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30 Settembre 2020

L’isola d’Elba chiede una rete idrica indipendente


(Stefano Bramanti) Portoferraio – dicembre. Sabato scorso una grande folla ha seguito lo storico Giuseppe Massimo Battaglini (nella foto con gli ascoltatori) in una visita che ha portato i partecipanti indietro di cinquecento anni. Un salto nella Portoferraio del 1548, quando fu fortificata per volere dei Medici, e furono anche create varie cisterne sotterranee e un acquedotto in grado di dare sviluppo alla futura città. “L’acqua, la farina e la legna per ardere, erano gli elementi vitali, in caso di assedio. Alcune di queste cisterne, come quella sotto piazza Padella, la più grande, sono ancora attive come depositi dell’acqua potabile, opere preziose ed efficienti dopo secoli”. Così si è espresso Battaglini che è autore dal volume “Cosmopolis, Portoferraio medicea” e di numerosi saggi storici. Un evento di successo attuato grazie all’iniziativa del Lions Club isolano di Gino Gelichi, insieme al Comune locale e Asa (Azienda servizi ambientali). E’ stato chiamato “La civiltà dell’Acqua” e ha previsto una escursione didattica tra le fortezze medicee, con in testa il vicesindaco Roberto Marini e l’architetto comunale Elisabetta Coltelli. Dopo l’ampio tour, che ha mostrato anche il miglioramento dello stato dei bastioni, grazie all’eliminazione di piante infestanti e ha fatto riscoprire antichi camminamenti, c’è stata la riunione finale nella sala consiliare del Comune, per una conferenza, sempre sulla tematica dell’approvvigionamento idrico, con relatori il sindaco Mario Ferrari, a suo tempo architetto della Comunità Montana che gestiva gli acquedotti, il geologo Alessandro Damiani e il dr. Marco Brilli dirigente Asa. Ampia la relazione, con proiezioni di slide, dell’architetto, per far capire l’evoluzione storica dei rifornimenti idrici dell’isola d’Elba, partendo dall’epoca romana e arrivando poi al primo acquedotto del 1912 creato dall’Ilva, che gestiva gli altiforni a Portoferraio. cenni anche sull’apporto dell’acqua potabile all’Isola con l’uso di ben 40 bettoline, quindi progetti di dighe e altro e nei tempi più recenti la creazione della dorsale idrica e il collegamento sottomarino che porta acqua dalla Val di Cornia. In breve è possibile dire che tale analisi ha detto di come l’Elba non abbia mai risolto stabilmente la situazione, e risulta ancora oggi sofferente, nel periodo estivo, negli approvvigionamenti, visto che il turismo porta oltre 250 mila ospiti nei mesi caldi. “La soluzione sta nello stoccaggio – ha detto Ferrari, supportato poi anche dall’intervento del geologo Damiani, che ha ricordato l’importanza di giuste tecniche di prelievo di acqua dal sottosuolo, per evitare inquinamenti delle falde- uno stoccaggio efficace della nostra acqua di qualità che sgorga dal Monte Capanne, come suggerisce anche il progetto di Meneghin da anni. È tempo che le decisioni non siano imposte dall’alto, ma che gli elbani vedano realizzata una indipendenza idrica valida”. Ed a confermare la situazione, ancora oggi critica, è stato, indirettamente, la relazione del dirigente Asa Marco Brilli, che ha ricordato come i consumi vadano costantemente ad aumentare e non a caso è in fase di progettazione-attuazione la creazione di un dissalatore, in grado di potenziare l’acqua nel periodo estivo. Ha poi ricordato come il collegamento sottomarino, nato negli anni 80, sia arrivato al capolinea e vada realizzato ex novo. In proposito sono note le preoccupazioni, espresse anche da Legambiente, per lo stato precario della struttura sottomarina che porta l’acqua all’isola; è tempo insomma di mandarla in pensione, prima che possa accedere l’irreparabile ed è anche tempo che l’Elba sia resa indipendente dal punto di vista idrico e in maniera sostenibile, sfruttando in modo oculato le proprie risorse idriche.