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lunedì 21 maggio 2018

La sfida di Viola


(Marco Ceccarini) Livorno, 4 febbraio – Uno può decidere di votare Berlusconi o la Lega, il Pd di Renzi, i Cinquestelle del giovane Di Maio o la premiata ditta di D’Alema e Bersani che sotto il motto Liberi e Uguali che sa di Rivoluzione francese lancia nell’agone il presidente Grasso. Uno può anche decidere di non votare o di dare il suffragio a un simbolo a caso tra gli oltre novanta che affollano questa convulsa campagna elettorale. Ma se uno ha un briciolo di onestà politica ed intellettuale, se si pone davanti alle consultazioni del 4 marzo non con gli occhi del tifoso, ma con quelli dell’uomo attento e disinteressato, al di là della condivisione o meno del progetto, non può non registrare che la lista Potere al Popolo, nata dopo il naufragio del Brancaccio di Roma, potrebbe essere la vera sorpresa delle prossime elezioni.

Il percorso promosso da Montanari e dalla Falcone doveva portare a una vasta alleanza al fuori dei partiti per rigenerare la Sinistra con la partecipazione attiva di cittadini e movimenti. Ma tutto si è sciolto come neve al sole quando Civati, Fratoianni e Speranza, che poi hanno imbarcato la Falcone, hanno annunciato la candidatura di Grasso. Quella rottura, però, ha inaspettatamente liberato energie e prospettive. Così poco dopo, in un altro teatro di Roma, il teatro Italia, si è messo in moto un nuovo percorso, similare al Brancaccio delle origini eppure diverso, che ha portato alla nascita di quello che oggi è Potere al Popolo, cartello elettorale e progetto politico al tempo stesso, il cui fine è rigenerare la partecipazione politica e la Sinistra.

Viola Carofalo, 38 anni, laureata in Filosofia e ricercatrice all’Orientale di Napoli, napoletana lei stessa, è la portavoce di Potere al Popolo. Di lei Caldarola, ex direttore dell’Unità, il giornale fondato da Gramsci e chiuso da Renzi, dice che bisogna tenerla d’occhio. Ed invita a leggere l’intervista che ha rilasciato a Fanpage.it, un portale letto soprattutto da giovani, perché in quella intervista, secondo lui, Viola chiarisce le ragioni profonde di questo soggetto politico facendo comprendere anche il salto di qualità che esso fa compiere alla Sinistra radicale.

Potere al Popolo è improntato alla critica del sistema imperante, di cui evidenzia le contraddizioni proponendo una diversa distribuzione delle ricchezze. Esso, nelle parole della Carofalo, si batte per l’affermazione della massima espressione della democrazia, il potere nelle mani della gente comune, ovvero del popolo, che può esercitarlo solo se si allarga la base della partecipazione democratica.

Capisaldi dell’agire politico di Potere al Popolo sono il diritto al lavoro, alla casa, alla sanità, la lotta per i diritti civili, la pubblicizzazione o ripubblicizzazione dei servizi essenziali, politiche di genere e un approccio inclusivo ma anche critico del fenomeno dell’immigrazione. Potere al Popolo vuole ricreare in Italia un soggetto politico in grado di opporsi a chi detiene maggiore forza sociale ed economica. Vuole dare voce e rappresentanza ai soggetti più deboli, alle periferie, alla precarietà.

Il movimento è espressione di un percorso avviato a Napoli, ma divenuto ben presto di livello nazionale, che coniuga la tradizione della Sinistra italiana a quella anglo-americana e francese. L’idea è stata lanciata dai giovani del centro sociale Je so’ Pazz del capoluogo campano, ma contaminandosi oggi riesce a tenere assieme principi laburisti e centri sociali. I tempi sembrano maturi per tutto questo.

Potere al Popolo nasce come laboratorio politico e come proposta. In Europa ha rapporti con il gruppo europarlamentare della Sinistra europea Gue Ngl, di cui a suo tempo fece parte anche il Pci, oggi guidato dall’avvocato tedesco Gysi. L’obiettivo di trasformare l’esistente è sempre presente in un progetto politico di questo genere.

Sarà interessante vedere se e come verrà premiata questa lista alle prossime elezioni. Potere al Popolo vuole rappresentare le lotte sociali e propone un radicalismo che non appare tardo-rivoluzionario. Non assomiglia a Rifondazione comunista, anche se in questo progetto sono presenti importanti pezzi di quel partito, così come dei Comunisti italiani che nel frattempo, assieme ad altri segmenti di Rifondazione, hanno ridato vita al Pci. Nel suo battersi per le classi popolari ed i lavoratori, nel suo voler essere la stella polare delle fasce sociali più deboli, come riferimenti ideali ed ideologici non ha solo Berlinguer o Marcuse, non soltanto Iglesias, Varoufakis e Melenchon, ma anche Senders e Corbyn, secondo un progetto che pone al centro dell’analisi politica la redistribuzione della ricchezza, le discriminazioni sociali, l’identificazione della natura sistemica della gestione delle risorse finanziarie al fine di sintetizzare un lavoro politico teso a costruire forme di resistenza e di rappresentanza nei luoghi e nelle periferie in cui esiste la sofferenza.

