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24 Settembre 2020

Livorno quasi sconosciuta, ricordati Ugo Tiberio e Edda Fagni


(Ruggero Morelli) Livorno, 15 marzo – A un bel gruppo di iscritti alla Unitre si sono aggiunti alcuni ospiti venuti a salutare il professor Paolo Tiberio che vive a Bologna da oltre 40 anni.
Il relatore, figlio di Ugo Tiberio, è professore emerito del Dipartimento “Enzo Ferrari” dell’università di Modena e Reggio Emilia.
Il radar – nome in italiano radiotelemetro – è stato realizzato a Livorno nel 1935 nei laboratori dell’Accademia Navale, da una intuizione dell’ing. Ugo Tiberio che allora aveva 31 anni.
La scoperta avvenne dopo il successo delle ricerche di Guglielmo Marconi, anche queste iniziate a Livorno. Nel testo del discorso scritto per il momento del conferimento del Nobel, Marconi cita Livorno e l’insegnamento della fisica impartitogli dal professor Rosa.
Negli anni precedenti alla 2° guerra, Ugo Tiberio collabora con i professori Vallauri e Carrara, scienziati che sono rimasti meno famosi, ma di grande spessore, dei quali il professor Paolo Tiberio descrive le realizzazioni e la lungimiranza.
Dopo aver tratteggiato la storia delle prime ricerche e delle reazioni dei comandi della marina militare, si arriva alla prime dolorose perdite dell’Italia a capo Matapan e capo Bon.
All’estero in quegli stessi anni il radar , o apparecchi simili , erano stati realizzati anche in Germania, in Usa ed in Gran Bretagna, nazioni che avevano interessato le industrie e operato l’allestimento sulle navi e su stazioni a terra.
La corsa italiana alla costruzione dei radar da collocare sulle navi della marina, con decisione tardiva, portò ad avere il radar in tempo non più utile per la guerra.
Molto sentita dai presenti la parte dedica alla figura di Ugo Tiberio, che si adoperò e scrisse molto per convincere le autorità della necessità di favorire finanziare la ricerca come mezzo per salvare vite di soldati.
Per alcune ricostruzioni dei passaggi tra ricercatori e dirigenti militari e di governo, ci è sembrato di ascoltare cose che avvengono anche oggi nei vari settori della sanità, della robotica e della sicurezza.
La documentazione originale che dimostra il primariato dell’ invenzione, attestato peraltro in più circostanze da scienziati, scrittori e di recente dalla presidenza della Repubblica Italiana, è stata depositata presso la Accademia Navale di Livorno che lo custodisce nel museo interno.
Le parole dedicate a Edda Fagni erano molto calde, meditate ed anche un po’ liberatorie. Si è sentito che ce n’era bisogno a distanza di venti anni. Grazie ad Alessandra Mancini, Rocco Pompeo e Anna Maria Biricotti. Abbiamo ricordato che gli asili e le scuole speciali sono state “trasformate-eliminate” dalle idee e dal lavoro di Edda Fagni. La proficua collaborazione con Malaguzzi di Reggio Emilia e Santoni Rugiu dell’Università di Firenze.Insegnante, educatrice, amministratrice. Rigorosa in ogni comportamento, studiosa dei problemi dell’infanzia. Aperta al dialogo con tutti, pur di portare benefici alla città. Partecipe del movimento della liberazione emancipazione delle donne senza vedere nemici o imitare i comportamenti degli uomini. Amata da molti per la visione laica e appassionata della politica come studio e conoscenza dei problemi per presentare proposte di cambiamento. Un esempio da seguire per dare di nuovo credito alla politica e fiducia ai giovani.
Per nostra fortuna rimane nelle nostre librerie il testo curato da Alessandra Mancini “Edda Fagni – l’innovazione pedagogica”, edizioni Erasmo-dicembre 2010, con la prefazione di Antonio Santoni Rugiu e l’intervento di Mauro Pardini. ruggeromorelli@libero.itEdda FagniUgo Tiberio - radar