloro che tra il 1976 e il 1977, assieme all’allora sindaco di Livorno, Alì Nannipieri, salvarono il giornale dalla chiusura trasformando il Telegrafo in Tirreno. Fondamentale, in quel frangente, fu anche l’azione del direttore Carlo Lulli che, invece di accettare la scelta dell’editore, si mise a capo della cooperativa che transitò il giornale alla sua ripartenza.

Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, in una nota diffusa da Toscana Notizie, ha così commentato il “debutto” di Tamburini: “Un augurio speciale al nuovo direttore del Tirreno, Stefano Tamburini”. E ancora: “Siamo ottimisti che lo storico giornale livornese, sotto la sua gerenza, confermerà il ruolo di voce fondamentale nel dibattito democratico in Toscana”.

Tamburini subentra a Fabrizio Brancoli, anche lui formatosi all’interno del giornale, nato giornalisticamente alla redazione di Montecatini.

Lo storico caporedattore del Tirreno di Piombino, Ilvio Barlettani, ha così ricordato la “scoperta” del talento di Tamburini: “Lo portò in redazione Luigi Carletti, che allora mi faceva da vice, e il ragazzo mostrò subito grande capacità. Notai subito, al volo, che aveva la stoffa per diventare giornalista e fare carriera. Oggi posso dire che l’allievo ha davvero superato il maestro”.

Da segnalare, inoltre, l’osservazione fatta da pervenire da Luigi Moggia, segretario provinciale del rinato Pci, che in merito al ricordo del salvataggio del giornale, ha detto: “L’allora sindaco livornese Nannipieri era espressione di quel Pci che anteponeva la concretezza dei fatti e dei risultati alle dichiarazioni d’intenti. Fu, quel salvataggio, un grande successo del movimento sindacale e dell’intera città di Livorno. Spero che Tamburini sappia dare la giusta attenzione alle istanze dei lavoratori e delle popolazioni della fascia costiera. Saluto con questa speranza il nuovo direttore del Tirreno”.

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