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martedì 11 dicembre 2018

La Cgil all’attacco dopo il suicidio alle Sughere: “Quel carcere non è adeguato”


Livorno, 12 giugno – “Di fronte al drammatico gesto con cui un uomo 58enne, recluso da 27 anni, ha scelto di porre fine alla propria vita all’interno del carcere di Livorno, dobbiamo prima di tutto esprimere tutto il nostro dolore per l’accaduto. Ma il nostro ruolo di organizzazione sindacale confederale ci impone, oltre il dolore, di continuare nella nostra azione che ci vede da tempo impegnati in prima linea nel verificare, rilevare e segnalare tutte le possibili carenze strutturali ed organizzative che interessano l’istituto di Livorno e di Gorgona”.
Inizia così la nota diffusa dalla Cgil Funzione Pubblica di Livorno diffusa all’indomani del suicidio di un detenuto accaduto al carcere delle Sughere di Livorno. Il sindacato denuncia l’inadeguatezza della struttura facendo anche l’elenco di quelle ritenute maggiori.

“Non e’ nostra intenzione ricondurre a tali carenze la drammaticità del singolo evento; ma certo dobbiamo rilevare come la qualità dell’intervento degli operatori penitenziari, chiamati ad assicurare la sicurezza ed il trattamento ai detenuti loro affidati, non possa non essere neutro rispetto alle carenze, così come lo stato psico-fisico della popolazione detenuta”, afferma la nota della Cgil. Che continua “Ci riferiamo alla condizione strutturale del penitenziario, dove ampie porzioni del fabbricato sono dichiarate inagibili o pericolanti; alla condizione di degrado in cui sono tenute altre porzioni dell’Istituto, per i quali non abbiamo nessuna comunicazione in merito alla progettazione e programmazione degli interventi necessari; alla dotazione organica insufficiente, e ancora ad un lavoro di rete frammentato con le risorse presenti sul territorio, e alla distanza con cui si mantiene l’istituto separato dal tessuto sociale della città, non certo colmata con eventi mediatici che nulla hanno a che fare con la riabilitazione dei detenuti o i diritti dei lavoratori”.

“Adesso non serve scendere nel dettaglio delle criticità”, conclude il comunicato. “Adesso è necessario superare i confini del muro di cinta e rivolgendoci direttamente ad istituzioni, forze del privato sociale, attori del territorio, invitando ognuno ad una azione corale e partecipata. Un’azione tesa a porre fine alla perdurante emergenza, a prevenire ulteriori tragedie, a riportare infine l’istituto in condizioni di dignità per chi è detenuto e di normali condizioni di lavoro per chi vi opera”.

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