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giovedì 14 dicembre 2017

Il Nabucco di Verdi ha debuttato al Teatro Goldoni


(Angela Simini) Livorno, 30 novembre – Il debutto del Nabucco al Teatro Goldoni, musica di Giusppe Verdi e libretto di Temistocle Solera, produzione della Fondazione Goldoni, ha sortito il suo effetto: grande teatro ottocentesco, vasto palcoscenico, costumi appropriati, musica coinvolgente, masse corali di grande impatto, buon cast con nomi di spicco (stabili nelle due rappresentazioni), un’orchestra di circa cinquanta elementi hanno creato l’atmosfera nella quale il pubblico si è calato nel farsi della rappresentazione.

La partecipazione emotiva non è stata immediata, troppo forti i contrasti tra le frasi musicali dell’Ouverture, eccessivamente alto il timbro degli strumenti a percussione che hanno finito per inficiare la melodia pur fortemente suggestiva del brano, per cui il pubblico non è stato generoso di applausi, applausi che sono stati chiesti una seconda volta in omaggio all’orchestra!

Forse si trattava di aggiustare suono e acustica della sala, fatto sta che questo inconveniente si è attenuato di tanto nel dipanarsi dello spettacolo, che ha finito per convincere meritatamente appieno.
A onor del vero, è da tener presente che in questo lungo periodo di crisi che ha colpito da anni i teatri e che purtroppo non accenna a diminuire, le prove orchestrali vengono fatte a risparmio e manca l’opportunità di collaudare a dovere.
Rispettosa del testo la regia del giovane attore Matteo Anselmi, che così si è espresso: “Da un regista giovane ci si potrebbe aspettare che stravolga l’impianto scenico, ma non è così. L’opera di Verdi emoziona per come è stata concepita, un dramma corale (lo scontro tra due popoli contrapposti, Ebrei e Babilonesi), ma anche dolorosamente intimo, con l’amore contrastato di Ismaele, nipote del re di Gerusalemme e Fenena, figlia del terribile sovrano babilonese. Un dramma che nel suo svolgersi presenta similitudini con la società odierna”.
Ma con qualche differenza e che differenza, potremmo obbiettare! Se la società odierna vive di spaccature violente tra etnie e religioni diverse, non presenta nemmeno quelle grandi idealità morali ed etiche di cui è invece permeata l’opera: la nostra società odierna ne appare priva e, sotto questo profilo, senza speranza.
Il lavoro del regista, dichiarazioni a parte, si è ben fuso con quello del direttore d’orchestra, Marco Severi , che, alla guida dell’Orchestra Sinfonica di Grosseto, ha condotto una operazione più complessa di quanto non possa apparire al primo ascolto di un ritmo e di una musica travolgente come quella del Nabucco. In realtà, composta nel 1842, l’opera anticipa l’atmosfera dei moti del 1848 che si riversa nei Cori, la cui forza espressiva è manifesta aspirazione alla libertà, unita al dolore dei popoli oppressi, fusione di temi e di toni che non è sfuggita al popolo italiano e agli austriaci, presenti in sala fin dalla prima rappresentazione. Severi ha dato un impeto ora trascinante, ora struggente alla lettura del Nabucco che considera “come un’opera che simboleggia il ritorno alla libertà e alla dignità di un popolo attraverso un percorso di fede religiosa nel potere divino, anche quando tutto sembra perduto. Nabucco è un grandioso affresco dove sono raffigurate tutte le passioni umane trasfigurate nella rivelazione del Divino”.
Generoso, a tal proposito, il Coro Lirico Livornese (nella foto di Augusto Bizzi) preparato da Flavio Fiorini, soprattutto nel “Va pensiero!” che è risultato tanto convincente che il pubblico ne ha chiesto il bis, senza peraltro essere stato accontentato.