Antitetico a Forza Italia e Berlusconi, antitetico alla Lega Nord, questo progetto non è assimilabile neppure ai Cinquestelle e tantomeno al Pd. Non è assimilabile a Liberi e uguali, a cui sta però erodendo consensi e voti perché si pone in netta e chiara alternativa alla cosidetta Sinistra istituzionalizzata che annovera tra le sue fila, tra gli altri, elementi come D’Alema e Bersani a cui Potere al Popolo rimprovera di aver sostenuto le politiche economiche di Monti e Renzi, la legge Fornero e il Jobs act.

La portavoce Carofalo dice che Potere al Popolo si pone l’obiettivo di rompere il meccanismo in base al quale, oggi, molti credono che la democrazia consista nell’andare a votare una volta ogni cinque anni subendo poi, per il resto del tempo, decisioni che vengono prese altrove, non solo in assemblee parlamentari sempre meno rappresentative dei cittadini, non solo da governi sempre più simili a degli organismi autoritari, non solo in sede di Unione Europea, ma anche in incontri riservati tra esponenti delle grandi banche, della finanza internazionale e degli interessi del grande capitalismo mondiale.

Non è una scommessa semplice, quella di Potere al Popolo. Ma è da osservare. L’obiettivo è permettere alle classi meno fortunate di appropriarsi di pezzi di potere da gestire direttamente. Queste porzioni di potere, secondo il collettivo, devono essere sottratte a chi il potere detiene realmente. E per far questo occorre recuperare, secondo Potere al Popolo, spazi di democrazia reale nei luoghi di lavoro, nel mondo della scuola e della sanità, spazi che nel tempo sono stati sottratti ai lavoratori con accordi che hanno depotenziato il conflitto sociale.

Non mancano i soldi per fare tutto questo, secondo Potere al Popolo. Basta andarli a prendere dove sono, attraverso tasse, come la Patrimoniale, in grado di colpire chi effettivamente ha più disponibilità. Perché negli anni della crisi, dice la Carofalo, la forbice tra ricchi e poveri si è allargata. Chi era già ricco adesso lo è di più. Chi non se la passava bene, ora è in miseria.

Se da una parte rappresenta un laboratorio, dall’altra questa sfida dovrà in ogni caso sciogliere alcuni nodi.
Dovrà dirci, ad esempio, cosa pensa della democrazia diretta, ossia della prospettiva di sostituire la democrazia rappresentativa, che si sostanzia con l’elezione di deputati e senatori, con il diretto esercizio da parte dei cittadini del potere legislativo senza intermediazioni o rappresentanze parlamentari. L’ideologo del movimento Cinquestelle, Casaleggio senior, ha scritto che le nuove tecnologie informatiche sono già in grado di permettere l’esercizio di questo tipo di partecipazione.

Dovrà poi dirci, Potere al Popolo, quale effettivo tipo di società immagina per il futuro dell’Italia e del mondo. Dire che si è per la sanità pubblica, per la ripubblicizzazione dei servizi, per l’accesso allo studio e alla formazione, per il lavoro, è condivisibile. Ma in quale quadro sociale e politico si immagina la realizzazione di queste proposte?

Questo ed altri quesiti, Potere al Popolo, dovrà sciogliere. Di certo è che, già da ora, sarebbe riduttivo definire questo progetto un semplice movimento antagonista o radicale. Esso è infatti impegnato a costruire una sponda politica, un punto di riferimento, un blocco sociale, per rappresentare chi vuole opporsi all’attuale sistema e per cambiarlo. Questo a un analista politico non può sfuggire.

Non è un caso che, dentro a Potere al Popolo, vi sia la consapevolezza che, al di là del dato elettorale, il risultato più importante che questa lista potrà ottenere alle prossime elezioni non sarà raggiungere il quorum per entrare in Parlamento, anche se le possibilità ci sono e sono in crescendo, bensì portare gente nuova ad avvicinarsi alla politica, seminando magari l’idea che occorre prendere parte al gioco e riappropriarsi della politica intesa come elemento di trasformazione della società. Questo sarà il vero successo della Carofalo e di un collettivo che, suo malgrado, sembra destinato a diventare un movimento politico. Perché la realtà sociale non può essere osservata come se fosse uno spettacolo televisivo. Le dinamiche sociali ed economiche possono essere cambiate e migliorate. Di questo Potere al Popolo è pienamente consapevole e il percorso è stato avviato.

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