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18 Settembre 2020

Lungo l’acquedotto Leopoldino, storico itinerario da recuperare


(Gianni Giovangiacomo) Livorno, 8 dicembre – Nel Salone della Fondazione Livorno in Piazza Grande si è tenuto un incontro tendente a porre l’attenzione su un monumento architettonico-paesaggistico qual è “L’Acquedotto Leopoldino”, una costruzione quasi sconosciuta per molti livornesi. L’iniziativa è partita dalla sezione livornese della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) , dall’Associazione “Salvare il salvabile” che già nel nome chiarisce lo scopo della sua creazione, dall’Associazione Guide Labroniche e dal Circolo culturale “Il Centro”. E’ stato proprio il direttore del “Centro”, Enrico Dello Sbarba, ad aprire l’incontro ricordando la grande rilevanza culturale per la città di questo “gioiellino”. Angela Simini, Presidente della FIDAPA, ha sottolineato come l’acquedotto costituisse un elemento di grande contemporaneità e di grande interesse. Quindi Angela Sagona, Presidente dell’Associazione “Salviamo il salvabile” ha subito messo in rilievo la necessità della tutela, sotto ogni aspetto, dell’acquedotto, una costruzione che si integra con la bellezza naturale del territorio e che nella sua antica realizzazione si è avvalsa dell’opera concreta dei lavoratori di Colle che ne hanno fatto la storia. Si era dunque venuto a costituire nel tempo un legame profondo e inscindibile tra i suoi abitanti e l’acquedotto, che ancora continua. Infatti quello che ai vecchi tempi era chiamato “il condotto” serviva come elemento di congiuntura tra una frazione e l’altra, ora in tutti i cittadini è emersa la volontà per fare ricordare questa grande costruzione che insuperbisce la bellezza dei luoghi grazie “alle magiche architetture del Poccianti”. Fabrizio Ottone, Presidente dell’Associazione Guide Labroniche, ha compiuto un dettagliato excursus storico sul luogo, sulle persone e sulla costruzione: “un monumento lungo 18 km.”, il Poccianti infatti lo aveva progettato come una passeggiata che univa Viale Carducci, l’antica Via dei Condotti, fino alle Colline livornesi. Un monumento dotato di una funzione estetico-educativa basata sul concetto di “domare la natura ma nel contempo essere armoniosa con essa”. Poi -ha aggiunto- c’è ancora una importante considerazione da fare: “il turismo”. Già a quei tempi si parlava “dell’industria del forestiero”, che non era nient’altro che una proposta turistica, la struttura ha senz’altro una vocazione turistica e il “turismo è una industria che può produrre reddito”. La Livorno in crisi dovrebbe pensare di più a queste cose! E’ stato poi proiettato un interessantissimo documentario sull’Acquedotto Leopoldino, realizzato dal professor Luciano De Nigris, esperto fotografo, di lui ricordiamo, parecchi anni or sono, la pubblicazione del volume fotografico ”Cantiere”. Il documentario contiene la spiegazione puntuale delle origini dell’acquedotto fatte da Fabrizio Ottone integrata con la ricerca storica di Michele Montanelli, compaiono anche funzionari ed esperti come l’ingegner Ughi. Il tutto e abbellito con appropriati interventi musicali tra cui ricordiamo quello di Rita Bacchelli e di Sara Degli Innocenti al flauto traverso. Cosa dice ancora il documentario? Che l’acquedotto è una palese dimostrazione dell’incuria presente e passata delle Amministrazioni, che le piante di fico che si sviluppano in modo dirompente all’interno delle rocce mettono in discussione la stabilità delle arcate e dei ponti. E allora, cosa si aspetta ad intervenire? (Nella foto: un tratto dell’acquedotto Leopoldino)