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29 Settembre 2020

La crisi, le banche, la situazione di Livorno


(Gianni Giovangiacomo) Livorno, 15 dicembre – “La nuova stagione delle banche dopo la crisi” è stato l’argomento dibattuto al circolo culturale “Il Centro” di cui è stato moderatore, a nome del suo direttivo, il dottor Massimo Cappelli, che ha presentato il relatore dell’incontro, il dottor Fabio Del Nista, già dirigente di banca, e lo ha sottoposto ad un fuoco di fila di domande pertinenti e qualificate riguardanti il tema in oggetto. Del Nista ha subito chiarito che negli ultimi 20 anni il sistema bancario italiano ha visto una trasformazione epocale. Le regole imposte alle banche sono venute dopo gli indirizzi dettati dalla BCE che ha uniformato la legislazione italiana in materia. Il sistema bancario italiano era talmente parcellizzato (Casse di risparmio, Banche popolari, Casse artigiane, etc.) così da determinare una forte resistenza ad ogni tipo di trasformazione. Le regole sono state introdotte lentamente e la Banca d’Italia ha avuto il compito di portare un po’ d’ordine, infatti per evitare le situazioni di crisi si dovevano aumentare le quote di riserva con la loro deposizione appunto presso la Banca d’Italia, era un modo indiretto per spingere le banche ad integrarsi e a dare maggiori garanzie ai risparmiatori, invece ci sono state solo delle acquisizioni che sono risultate molto negative. Il numero delle banche -ha aggiunto Del Nista- è fin troppo numeroso, si pensi che a Livorno ce ne sono ben 21, e questo in una piazza dove la brillantezza economica non è accecante. La banca piccola si ritaglia una sparuta fetta del mercato ma non diviene un elemento incentivante in quanto non c’è una sostanza di fondo. Le crisi delle banche, dal Monte dei Paschi alla Banca dell’Etruria, erano iniziate dal fatto che alcune certezze da parte dei clienti andavano svanendo. Le così dette “subordinate” venivano vendute perché davano un rendimento maggiore e il prospetto informativo consegnato ai clienti era uguale per tutte le banche perciò le loro responsabilità e le responsabilità dei clienti andavano di pari passo! Il Monte dei Paschi era già in default quando fece scomparire la Banca Toscana “nel silenzio di tutti” e circa 4500 persone andarono a casa. Per quanto riguarda la Banca d’Italia (nella foto la sede di Livorno) -ha ricordato il relatore forte della sua diretta esperienza bancaria- non ha mai fatto ispezioni a Livorno, e in riferimento al problema e alla vicenda dell’attuale Governatore Visco, ha precisato che fino al 1985 la nomina del presidente e del direttore dell’Istituto era “a vita”, erano tutte persone dell’apparato che rappresentavano “un mondo che si autotutela e si autogoverna”, finalmente si è capito che qualcosa deve cambiare, ma mandar via Visco ora potrebbe determinare una ulteriore destabilizzazione del sistema creditizio. Il relatore ha terminato parlando della situazione di Livorno dove la presenza del credito è comunque modesta. Le attività di carattere economico si concentrano nel piccolo commercio e nell’artigianato, gli aspetti decisionali delle aziende più importanti (Eni, Solvay) non vengono presi a Livorno, ci troviamo perciò di fronte ad una situazione sconsolante quasi a livello di sussistenza. Dalla stessa crisi della Coop non c’è da esserne contenti, fortunatamente trova spazio il microcredito e ci sono aziende specializzate in he-tech molto attive come la Magma ma i loro dipendenti non sono sempre livornesi e purtroppo il tessuto imprenditoriale locale è quasi inesistente.