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lunedì 20 agosto 2018

Inchiesta. Il futuro di Livorno


(Ruggero Morelli) Livorno, 17 luglio 2018. Mi sono recato al circolo del Pd Ardenza-La Rosa la sera del 20 giugno per assistere all’incontro: Qui a Livorno noi si fa così – pensieri e parole. Alle domande-provocazione di Mauro Zucchelli hanno risposto: Paolo Bruciati, Alessio Ciampini, Giulio Profeta e Andrea Raspanti. Poi tanti interventi dal pubblico.
Nei giorni successivi, dopo la nota di Zucchelli, pubblicata sul Tirreno del 22 giugno, ho cercato di approfondire gli spunti della discussione. E’ da tempo infatti che non si registrano partecipazioni sentite, o almeno curiose, nel panorama cittadino; ed ho incontrato con sorpresa/piacere alcuni che non vedevo da tempo, e qualche volto meno noto e più giovane.
Alle domande di Mauro Zucchelli, le risposte, pur caute, sono state comprensibili nel delineare un futuro della politica per Livorno e dintorni – ‘Livorno come parte di un più ampio distretto produttivo’-.
Le vicende traumatiche del giugno 2014 hanno trovato sedimento nelle decisioni della nuova giunta spesso avversate dai consiglieri delle diverse opposizioni.
Possiamo pensare che sia tutto passato quindi e siano facili intenti unitari per l’appuntamento elettorale del 2019? Non credo, o meglio non ancora. Gli ‘spigoli’ tra le varie anime della sinistra non mancano. Le premesse sono un buon segnale sia per la novità dell’incontro, per la partecipazione, per la qualità degli interventi; un segnale atteso da tempo in città, un richiamo alle forze politiche, alcune nuove, che ho ascoltato direttamente nei recenti dibattiti organizzati da vari circoli-associazioni apertamente politici .
Il laboratorio ha partorito alcune petizioni di principio irrinunciabili che possono creare il terreno per altre prove di confronto e discussione su temi vitali per il recupero di scelte su urbanistica, sanità, distribuzione commerciale, di mobilità, di qualità della vita nei quartieri, di legalità. Si può usare la parola ‘laboratorio’ : sia per la volontà di formulare una proposta progressista per superare i dati recenti dell’Irpet, per un investimento su scuola e formazione, per proteggere l’ambiente e far crescere la partecipazione sociale delle donne, sia infine per le numerose note scritte che si sono subito susseguite sulle pagine dei giornali in carta e online.
Segno dell’interesse e della voglia di dire che si deve agire – ‘ripartire alla pari senza volontà egemoniche’ – per uscire dagli stretti ambiti dell’attuale azione politica; che ‘la sinistra deve aprire un dibattito con umiltà senza santoni con la verità in tasca.’
Le parole più usate: lavoro, uguaglianza, ascolto. Ed anche :”… basta guerre a sinistra..”, ”..la sinistra livornese parta da valutazioni sul presente e da riflessioni sugli errori fatti nel passato”.”non si tratta di trovare un buon candidato sindaco…”; ”…non pensiamo ad un partito unico utopistico delle sinistre…”.
Ecco le mie domande e le loro risposte.
1.- Su quali basi è nata l’inziativa che vi ha visto allo stesso tavolo?
2.- Come valutate i vari interventi e l’esito dell’incontro?
3.- Quali sono le azioni da promuovere per recuperare un pò di credito sia presso gli elettori, sia presso coloro che si sono astenuti a Livorno e provincia?
4.- I riformisti della sinistra locale quali temi devono sollevare per parlare di politica ai giovani ed al mondo del lavoro nei noi territori?
5.- Intravedi la possibilità che il dialogo a sinistra trovi dei comuni denominatori ed obbiettivi dopo il 4 marzo e le prime mosse del governo?
6.- Per quali motivi la giunta M5s del Comune di Livorno,dopo il giugno 2014, ha perduto ogni appoggio in consiglio e può contare su una maggioranza risicata.
Le risposte che leggerete meritano per la chiarezza in parte dovuta ai giorni trascorsi, ed anche perchè chiariscono concetti che erano già maturati nella lunga preparazione dell’incontro.
Per primo ha risposto il giovane Giulio Profeta.
