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28 Settembre 2020

Alternanza scuola-lavoro, insieme alle cultura


(Ruggero Morelli) Livorno, 21 novembre. Parto dalla frase di un preside di liceo, confortata da una direttrice di museo: “Accanto alla formula scuola/lavoro aggiungerei scuola/cultura”. Nei giorni recenti si è molto scritto delle manifestazioni degli studenti in opposizione alla nuova normativa perché darebbe l’avallo ad un lavoro non qualificato e non pagato, ad uno sfruttamento. Ci sono opinioni contrarie per fortuna ben motivate, che si possono leggere nelle note apparse sul Corriere della sera in maggio ed in ottobre.
Aggiungo che tempo fa un ministro si distinse nel sostenere che “con la cultura non si mangia”; era proprio quando al nostro museo di Storia Naturale la Provincia organizzo’ il seminario: “Investire in cultura”. Ognisette.it pubblicò tre note: la più interessante fu la intervista alla direttrice Roselli.
A quel seminario partecipò anche il direttore del Palazzo Strozzi, oggi direttore a Brera.
I dati ufficiali sulle presenze nei musei e monumenti italiani sono in netta crescita anche per le molte innovazioni nella gestione. Ne deriva che attorno a questi si svolge un’attività economica che induce nuova occupazione e che è adatta ad integrare la formazione degli studenti secondo le intenzioni della legge. Trattandosi al 90 per cento di strutture pubbliche viene meno l’accusa di sfruttamento come ritenuto per gli accordi ad esempio con la Mc Donald ecc.
L’architetto Paola Antonelli, che dirige il settore ricerca e sviluppo del MoMa di Ny – museum of modern art www.moma.org – non è un cervello in fuga dall’Italia ma una donna coraggiosa che mentre lavorava per riviste di architettura, ha risposto ad un annuncio ed è stata scelta per l’incarico.
Sin dall’inzio si è convinta che l’occasione della crisi del 2008 poteva essere utile a dimostrare “come la cultura non sia ancella della onnipotenza della finanza e dell’industria”. E quindi capace di promuovere uno sviluppo a misura d’uomo. Considera i musei centri di ricerca e di sviluppo della società, e non accetta che quando c’è da risparmiare il primo settore dove si taglia sia sempre la cultura.
Dopo aver curato mostre di grande rilievo internazionale sulla linea di mettere il design al passo con la tecnologia, ha creato il dipartimento “ricerca”.
Lo scopo è integrare le innovazioni all’interno del museo, e lavorare al contempo per iniziative all’esterno organizzando almeno ogni due mesi incontri dedicati a temi che “considera essenziali per la società e sui quali il museo può dare un contributo di comprensione”.
I seminari – chiamati saloon – iniziano con una reading list e prevedono quattro relatori e due ore di discussione tra un pubblico composto di artisti, scienziati, designer e giornalisti oltre a dipendenti del MoMa. L’elenco degli inviti è giunto ad oltre duemila.
Per fortuna anche più vicino a noi esistono ed operano persone dotate dello stesso spirito e volontà, come la direttrice del Museo di storia naturale del Mediterraneo – www.musmed.provincia.livorno.it – .
Un lavoro a tutto tondo che negli anni ha creato un flusso ininterrotto di iniziative e di persone che in molteplici settori – entomologia, micologia, ornitologia, astronomia, archeologia, beni culturali, Flora e fauna del territorio e del mare, storia delle comunità, rapporti con l’Unesco, Unitre – si è consolidato anche con pubblicazioni. Tanto che oggi è un punto di riferimento sicuro per la comunità, e ben potrebbe essere parte del progetto scuola/lavoro/cultura. ruggeromorelli@libero.it