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27 Settembre 2020

Il porto di Livorno verso il futuro, intervista a Maria Gloria Giani


(Massimo Masiero) Livorno, 6 luglio – Maria Gloria Giani è una manager livornese, che conosce il mondo della portualità perchè ha respirato salmastro nell’agenzia marittima e casa di spedizione di famiglia, Pilade Giani, datata 1887. Ne è a capo dalla scomparsa del padre Sergio, avvenuta a 88 anni,unendo alla passione la competenza e la capacità imprenditoriale, che si è conquistata conquistare in un difficile comparto. E’ presidente del Propeller Club. Le abbiamo rivolto alcune domande.

Domanda. Qual è lo stato di salute del porto di Livorno? E quanto incide sull’occupazione della città?
Risposta. Il porto è da sempre il cuore economico della nostra città. Per di più, la particolare natura dello scalo di Livorno è quella di essere “multipurpose”, quindi adatto a gestire molti e diversi tipi di traffici. Basta scorrere il Piano Regolatore Portuale per vedere che le aree del porto si diversificano tra settori containers, rinfuse, ro-ro, nonché per crocierismo e nautica. I numeri dei traffici sono in crescita ed il porto è quasi alla saturazione. Il traffico di rotabili, per esempio, necessita di ulteriori banchine, mentre la crescita delle auto nuove in arrivo avrebbe bisogno di piazzali più ampi. Sicuramente ci sono i margini per un incremento significativo dell’occupazione. L’ADSP a mio avviso ha gli strumenti, le competenze e la volontà per ottimizzare i traffici ed aumentare conseguentemente il lavoro, soprattutto nei settori meno automatizzabili, dove il fattore umano conta ancora molto ed è garanzia di sicurezza.

D. Darsena Europa all’esame delle verifiche e con qualche apprensione sui tempi di realizzazione dei lavori? E’ di pochi giorni or sono il significativo comunicato del ministero delle infrastrutture, che afferma come su richiesta dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Alto Tirreno Livorno-Piombino e d’intesa con la Regione Toscana si è insediato un gruppo di lavoro congiunto per la revisione del progetto Darsena Europa. Quali le reazioni tra gli operatori portuali? Si profila l’eventualità di una modifica del progetto e quindi di ritardi nella sua realizzazione?
R. La Darsena Europa sarà uno strumento molto importante per lo sviluppo del porto di Livorno nei prossimi decenni. Esiste un progetto in corso di definizione e ci sono anche dei finanziamenti pubblici che la Regione si è impegnata a garantire. Mi sembra ci sia una convergenza di volontà per realizzare il progetto quanto prima. Da operatrice del porto credo che la sommatoria di una nuova Darsena, collegamenti ferroviari e informatizzazione delle procedure non possa che portare sviluppo per la città. Francamente mi preoccupano di più gli scenari internazionali dello shipping (fusioni fra grandi armatori, noli marittimi ed eccesso di stiva), piuttosto che l’inevitabile attesa del 2023 per il completamento di tutte le infrastrutture.

D. Recentemente Stefano Corsini, presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Tirreno Settentrionale ha preso atto, in un convegno a Prato, che la Regione intende potenziare il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo per cui saranno “risagomate” le gallerie ferroviarie del tratto Prato-Bologna, per migliorare il flusso dei traffici verso la costa tirrenica. Inizio lavori nel 2018 e termine nel 2021. La Prato-Bologna è fondamentale per il sistema portuale dell’Alto Tirreno – ha dichiarato Stefano Corsini – attraverso questa importante opera, e grazie alla trasversale Firenze-Pisa, Livorno e Piombino possono raggiungere il corridoio del Brennero e puntare diritto ai mercati dell’Europa Centro Orientale”. E’ un segnale di fiducia per il porto, dopo un annoso periodo di crisi?
R. Il Presidente Corsini, a mio avviso, è una persona competente ed il suo curriculum parla da solo. Ritengo che conosca sia le potenzialità delle reti TEN-T (dorsali di collegamento in Europa) come pure i mercati di riferimento. Avere ferrovie vicino al porto e una logistica integrata grazie all’interporto Vespucci ci potrebbe consentire di raggiungere veramente con le nostre merci centro Italia e Nord Europa. Del resto, la realizzazione completa dei binari sulle banchine, dello scavalco per raggiungere l’Interporto Vespucci in maniera lineare e persino il ripristino della Collesalvetti-Vada – per rendere veramente sistema quello dei nostri due porti – è ciò che tutti vorremmo vedere completato prima possibile. E con un presidente motivato come Stefano Corsini, si può anche sperare di lavorare sulle strategie dell’asse Brennero-Gottardo.

D. Uno dei problemi più dibattuti è quello del ripristino dei bacini per le riparazioni navali, un’attività che è stata in passato un fiore all’occhiello per l’imprenditoria portuale locale. Sarà possibile rimettere in moto questo comparto? Oppure potrebbe essere meno oneroso trasferirlo al porto di Piombino, dove tra un anno inizieranno le demolizioni delle navi della flotta della marina militare e quindi potrebbe ambire in prospettiva a iniziare anche le riparazione?
R. Livorno e Piombino oggi sono un porto unico. Questo ci consente di ottimizzare aree, risorse e lavori. Piombino, come noto, ha visto vari imprenditori livornesi investire nel settore delle demolizioni, anche per puntare poi sulle riparazioni navali più impattanti. A Livorno, una buona soluzione potrebbe essere invece quella di concentrarsi sul polo della nautica.

D. Come si potrà sviluppare la sinergia tra Livorno e Piombino, che ha fondali a meno venti metri e 360 metri di banchine in arrivo?
R. Se dobbiamo e vogliamo davvero lavorare in un’ottica di sistema portuale, mi azzardo a dire che alla Darsena Europa non occorrono i -20.

D. Importante fare sistema, formare il personale e avere una visione comune per nuove opportunità di lavoro. Lo ha detto l’assessore regionale allo sviluppo Cristina Grieco. Quanto è importante fare presto? E’ e sarà possibile?
R. Conosco personalmente e stimo l’Assessore Regionale Grieco, importante supporto per la nostra città e donna molto equilibrata. In un recente convegno sulla formazione marittima, da me organizzato come Propeller, al quale ha portato le sue conclusioni, ci siamo scambiate l’impegno ad attivarci – attraverso progetti europei e non – sulla formazione dei vari mestieri legati alla cantieristica (saldatori, riparatori, maestri d’ascia) per creare opportunità sia per i giovani, ma anche per quella forza lavoro – presente in alta percentuale in città, nella fascia di età 40-60 anni, adesso inoccupata.

D. Le donne al vertice sono una garanzia. Sono pratiche, preparate professionalmente e socialmente. A Livorno sono ancora poche… o no?
R. A Livorno o nel mio settore? Perché nel ramo spedizioni, terminalismo, logistica, formazione ma anche cultura… mi sembra ci sia un bel parterre di donne».

D. Quanto ama Livorno da zero a cento?
R. Con tutte le sue sfaccettature, con il suo talvolta essere troppo “chiacchierona” e rumorosa, amo profondamente la mia città, i suoi colori, i suoi sapori, il suo – mi consenta un francesismo – Esprit tutto particolare. masierolivorno@gmail.com