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28 Ottobre 2020

Le prospettive confuse del dopo elezioni


(Gino Fantozzi) Livorno, 7 marzo – Dopo una campagna elettorale così biliosa, dopo un risultato così dirompente non c’era altro da aspettarsi che un periodo post elettorale, confuso e inedito. E la novità già da ora è quella che fa si che si parli soltanto di che cosa farà il grande sconfitto per poi rendere, onde evitare lo stallo della formazione della nuova maggioranza, lo stesso PD forza debole ma allo stesso tempo strategica per il futuro dei suoi avversari i quali senza un bel po’ di seggi dei democratici non sarebbero in grado di governare. E questo vale sia per la destra che per i Cinque Stelle, i veri vincitori delle elezioni insieme alla Lega. Per questo c’è chi infierisce sullo sconfitto (e in particolare sul suo segretario in quanto è stato esplicito nel posizionare il Partito Democratico all’opposizione senza se e senza ma) e allo stesso tempo a cantare come le sirene per far leva sulla minoranza (antirenziana) per convincerla al dialogo e chissà magari anche a schierarsi con quello o con quell’altro.
Renzi è diventato quindi ostaggio di una situazione all’apparenza non solo complicata ma pure difficile da gestire pena una spaccatura questa volta insanabile dei democratici.
Con il flop di LeU poi è quasi impossibile sostenere che il PD ha perso per aver attuato una politica poco di sinistra.
La ragione della sconfitta sta nelle ragioni della vittoria dei Cinque stelle e della Lega. Lapalissiano? E’ una tautologia? non credo.
Queste ragioni stanno nel diverso rapporto dei cittadini, in tutto il mondo occidentale (pensiamo alla vittoria di Trump dopo una gestione decennale della Casa Bianca di un soggetto così importante come Obama) con la politica.
Viviamo in un mondo ormai nel quale, la memoria e la cognizione del passato, ha perso il suo lustro culturale ed educativo, e allo stesso tempo il futuro tanto evocato interessa ancora meno. Si vive nel presente e in questa dimensione dobbiamo ricercare il meglio che si può.
Ad una popolazione che invecchia sempre più non interessa il futuro, ad una gioventù disorientata dalla tecnologia che fornisce una educazione fortemente radicata nel tempo presente, ove tutto si realizza non è permesso di sognare il futuro (per il momento anche nella intelligenza artificiale non si sogna, non si progetta, si può solo elaborare dati, ma non sognare).
La politica, soprattutto quella del novecento, sia quella positiva che quella negativa delle sanguinose dittature, si basava sull’esaltazione del passato glorioso e sulla prospettiva di un futuro meraviglioso.
Quindi oggi per chi fa politica sulla memoria (i valori) o sul futuro da costruire (ideali), trova grande difficoltà a trovare consenso. Pertanto solo quelli che prospettano soluzioni immediate anche semplici ai problemi quotidiani sono quelli che hanno più ascolto, gli altri sono per lo più dei bugiardi o degli inaffidabili.
C’è quindi da meditare, no?