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mercoledì 20 Novembre 2019

Le forme e il colore di Nedo Luschi in un libro voluto dai figli Roberto e Carla


(Angela Simini) Livorno, 25 ottobre 2019 – Pittore e protagonista della vita artistica e culturale livornese, sorridente e cordiale, Nedo Luschi ha fatto parte del folklore cittadino con i suoi 99 anni di attività ben spesi e con l’estro che lo distingueva nella ricca attività di maestro del colore e del pennello, di copromotore di iniziative cittadine, valga per tutte il Premio Rotonda 1953, di apprezzato espositore a mostre internazionali.

La sua immagine di livornese cordiale è inconfondibilmente legata al sorriso che sfoderava quando incontrava gli amici e alla semplicità con cui coltivava i suoi fiori. Ma veniamo ad oggi, quando grazie ai figli Roberto e Carla, Nedo Luschi è stato degnamente ricordato, a partire dall’esposizione dei suoi quadri a Villa Mimbelli nell’agosto del 2017, quando fu donato al Museo Fattori il quadro Sciuscià (olio su tavola 1945), alla presenza dell’allora assessore Francesco Belais.

Nei primi di ottobre 2019, Roberto e Carla hanno allestito una nuova mostra “Nedo Luschi, la ricerca delle forme attraverso il colore”, curata da Michele Pierleoni, nell’ambito della quale è stato presentato alla città l’interessantissimo volume, con lo stesso titolo della mostra, nella Sala delle Conferenze della Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, con la partecipazione del direttore Roberto Pullerà, del presidente della Fondazione Trossi Uberti, Franco Magonzi, e di un numeroso pubblico, tra cui figure di rilievo della cultura livornese.

In esposizione, nella Sala, il quadro originale e innovativo di Luschi, “Dal Grattacielo”, olio su tavola 1959, donazione della famiglia Luschi alla Banca, che ha in gran parte sponsorizzato il volume. Il quadro mostra una Livorno inedita, vista dal Grattacielo dell’Attias: colori bruniti, caldi, intensi in alternanza di luci dove lo sguardo si protende lontano.

In questa circostanza si è ripercorsa anche la lunga e quasi centenaria attività di Luschi, 1917-2016, che vale la pena ricordare, se non altro per rendergli giustizia.

Dopo la scuola commerciale, Nedo si forma alla Scuola di Beppe Guzzi, maestro tra gli altri, di Ferdinado Chevrier, Giancarlo Cocchia, Vitaliano De Angelis, Voltolino Fontani, Mario Nigro.

Dopo la guerra si dedica, oltre al suo lavoro di floricoltore, alla rinascita della città e nel 1953 allestisce il Premio Rotonda insieme al Mario Borgiotti ed a Renzo Casali, Premio al quale parteciperà continuativamente, fino a ricoprire anche la carica di presidente. Partecipa anche al Premio Modigliani fino alla sesta edizione e alla unica esposizione del Premio del 1956.

Nel 1964 tiene una personale a Bottega D’Arte e dal 1970 prende parte a diverse edizioni della Biennale di Venezia, entra a far parte del Gruppo Labronico.

Molti sono gli incontri importanti della sua vita: Giovanni March, i giornalisti Aldo Santini e Luciano Bonetti, Edoardo Toso, Bruno Miniati, Piero Caprile, Alfredo Mainardi. Fa singolar contrasto in questa personalità aperta e geniale, la semplicità con cui si riportava agli amici ed al più sconosciuto dei frequentatori del suo giardino botanico e del suo negozio. E’ rimasto sempre se stesso, nell’arte come nella vita, nella quotidianità. Libero, soprattutto libero di scegliere e di non identificarsi nell’una o nell’altra delle correnti artistiche che ha conosciuto e alle quali ha aderito.

“Uomo di grande vitalità, il Luschi accompagnava le parole, nel suo dire di arte, con grandi ed impetuosi gesti. Di altrettanta esuberanza era però la pennellata che egli spandeva, carica di colori sulla tela; stessa irruenza di colori quindi con i quali accompagnava il suo dire. Era un pittore innamorato del vero, un vero interpretato con un linguaggio personalissimo, che lo rendeva immediatamente riconoscibile”, ha scritto di lui Giuseppe Argentieri.

Ed ancora: “Nedo è stato un pittore avulso dalle logiche di mercato, geloso della sua intimità, riservato. Molti non sanno che ha ha partecipato a mostre molto importanti a Roma, Parigi, Londra, Montecarlo, attraverso le quali veniva a contatto con le correnti artistiche contemporanee e ampliava i confini della sua arte” ha commentato Franco Magonzi.

Il volume, con il quale i figli Roberto e Carla Luschi ne hanno onorato la memoria, curato da Michele Pierleoni, stampa di Bandecchi & Vivaldi Pontedera, si presenta come una ricca galleria dei quadri di Luschi, con i suoi 130 dipinti ed i 27 disegni che illustrano l’ascesa artistica e culturale di Nedo, anche in riferimento alle coeve correnti artistiche che appaiono rappresentate da 15 riproduzioni. E’ corredato di un ampio apparato critico degli autori Franco Magonzi, Giuseppe Argentieri, Barbara Bonetti, Aldo Santini, Simonetta Toso, Enrica Landini, Michele Pierleoni, Francesca Orlandi, Mario Michelucci, Giovanni Marc, Marcello Landi, Franco Mauro Franchi, Antonio Ciardi Dupré, Franco Crovetti.

Sfogliare questo libro, significa incontrare ogni volta un soggetto diverso, dalla natura morta al ritratto, all’autoritratto, alle figure umane, i familiari, i lavoratori, i posti di lavoro, le donne, dalle bagnanti alle popolane, il bevitore, lo sportivo, i fiori, soprattutto i fiori con la loro varietà naturale di colori forti, pastosi, intensi.

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