I personaggi vivono di grandi passioni, di contraddittorietà, di passioni d’amore alle quali Verdi non dedica molto spazio, ma le poche pagine liriche dell’opera sono delicate ed elegiache. Un ruolo determinante nel successo della rappresentazione ha avuto il soprano greco Dimitra Theodossiou, di fama internazionale, che ha dato voce ad Abigaille, schiava ambiziosa e spietata, che però, in ultima analisi, in uno sprazzo di umanità cede all’amore: figura controversa, grande anticipatrice dell’Amneris di Aida. Ottima la prestazione della Theodossiou nel corso dell’opera, rimarchevole in particolare la pagina in cui, nel silenzio del coro, sola sulla scena, dopo toni forti, minacciosi ed esasperati, si lancia nella sola aria intimista riservatale dal Maestro di Busseto, con una bella e appassionata performance di virtuosismi in cui tocca il filato, il sovracuto e quei passaggi di coloritura che l’hanno meritatamente resa famosa e di cui a Livorno aveva lasciato grande impronta nella Norma di Bellini e nell’Amico Fritz di Mascagni.
Felice ritorno quello del mezzosoprano Laura Brioli, gratificata da consensi e ripetuti applausi per la sua voce intensa , dalle coloriture brunite e profonde, duttile nella dolcezza e nel dolore. Livornese di adozione, la Brioli ha partecipato a numerose stagioni liriche del Goldoni , a partire dalla Gioconda di Amilcare Ponchielli fino alla Carmen di Bizet, ma ha calcato anche i palcoscenici internazionali. Pienamente inserita nel tessuto culturale cittadino, insegna canto nell’Istituto Rodolfo Del Corona e si è fatta promotrice di eventi musicali e di numerosi concerti. Dopo un sofferto periodo di assenza dalla scena, è tornata in piena forma ed contribuito non poco alla riuscita dell’opera.
Molto buone anche le voci maschili: il baritono Mauro Bonfanti è stato un efficace Nabucco, convincente nella parte, in cui ha debuttato, anche se nel trucco non ci ha guadagnato, o meglio non è stato truccato a dovere, perché nella parte di sovrano maturo e di padre di giovani donne, è apparso col naturale aspetto giovanile, colore compreso di barba e capelli: incongruenza di cui si poteva fare facilmente a meno. Intensa e profonda la voce del basso georgiano George Andaludze, flessibile e fortemente espressiva. Il tenore Giuseppe Raimondo, proveniente da Opera Studio, si è affermato più volte in questi ultimi anni, ha interpretato il giovane e innamorato Ismaele, ruolo che gli si addice e che riveste brillantemente. Accanto a questi personaggi è giusto menzionare i ruoli non trascurabili di Federico Bulletti ( Abdallo), di Alessandro Ceccarini ( gran sacerdote di Belo). Interessante la prestazione del mezzosoprano Valeria Filippi (Anna), conosciuta ed apprezzata nel circuito toscano ed ora al suo debutto nel teatro cittadino.
Grazie al Protocollo di intesa “ Opera nella Regione Toscana”, firmato il 27 ottobre 2017 dal Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dai Teatri Goldoni di Livorno, Verdi di Pisa e Giglio di Lucca, questa produzione della Fondazione Goldoni, ha potuto avvalersi della collaborazione del Maggio Fiorentino, che ha fornito i costumi, mentre le scene sono della Cooperativa Francesco Tamagno di Torino. E’ un buon segnale di organizzazione tra teatri che consente a ognuno di investire meglio le risorse e di offrire al pubblico uno spettacolo più dignitoso e più completo come è risultato appunto il Nabucco. Operazione dunque riuscita, anche sotto il profilo visivo, e con ingaggi di punta, vedi il soprano Theodossiou ! Prova ne sia la registrazione dell’opera effettuata da Sky Classica Italia e da una società televisiva cinese ! asimini@alice.it (Nella foto di Augusto Bizzi: da sinistra George Andguladze, Mauro Bonfanti, Dimitra Theodossiou e Laura Brioli e Giuseppe Raimondo)

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