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martedì 16 ottobre 2018

La chiesa degli olandesi e la storia del fiammingo Duquesnoy


(Simone Consigli) Livorno, 8 giugno 2018. La realtà della Livorno delle Leggi Livornine svela sempre nuovi misteri e nuove storie se si ha la pazienza e la sensibilità di ricercarli. Marinai, pirati e briganti ma non solo. Molto della Livorno cosmopolita si deve anche alla Livorno multiculturale e ricca, imprenditoriale e commerciale. Dal seicento Livorno ferveva di scambi commerciali e viveva un’importanza che non molti hanno ben soppesato. Si parlavano lingue diverse, usi e costumi da tutta Europa e un fermento che ha costruito le fondamenta della città di oggi. Le genti che venivano a Livorno per rifugiarsi grazie alle leggi libertarie volute dai Medici per popolare il nuovo porto, si associarono nelle cosiddette Nazioni, congregazioni o associazioni di stampo economico con matrici religiose e nazionali molto radicate. Della Nazione olandese si inizia a parlare nel 1622, anno della fondazione ufficiale. Nei secoli la comunità si è sviluppata e le sue testimonianze più importanti rimaste sono il cimitero monumentale di via Mastacchi e la splendida chiesa neo gotica sugli Scali degli Olandesi del 1864. Il tempio è la testimonianza più significativa a livello architettonico. Si tratta di una struttura che se valutata e restaurata può essere recuperata. Si è parlato molto dell’incuria di cui è stata vittima e con ragione, ma la struttura, escluso il crollo del controsoffitto in legno appare stabile e recuperabilissima.(Nella foto sopra, l’interno prima dei lavori). Provando a rendersi conto dello stato della chiesa e informandosi sulla sua storia si scopre che fino a pochi decenni fa la struttura era stabilmente frequentata. Le disavventure di cui molto si è parlato negli ultimi tempi culminano con il drammatico crollo del controsoffitto nel 2000. La storia di questo edificio lo pone come una delle strutture più famose ed amate dai livornesi per molti anni. La sua storia è legata a quella della città e perdere la Chiesa sarebbe una ferita gravissima. Mezzo secolo indietro si viene a scoprire che durante la guerra l’edificio smise di essere luogo di culto e sala da concerti e fu requisito dal governo che ne fece ricovero per sfollati e senzatetto. La chiesa in origine aveva nel suo retro un altro fabbricato praticamente adiacente, di proprietà anch’esso della Nazione olandese, che svolgeva le funzioni di scuola per i bambini della Congregazione. In seguito l’edificio divenne la foresteria del prete, dopo la guerra fu infine venduto e demolito. Al suo posto furono costruiti quattro palazzi di sette piani. Il rappresentante della Nazione olandese Ennio Weatherford, al quale si deve molto per la riscoperta e la valorizzazione dei beni della Comunità, muove una protesta. Infatti secondo il rappresentante olandese si è parlato poco di questa ricostruzione, i quattro palazzi sarebbero stati costruiti su terreno di riporto dopo la demolizione del vecchio fabbricato. Si ricorda infatti che in antichità il Fosso Reale scorreva proprio alle spalle della Chiesa degli olandesi, ciò avrebbe fatto sì che dopo i cambiamenti statici si andasse a indebolire il rafforzo sul fosso, che avendo più peso d’appoggio andò a crollare, come tutti ricordano, negli anni ’90. Tornando alla storia della Chiesa degli Olandesi, le splendide linee e i meravigliosi rosoni del tempio sono stati difesi a spada tratta dagli appartenenti della Congregazione. Finanziamenti e campagne di raccolta fondi hanno portato agli interventi recenti di restauro e negli ultimi due anni sta crescendo l’interesse sia a livello pubblico che privato, in attesa di una presa in carico a livello europeo. La storia recente del Tempio parla anche di musica. Le funzioni religiose protestanti sono caratterizzate dalla predominanza di cori sacri, questo faceva sì che le Chiese dovessero avere un’ottima acustica. Il Tempio livornese non si sottrae a questa logica e basta andare indietro di pochi decenni, agli anni ’70 circa per scoprire un recente passato in cui la Chiesa fu un attivo Club di musica. Negli anni a seguire tanti rimpalli e niente di fatto. Il disuso e infine l’abbandono e i crolli. Un vero peccato, ma la volontà’ dei discendenti della Nazione olandese è di ridare vita a questo tesoro che la Livorno storica e cosmopolita nasconde. Tesori e storie. Un’altra ce ne regala la Nazione olandese, questa più sconosciuta e forse più interessante, sicuramente dal punto di vista venato di romanzesco della vicenda. Si tratta della sepoltura di un importantissimo artista fiammingo del ‘600 ospitato a Livorno, dove si dovette fermare a causa di una grave malattia che poi lo portò alla morte. L’artista fu sepolto nella chiesa della Madonna, sotto l’altare di Sant’Andrea insieme ai rappresentanti della Nazione. La vicenda è assai misteriosa e oggetto di studio degli appassionati ma da sempre abbandonata dai livornesi che non ne conoscono la storia. Lo sventurato artista fiammingo aveva nome di Francois Duquesnoy, morto a Livorno nel 1643, conosciuto a Roma come Francesco Fiammingo, collaboratore del Bernini per i lavori artistici per la Basilica di San Pietro, autore della statua di S.Andrea (di cui in San Pietro si conservava la reliquia della testa) commissionata da Urbano VIII. Quando transitò da Livorno e si ammalò, l’artista era in viaggio per Parigi dove avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di scultore di corte per il Cardinale Richelieu. Una storia che merita di essere conosciuta. Adesso si tratta di rivendicare Livorno e la sua importanza in questa storia e fare della sepoltura un luogo di conoscenza per tutti gli appassionati. Lo stesso che si merita la Livorno storica del Seicento e del Settecento che e’ piena di ricchezze e di cultura. Negli anni a seguire tanti rimpalli e niente di fatto. Il disuso e infine l’abbandono e i crolli. Un vero peccato, ma la volontà’ dei discendenti della Nazione olandese è di ridare vita a questo tesoro che la Livorno storica e cosmopolita nasconde. Tesori e storie. Un’altra ce ne regala la Nazione olandese, questa più sconosciuta e forse più interessante, sicuramente dal punto di vista venato di romanzesco della vicenda. Si tratta della sepoltura di un importantissimo artista fiammingo del ‘600 ospitato a Livorno, dove si dovette fermare a causa di una grave malattia che poi lo portò alla morte. L’artista fu sepolto nella chiesa della Madonna, sotto l’altare di Sant’Andrea insieme ai rappresentanti della Nazione. La vicenda è assai misteriosa e oggetto di studio degli appassionati ma da sempre abbandonata dai livornesi che non ne conoscono la storia. Lo sventurato artista fiammingo aveva nome di Francois Duquesnoy, morto a Livorno nel 1643, conosciuto a Roma come Francesco Fiammingo, collaboratore del Bernini per i lavori artistici per la Basilica di San Pietro, autore della statua di S.Andrea (di cui in San Pietro si conservava la reliquia della testa) commissionata da Urbano VIII. Quando transitò da Livorno e si ammalò, l’artista era in viaggio per Parigi dove avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di scultore di corte per il Cardinale Richelieu. Una storia che merita di essere conosciuta. Adesso si tratta di rivendicare Livorno e la sua importanza in questa storia e fare della sepoltura un luogo di conoscenza per tutti gli appassionati. Lo stesso che si merita la Livorno storica del Seicento e del Settecento che e’ piena di ricchezze e di cultura. (Nella foto, l’ingresso)

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