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15 Gennaio 2021

Gli applausi a Giobbe Covatta suggellano il successo della quarta edizione di Scenari di Quartiere


(Donatella Nesti) Livorno, 22 settembre 2019 – Un pubblico numerosissimo e partecipe, un giro nei quartieri livornesi alla scoperta delle loro caratteristiche, un ascolto interessato per gli attori e le attrici protagonisti sul palco, un modo di vivere il teatro nelle piazze alle quali si può arrivare portandosi panchetti e sedie, luoghi di incontro al calasole fuori dagli schemi:,ì è questo il successo dell’iniziativa Scenari di Quartiere che si è conclusa stasera, domenica 22 settembre, con la serata finale dedicata alla “Divina commediola” di e con Giobbe Covatta, che ha avuto un gran successo, svolta al Teatro Goldoni e non a Villa Fabbricotti a causa del maltempo.

Dal 7 al 22 settembre, Scenari di Quartiere è stato il festival di Teatro di narrazione. Nato nel 2016 da un’idea di Fabrizio Brandi e Marco Leone, organizzato dalla Fondazione Teatro Goldoni di Livorno e dal Comune di Livorno con la direzione artistica di Fabrizio Brandi e il contributo dell’Associazione Quartieri Uniti di Livorno, giunto alla sua quarta edizione, il festival rimane fedele e sviluppa ulteriormente l’idea da cui è partito: portare il Teatro fuori dal Teatro, tra la gente, in luoghi inusuali, suggestivi, spesso legati alla storia della città.

E’ un Teatro che si riappropria della sua valenza originaria: tornare nelle strade e nelle piazze per cercare di innescare processi di rigenerazione di quei luoghi, favorire relazioni, condivisione, pensiero. Andare incontro ai bisogni, affrontare e mettere in rilievo le mancanze, le criticità, anche questo è il ruolo dell’arte.

Cultura, spettacolo, partecipazione e territorio, si legano così in uno scambio continuo di conoscenza e valorizzazione. Nove location con altrettanti protagonisti, tutti nomi importanti del teatro di narrazione tra questi, Rondelli, Covatta, Mario Perrotta, Oscar De Summa, Roberto Mercadini, Daria Paoletta, Michele Crestacci, i bravi attori del Teatro Stabile d’Abruzzo e Juan Martín Guevara che ha raccontato chi è stato veramente il carismatico fratello maggiore: dal suo struggente memoir emerge un “Che” inedito, intimo. Indimenticabile la performance di Mario Perrotta in una fredda serata ventosa al Castello di Antignano  con il racconto tragico ma ironico dell’’emigrazione italiana nelle miniere di carbone del Belgio, raccontata attraverso un’epopea popolare, fatta di uomini scambiati con sacchi di carbone, di paesi abitati solo da donne, di lettere cariche di invenzioni per non svelare le condizioni umilianti di quel lavoro, di mogli che rispondono a quelle lettere con le parole dettate dall’unico uomo rimasto in paese: il postino.

Altrettanto da segnalare la serata in Borgo Cappuccini con “Amore e Psiche” di e con Daria Paoletta tratto da “Amore e Psiche” di Apuleio. Una storia che racconta un amore travagliato e ostacolato dalla diversità dei due amati: Amore è un Dio mentre Psiche è una mortale, ma bella come una Dea. Una saga di personaggi che dividono l’Olimpo dalla Terra, le divinità dai mortali, per scoprire che non c’è poi tanta differenza, gli uni assomigliano agli altri. L’attrice Daria Paoletta riscrive il mito di Amore e Psiche, adattando la narrazione al mestiere dell’attore. Una scena nuda che prende vita attraverso la forza del linguaggio vocale e corporeo, tali da creare ambientazioni e condividere suggestioni. Il tentativo è di condurre il pubblico in un mondo immaginifico e, attraverso l’arte teatrale, ritrovare se stessi.