”Per come ho vissuto l’iniziativa di mercoledì 20, penso che la ragione fondamentale fosse quella di dimostrare che c’è vita sul pianeta sinistra a Livorno, anzi, c’è n’è talmente tanta da essere divisa in tanti rivoli di un fiume più grande. Personalmente, ho cercato di porre l’accento, in particolar modo, su alcuni temi cari alla mia generazione, il lavoro su tutti, sui quali forse la sinistra ha peccato di concretezza e pragmatismo, rifugiandosi nel mondo delle idee; chiariamo: un po’ di idealismo è la base della sinistra, la giustizia sociale difficilmente si definisce e questo ci viene rimproverato da sempre, ma, storicamente, i risultati migliori li abbiamo sempre ottenuti dandoci obiettivi concreti e chiari. Ecco, se posso usare un’ immagine direi che la sinistra è la costruzione di una scala verso le stelle (la giustizia sociale), non ci arriverai mai ma, più avrai chiaro dove iniziare la scalata, più vicino raggiungerai la tua meta.
Sulle misure da proporre, suggerirei di forgiare veri e propri piani di rilancio dell’occupazione, attraverso forme di stimolo e, se ciò fosse possibile, anche di intervento diretto del Comune. Il Movimento 5s ha, forse, dissipato un certo credito popolare nei suoi confronti a causa della sua natura politica ondivaga, spesso, infatti, mi sono ritrovato a pensare che la sua sia più un’amministrazione ordinaria (caso Aamps su tutti) che non una strategia politica organica lungo cui rilanciare il tessuto urbano, profondamente provato da questi anni di crisi. Non vedo comunque tonfi all’orizzonte; i pentastellati si sono radicati bene e hanno creato un embrione di classe dirigente, anche se sicuramente l’alleanza al livello nazionale con la Lega li penalizzerà il prossimo anno.” Trascrivo anche il simpatico post :”Un caro saluto a tutti e grazie ancora di avermi accolto al tavolo “dei grandi”,
Le risposte di Paolo Bruciati : “Credo dalla volontà, dalla necessità, di aprire un confronto pubblico su Livorno, mettendo sul tavolo appunto contributi e sensibilità differenti: numeri, parole, riflessioni, analisi. A prescindere dalle rispettive scelte e proposte politiche, attuali e per il futuro. Almeno è con questi presupposti che ho accettato volentieri l’invito di Alessio Ciampini.
Personalmente in modo positivo, sono emersi, seppur in ordine sparso, molti temi: dalla questione del reddito a quella della precarietà del lavoro, dal sistema dei servizi alla persona a quello più generale del ruolo sociale della spesa pubblica. Credo questa sia una domanda per chi fa parte di movimenti e partiti che hanno perso credito. Dando una valutazione generale magari partire da una seria ed onesta autocritica e in qualche caso farsi da parte, assumendosi delle responsabilità politica e dare almeno la parvenza di un rinnovamento di classe dirigente su basi magari di sinistra. Personalmente, il termine riformista mi appartiene poco. Profilo politico personale a parte, come ho sottolineato proprio all’incontro, sicuramente parlare di dignità e di reddito: della qualità o meno del lavoro e se garantisce livelli minimi di dignità ed indipendenza ed appunto di reddito per tutti quei soggetti che sono esclusi dal mercato del lavoro e che non hanno né i requisiti per accedere alla disoccupazione, né per percepire pensione. La possibilità c’è sempre e c’è sempre stata, quello che è sempre mancato è prima di tutto avere un profilo di sinistra, o quanto meno chiarirsi le idee su che cosa sia o debba essere, che cosa si debba intendere per sinistra, insomma almeno definire un “minimo sindacale” per identificarsi come tali. In secondo luogo è mancato per troppo tempo il coraggio o la volontà di essere di sinistra, compressi nell’abbraccio mortale del cosiddetto centrosinistra. Mah. Da subito dopo il voto la giunta 5s è sempre stata sostenuta esclusivamente dal suo gruppo di maggioranza. Ha perso dei consiglieri (uno purtroppo anche in seguito ad una lutto doloroso, spesso ce lo dimentichiamo), che sono usciti dal gruppo 5 stelle e che da allora sono passati all’opposizione. Per il resto, poi, sono sempre arrivate critiche dalle opposizioni, per quanto in molti casi il Consiglio Comunale ha saputo elaborare e votare molti atti congiunti nell’interesse generale della città e dei suoi principi e valori. Ma appoggi , fuori dal suo gruppo di maggioranza, la Giunta 5Stelle in consiglio non li ha mai avuti.”
Alessio Ciampini: ”La politica non si fa con il rancore e neanche con la semplice tattica. Si fa soprattutto con il confronto. Sentivo l’esigenza di iniziare a mettere insieme voci diverse ma appartenenti al campo della sinistra livornese. Sia perchè c’è bisogno di una profonda riflessione culturale su cosa sia la sinistra oggi, quando essa è in crisi in tutta Europa, e per farlo non basta guardarsi l’ombelico ma è importante la contaminazione. Sia perchè a Livorno il 2014 ha cambiato molte cose e dopo 4 anni di opposizione è giunto il momento di domandarci cosa è stato il grillismo locale, come ci siamo arrivati e che rischi comporta un governo grillo leghista nel paese. Per non essere velleitari o salottieri, bisogno cominciare a far circolare pensieri diversi ma affini.

Molto positivamente. C’è stata una grandissima risposta di pubblico ma soprattutto di pubblico presente fino a notte fonda (quasi le una di notte) ed interessato al dibattito e a dire la propria. L’esito si misurerà nella capacità di creare ulteriori momenti analoghi che evidentemente sono sentiti e ritenuti necessari oltre i desideri degli organizzatori. Per quanto mi riguarda è sempre un piacere confrontarsi quando c’è il rispetto. Ora più che mai, superando dibattiti fatti soltanto online e senza approfondimento. Personalmente ho posto il tema di un campo nuovo di confronto e di un municipalismo inteso come capacità delle forze politiche e civiche di mettere al centro il proprio territorio e far valere analisi e proposte che non siano ostaggio di posizionamenti nazionali o filiere verticali. I vecchi accordi politici a tavolino riproposti in tutti i comuni con input verticale, non funzionano più. Servono laboratori locali, interlocuzioni trasversali e orgoglio territoriale. Partecipare ad un campo di dialogo precostituito non appassiona nessuno. Costruirne uno nuovo, dal basso e con competenze varie, fa recuperare voglia e partecipazione. In fin dei conti, se tante persone sono venute ad ascoltarci, hanno evidentemente apprezzato il tema e la trasversalità del tema. Nessun punto di caduta precostituito, ma riflessioni in libertà. Credo sia il metodo vincente per riappassionare le persone alla propria comunità ed al dibattito pubblico e aperto.
Reddito (da lavoro, minimo garantito, di cittadinanza), nuove disuguaglianze, mobilità sociale. Siamo ancora stretti tra il vecchio modello economico cittadino che era caratterizzato da impresa di Stato, partecipazioni pubbliche, salari medio alti, ampia pletora di pensioni anticipate e industria capital intensive (ma non labour intensive) ed il nuovo modello economico. Quest’ultimo incentrato in prevalenza sui servizi e sull’economia portuale (unica sopravvissuta alla ritirata della grande industria). Da qui il continuo ricercare una vocazione turistica ed alcuni tentativi di rilancio nel commercio e nella grande distribuzione. Ai giovani servono opportunità. Per mettersi in gioco e per dare un contributo in quella fase della vita che è la più creativa e quella dalla quale nascono le più grandi idee.
Personalmente non credo nella semplice battaglia ideale per darsi una definizione. Credo di più in una grande battaglia identitaria. La sinistra non la ridefinisci solo mettendo avanti anti fascismo, integrazione, europeismo, diritti, ma dimostrando con le proprie politiche di essere efficace su quei temi. Un’identità precisa che si ponga in un campo di gioco in cui il corpo elettorale è cambiato, l’elettore è volubile e vengono premiate idee forti e chiare. Non sono ammesse troppe sfumature. Serve una proposta radicale e ben consapevole di quali cittadini vuole raggiungere. Per cui il 4 marzo può servire a far capire che anche l’opzione più incredibile in partenza, ritenuta troppo radicale ed anti sistema, può vincere. Non basta però organizzarsi in chiave contraria o radunarsi di fronte al pericolo comune. Così si creano alleanze contro e non per. E di solito durano poco.
La maggioranza 5 Stelle è nata da una tempesta perfetta e con un consenso iniziale molto basso, da molti dimenticato. Circa il 19% al primo turno ed appena 16mila voti. La maggioranza ha poi scontato fuoriuscite e battaglie interne frutto di scelte di governo improvvisate. Inoltre il largo fronte, da destra a sinistra, che al ballottaggio aveva sostenuto Nogarin, non si è cementato con la maggioranza grillina. Che sia stata una scelta del sindaco per mantenere l’autonomia 5Stelle o la difficoltà di tenere insieme forze politiche molto distanti, il risultato è stato quello di un isolamento politico ed amministrativo. Problemi interni e problemi esterni, ma tutti nati su scelte amministrative e per un atteggiamento politico isolazionista.”
Andrea Raspanti : ”Nessuno, di fronte alla nuova carta politica della Toscana, può dichiararsi estraneo ai fatti che ci hanno portato a questo punto. Il confronto a sinistra di cui molto si parla dovrebbe partire da questo riconoscimento. Dal riconoscere, ad esempio, che molti di noi, da una parte o dall’altra, hanno mancato di capire, nel 2014, che eravamo di fronte a una profonda trasformazione culturale e politica delle nostre comunità. Quanto stava accadendo a Livorno non era una cosa eccezionale, ma il primo incompreso segnale di uno smottamento destinato a travolgere tutto. Ben venga, quindi, il confronto, purché sia laico, e concentrato sui problemi della città. Al contrario, se prevarranno le questioni di posizionamento, le tifoserie, i toni e gli atteggiamenti dogmatici, ne avremo indietro solo nuove diffidenze e divisioni.
Restituire a Livorno un dibattito pubblico non ideologico, che, a partire dalla realtà com’è e non da come si ritiene dovrebbe essere, si cimenti seriamente con le sfide del presente e del futuro sarebbe già di per sé una prima risposta alla deriva in corso. Un dibattito autentico, aperto, non una messa in scena strumentale a legittimare il progetto o le ambizioni di questo o quello. Il radicale spostamento a destra del baricentro democratico in corso in Italia è infatti un fenomeno complesso che non lascia margine a tatticismi.
Oggi è opinione comune che non ci siano risorse sufficienti per garantire a tutti i diritti fondamentali e questo crea competizione e diffidenza tra persone che avrebbero invece tutte le ragioni e tutto l’interesse di unire le forze anziché farsi la guerra. Questo modo di pensare rischia di impoverire ulteriormente e rendere meno sicure, perché ancora meno affiatate, le nostre comunità, ma ha avuto una cassa di risonanza trasversale potentissima, ha molta presa sulle persone e non potrà essere confutato insultando- fascista! razzista!- coloro che lo sostengono. In questa situazione, pensare che il collante di percorsi diversi e finora reciprocamente diffidenti quando non dichiaratamente ostili possa essere solo lo spauracchio del comune avversario da demonizzare è miope. È una modo di pensare che, oltre ad aver perso la capacità di mobilitare l’elettorato, è anche molto esposto al rischio di ottenere un effetto opposto a quello auspicato.
Una proposta politica progressista deve prima di tutto riaffermare la necessità di una sfida sociale rivolta verso l’alto, non verso chi se la passa come o peggio di noi. Deve cioè riaffermare il valore di un’economia fiorente che funziona nell’interesse di tutti e non di pochi privilegiati ai quali Lega e M5S vorrebbero oggi anche tagliare le tasse. Una proposta politica progressista per la città deve inoltre elaborare proposte realistiche per promuovere lo sviluppo economico del territorio (cominciando a vedere Livorno come parte di un più vasto distretto produttivo), realizzare un welfare che sia davvero veicolo di redistribuzione delle opportunità e non di mance elettorali, garantire davvero a tutti cure mediche efficaci e tempestive, sostenere un investimento convinto su scuola e sistema della formazione, proteggere l’ambiente naturale, favorire la partecipazione sociale delle donne, stimolare una maggiore consapevolezza del fatto che le istituzioni non esauriscono la comunità e che ognuno di noi ha, insieme ai diritti, dei doveri da esercitare.
Tutto questo sapendo che, a quadro normativo invariato, gli enti locali hanno poche risorse a disposizione, il che richiederà un serio aggiornamento dell’agenda politica di sinistra, con l’abbandono di qualche totem e la capacità di conciliare ideali e senso pratico. Non è insomma questione di trovare un buon candidato sindaco dietro cui riunire per mero calcolo aritmetico ciò che insieme finora non stava. È questione di costruire insieme un progetto capace di riaccendere la speranza di migliori condizioni di vita in tutte quelle persone che oggi hanno paura e pensano che non resti loro che difendere il poco che hanno dagli assalti di chi ha ancora meno e a volte niente, se necessario mettendosi una pistola in casa e ottenendo dal Governo licenza di sparare.
1 segue – ruggeromorelli@libero.it

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